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Recensione: “La geisha e il suonatore di banjo” di Jerome Hallier

Emanuela ci racconta una magica storia ambientata a Parigi nel 1900…

La storia struggente di un amore impossibile, sul romantico sfondo dell’Esposizione Universale di Parigi nel 1900.

Kyoto, 1900. In una delle più eleganti case da tè della città, vive O-miya, una giovane geisha che sogna di evadere dai confini ristretti del suo mondo. Un mondo dove fin da bambina le è stato insegnato come muoversi, parlare, vestirsi, in cui non c’è spazio per i propri desideri e nemmeno per l’amore, visto che è la sua padrona a scegliere per lei amanti e protettori. Ma un giorno un vecchio liutaio dona alla ragazza un misterioso shamisen, che ha il potere di commuovere chiunque lo ascolti. Così la fama di O-miya arriva fino all’imperatore, che le chiede di unirsi alla delegazione giapponese in partenza per l’Esposizione Universale di Parigi.

Il gruppo di geishe risveglia la curiosità degli europei, che fanno la fila per
vederle, ma è impossibile sfuggire alla rigida sorveglianza del capitano Yoshikawa, che le accompagna ovunque ed è segretamente innamorato della bella musicista. Finché l’inaspettato crollo di un’installazione non crea il panico tra la folla, e O-miya si ritrova fra le braccia di Tommy, un affascinante suonatore di banjo venuto dall’America…
Due mondi lontanissimi, l’antico Oriente e il moderno Occidente, si incontrano a Parigi attraverso i destini di O-miya e Tommy. E forse, per qualche istante magico, la musica e l’amore riusciranno ad annullare la distanza che li separa.

Il titolo originale di questo romanzo Les Portaits sonores du docteur Léon Azoulay esprime in maniera più precisa il senso e il carattere dell’intero romanzo, che parte dalla vita di uno scienziato realmente esistito, il dott. Azoulay per l’appunto, il quale dedicò tantissimo lavoro alla registrazione di strumenti e canti di tutto il mondo su cilindri di cera, gli antenati dei dischi.

Durante il periodo dell’esposizione universale, che vide nascere la Tour Eiffel, e un insieme di meraviglie architettoniche da tutto il mondo, egli si dedicò a registrare suoni e melodie di tutti i paesi partecipanti, catturando le voci di mondi lontani e ancora sconosciuti.

Lo scrittore immagina che, su uno di questi cilindri di cera, il dottore abbia inciso un duetto formidabile e improvvisato, tra il banjo di Tommy, giovane musicista proveniente dagli Stati Uniti e lo Shamisen di O-miya, una giovane Geisha proveniente dal Giappone.

Il loro incontro è avvenuto in maniera drammatica, ma è rimasto impresso nel cuore di entrambi, così che, prima che ognuno rientri nel proprio paese, decidono di suonare insieme, permettendo alle loro musiche di incontrarsi e di dar vita a un’esperienza unica.

Il romanzo è scritto con continui salti dalla vita di Tommy, povero suonatore di banjio nel profondo del North Carolina, che gira per i vari paesi per rubare suoni e musiche del suo paese, a quella di O-Miya, che vive in una casa da tè e suona e canta per gli ospiti, accompagnandosi con il suo Shamisen, uno strumento con un suono molto particolare e malinconico. Mentre Tommy è libero di disporre come vuole della sua vita, la giovane Geisha vive in condizione di schiavitù, come era in uso nel Giappone fino alla seconda guerra mondiale, perciò, quando viene scelta per attraversare l’oceano e suonare e cantare in rappresentanza del Giappone a Parigi, il suo destino ha un cambio di rotta che la porterà verso la libertà.

Anche Tommy arriverà all’esposizione universale ma per altre vie, non senza aver rischiato la vita per vari motivi e aver conosciuto uomini straordinari e musicisti folli.

Non è possibile svelare di più per non rovinare la sorpresa, posso dire però che l’atmosfera di poesia e avventura che si respira è veramente originale.

Splendide le descrizioni degli eventi e dei personaggi che transitarono per l’esposizione universale, nonché il parallelismo tra l’estrema libertà di cui godevano gli europei e gli statunitensi già nel 1900 contrapposta con l’estremo controllo della società giapponese portato all’esasperazione, soprattutto nei confronti delle donne.

Un bel romanzo veramente.

 

 

Emanuela

Emanuela