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Recensione: “Le torri di vetro” di Natasha Pulley

Buongiorno Fenici, oggi Mumù ci parla di “Le torri di vetro” di Natasha Pulley

Cornovaglia, 1859. Merrick Tremayne, trent’anni, menomato da un incidente capitatogli durante uno dei suoi viaggi da contrabbandiere di oppio per la Compagnia delle Indie Orientali, sta per abbandonare la decrepita dimora di famiglia. L’amico Sir Clements Markham, gioviale esploratore e geografo (veramente esistito, responsabile della spedizione di Scott al Polo Sud), lo incoraggia a intraprendere una nuova missione in Perù, per trafugare fino in Inghilterra i preziosissimi germogli di cinchona, dalla corteccia ricca di chinino, ricercatissimo come antimalarico. Merrick, sfidando il dolore e la fatica, attraversa l’oceano e si arrampica sugli altopiani peruviani scegliendo come guida Raphael, un uomo equivoco e affascinante che si è appena risvegliato da decenni di sonno; insieme partono alla volta di New Bethlehem, il villaggio dove ancora esistono tracce del passaggio di suo padre e di suo nonno. Tra foreste impenetrabili e lande desolate, anatre che esplodono in volo, tempeste di neve, sabbie mobili, lampade alimentate da polline luminescente, Merrick si ritrova infine tra le torri di ossidiana del villaggio. Una riga di sale tracciata per terra separa il luogo dalla foresta: chi la varca finisce ucciso da un’entità misteriosa…

 

Le torri di vetro comincia presentandoci subito il protagonista.

Merrick Tremayne, uomo molto dinamico, è tornato a vivere, a causa di una grave ferita alla gamba, nella villa di famiglia col fratello Charles, con cui non ha un rapporto del tutto positivo a causa di divergenze caratteriali. I due mal si sopportano e Merrick, esperto di botanica e orticoltura, coglie quindi al volo l’occasione di tornare in Perù con il geografo Clem Markham. In India, in quel periodo, si stava diffondendo una nuova epidemia di malaria e il governo inglese, stanco di dipendere dalla produzione peruviana di chinino, è in cerca di soluzioni alternative meno costose. I due, spacciandosi per cartografi, dovranno riuscire a rubare semi, talee e alberi di cinchona, insidiandosi in un territorio impervio, abitato da tribù di indios, che odiano gli stranieri, e avendo come unico punto a favore il fatto che sia il nonno che il padre di Merrick sono già stati nello sperduto villaggio di New Bethlehem, sperando quindi di poter giocarsi la carta della fiducia e affidabilità, spendendo i loro nomi.

“Tu sei della vecchia guardia; sai come vanno fatte certe cose. Se non riesci a camminare trova qualcuno che ti ci porti in spalla, se necessario. Rivolgiti a qualche indio, menti, inganna, corrompi, usa il nome di tuo padre, va a letto con il capo tribù, non mi importa. Questo è contrabbando, come tutto il resto che abbiamo sempre fatto. Un modo si trova.”

Arrivati a destinazione le cose sono sin da subito ardue: il clima, l’altitudine, l’ostilità e la diffidenza degli abitanti locali. Per non parlare del misterioso Raphael, guida assegnategli da Martel, un mercante locale, ufficialmente per proteggerli dai produttori di chinino, ufficiosamente per evitare che rubino piante di cinchona per avviare una produzione in patria.

Siamo un Paese povero. Al fine di aumentare il prezzo è stato creato un monopolio. Facciamo in modo che nessuno, a parte i produttori locali, sfrutti il chinino o le cinchona peruviane. Se lo facessero, la nostra economia si ritroverebbe in ginocchio da un giorno all’altro; è molto semplice, come vedete.

Se qualcuno venisse pescato a cercare di avviare una coltivazione di cinchona verrebbe ucciso. In questo momento le Ande sono un posto pericoloso per i bianchi.

È stato molto interessante vedere la questione da entrambi i punti di vista: gli inglesi che non vogliono più dipendere dalle coltivazioni peruviani e, di contro, gli stessi produttori locali che non vogliono venir depredati del loro più grande mezzo di sostentamento.

Molto bella la descrizione del viaggio, precisa e puntuale, sembrava quasi di trovarsi lì accanto a loro. Interessante anche il rapporto che si va creando lungo il percorso tra Merrick e Raphael, il quale è a conoscenza dei veri piani che hanno spinto i nostri due avventurieri in tali terre selvagge e incontaminate, fino all’arrivo nel villaggio di Raphael, che costeggia proprio la foresta dove si trova il prezioso bottino. Il racconto a questo punto diviene molto descrittivo e, devo dire che, non mi sarebbe dispiaciuto da parte dell’autrice, un disegno del villaggio, proprio per riuscire ad apprezzare al meglio quanto stavo provando solo a immaginare.

A un certo punto le cose si fanno critiche, Raphael scompare nella foresta e Clem vuole andare a recuperarlo, mentre Merrick riflette se lasciarlo andare o meno, (questo uno dei passaggi che ho più apprezzato dell’intero libro e che offre importanti spunti di riflessione). Se lo avesse fermato:

…ce ne saremmo tornati a casa e io non avrei più lavorato. Bedlam sarebbe rimasta com’era magari per altri cinque anni, dopodiché qualcuno avrebbe scovato un pretesto per bombardare Lima finché il governo peruviano non avrebbe consentito l’ingresso delle truppe inglesi nella provincia di Calabaya. Trovandosi di fronte a degli indios, quelle truppe non avrebbero perso tempo a rimuginare, e avrebbero dato alle fiamme la foresta. L’altra possibilità era lasciare che Clem partisse. Magari sarebbe tornato con le talee, anche se, più probabilmente, sarebbe stato catturato e ucciso come tutti gli altri. A quel punto, la sua morte sarebbe stata il pretesto di cui l’India Office aveva bisogno per inviare una legione; qualsiasi idiota l’avrebbe capito. Nel momento in cui l’intervento dell’esercito fosse diventato ineluttabile e non più una vaga minaccia futura, avrebbe potuto essere usato nelle trattative. E di fronte all’unica alternativa di vedere un reggimento di artiglieria britannico accampato sulle Ande, qualcuno lungo la catena di produzione del chinino avrebbe sganciato qualche talea.

Insomma signori, niente di nuovo all’orizzonte!

Poi, senza quasi rendercene conto, l’attenzione si sposta dalla missione iniziale a qualcosa di più mistico. Il rapporto tra Merrick e Raphael si fa ogni giorno sempre più profondo, veniamo catapultati in un mondo nuovo, un villaggio molto particolare. Tra lanterne al polline, biancolegno e i misteriosi marcayoc, viventi statue di pietra, vivrete anche voi un’avventura entusiasmante. Quindi, se anche voi, come me, a un certo punto troverete difficoltà a seguire le varie descrizioni dal viaggio al villaggio, vi prego di non demordere e arrivare sino in fondo, vi assicuro che sarete ben ripagati della vostra perseveranza.

 

 

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StaffRFS