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Recensione: Il mio demone custode (Serie il mio demone custode #1) di Giulia Nasole

 

“Una scrittura ipnotica. Brividi, battiti accelerati, tensione, rabbia, ogni sfumatura diventa palpabile e concreta. Impossibile non venirne travolti.”
[La biblioteca di Mary]

“Un giorno un angelo e un demone si scrutano e non c’è più via di scampo. Una scrittura magnetica che corre veloce più della mente, lasciando una scia di emozioni: rabbia, eccitazione, paura e battiti frenetici del cuore come solo puoi sentire ricordando la passione del primo amore”
[VaniTi Romance]

Katy Miller ha diciassette anni e neanche un segreto. La sua vita scorre tranquilla: una carriera scolastica senza nessuno scossone, nessuna bugia da raccontare ai genitori, nessun colpo di testa. Almeno fino a quando, per restituire un favore alla sua migliore amica Rylee, Katy si mette nei guai, e quella che doveva essere una serata solo un po’ fuori dalle righe, si trasforma in un incubo.
Nella palestra dove Rylee l’ha portata, non si organizzano dei semplici match sportivi, ma vere e proprie lotte all’ultimo sangue tra combattenti che non hanno nulla da perdere. E alla fine degli incontri è proprio uno di loro a mettere gli occhi – e le mani – addosso alle due ragazze. Katy e Rylee sembrano non avere alcuna speranza di scappare, ma all’improvviso un altro lottatore interviene in loro aiuto: si fa chiamare Lucifer, è il campione imbattuto di ogni incontro. Combatte indossando una maschera da demone ed è giovane, violento e spietato. Nessuno sa davvero chi sia. Nessuno conosce il suo vero nome.
Katy è convinta che non rivedrà mai più il ragazzo misterioso che, dopo averla salvata, è scomparso senza lasciare traccia. Finché una mattina, a scuola, nel banco accanto al suo, compare un nuovo studente. È arrogante e sfrontato, e durante le lezioni si comporta come una tigre in gabbia. Si chiama Caleb Hale. Ha lo stesso identico sguardo che Katy ha visto di sfuggita sotto la maschera di Lucifer.
Adesso, anche Katy ha finalmente un segreto.
Solo che non sa fino a che punto può essere pericoloso.

Il primo volume di una trilogia da settecentomila lettori. Una storia mozzafiato che vi farà rivivere tutte le emozioni assolute del primo amore.

 

Allora Fenici, oggi vi parlerò di una novità: Il mio demone custode di Giulia Nasole, il primo capitolo di una trilogia young adult.
Oggi ammetterò un mio difetto, ogni tanto mi capita di giudicare i libri dalla copertina. Lo so, è sbagliato, per me la copertina è importante e, in questo libro ha attirato subito la mia attenzione, solo dopo sono andata a leggere la trama.

Parto con il dire che sono un po’ combattuta, il libro in linea generale mi è piaciuto abbastanza, ci sono stati dei momenti, però, che mi ha un po’ annoiato.
È un libro statico, con molti dialoghi e poca dinamicità. Man mano che passavano i capitoli la mia curiosità diminuiva, questo perché è un romanzo mooooolto lento, tanto da pensare che almeno buona parte dell’inizio sia quasi inutile; perciò il mio consiglio è di armarvi di pazienza, anche perché a un certo punto si riprende.

Il romanzo è scritto benissimo e su questo non ci sono dubbi, il talento dell’autrice è palpabile fin dalle prime pagine, e a renderlo più interessante è anche la giovane età della scrittrice. Motivo per cui darò 4 fenici, ma non piene.

Il primo capitolo di questa trilogia non ha sicuramente una trama innovativa, i cliché sono numerosi; a partire dai personaggi e alle dinamiche. Katy, è una ragazza carina, che preferisce passare inosservata; è un’adolescente solitaria, invece di frequentare i suoi coetanei e le feste sceglie di passare le serate con un buon libro; fatta eccezione per la sua migliore amica Rylee che è l’opposto: bellissima e popolare, tenta in tutti i modi di spronare la nostra cinica protagonista.
Katy in alcuni momenti mi è sembrata un po’ troppo orgogliosa e immatura, visto l’età ci può stare. Ma è anche una ragazza comprensiva, capace di notare ciò che agli altri sfugge. È  molto insicura, buona e innocente, perciò alla fine l’ho perdonata.

Poi c’è Caleb, il nuovo arrivato della Fall River High School, il cui passato ci verrà sicuramente rivelato nei prossimi libri. È un bad boy incallito oltre a essere la personificazione della perfezione maschile. Caleb è bello, tenebroso, dannato e anche un po’ scorbutico, se dobbiamo dirla tutta. Dall’esterno può sembrare un ragazzo spavaldo e tracotante, a tratti maleducato. Questo, però, è solo l’involucro in cui si avvolge, la corazza con cui si arma per proteggersi dal mondo. I suoi occhi trasudano tristezza, insicurezze e solitudine; è abituato a essere solo e a contare unicamente su di sé, la sua incapacità di credere che nessuno possa aiutarlo sarà quello che lo attrarrà verso Katy. È l’unica che cerca di comprenderlo e che lo difende, non solo dagli altri, ma anche da se stesso. Sono gli opposti che si attraggono, paradiso e inferno, angelo e demone; ma forse, sotto sotto non sono poi così diversi.

“Schiantai le nocche contro il muro. La gente mi temeva, scappava, aveva paura di guardarmi negli occhi. Lo feci ancora e il sangue macchiò la strada bagnata. Ero diventato un mostro, uno di quelli che ti risucchiano l’anima. A volte non sapevo nemmeno più chi fossi. Mi perdevo nei miei stessi sentimenti, nella mia testa, e i pensieri urlavano, mi graffiavano, si infilavano in ogni battito di occhi, in ogni parola, in ogni respiro. A volte mi dimenticavo perché combattessi, perché mi facessi così male, così in profondità, così irreversibilmente. Mi capitava di odiarmi così tanto certi giorni che non mi ricordavo nemmeno più il motivo di tanto odio. Ma ci voleva un attimo e i ricordi mi annientavano, mi toglievano il fiato, e mi scavavano dentro, come artigli lunghi e affilati.”

A coronare il tutto, come una ciliegina sulla torta, non può non esserci il cattivo della storia: Tobias, che tenta, attraverso la nostra protagonista, di incastrare Caleb, che farà di tutto per proteggerla.

Come da me anticipato, il romanzo non spicca di originalità, ma questa per me non vuole essere una critica, anzi, essendo una persona abitudinaria, ritornare ogni tanto a leggere un libro semplice e tranquillo è un po’ come tornare a casa dopo un lungo periodo lontano da quest’ultima.

La penna di Giulia Nasole ti coinvolge, la sua scrittura ironica ha reso meno pesante la lentezza della prima parte e i tira e molla continui tra i due che a un certo punto erano diventati estenuanti. Le descrizioni sono dettagliate e ho sorriso mentre leggevo i battibecchi tra protagonisti.
L’autrice ha scritto un romanzo che parla di un amore sofferto e tormentato, piuttosto che romantico; ha giocato molto sull’attrazione dei protagonisti, concludendosi quasi sempre con un nulla di fatto, tanto da dover aspettare quasi la fine del libro per un bacio tra Katy e Caleb (sento ancora un sottofondo ancestrale e i canti di giubilo che hanno accompagnato il momento). Dunque, come si può capire, almeno questa prima parte della trilogia, è abbastanza casta.

Ho sentito la mancanza di un POV alternato, in tutto il libro è presente un solo capitolo dal punto di vista di Caleb, spero quindi nel secondo ci sia anche il suo. Durante la lettura ho percepito un alone di mistero, situazioni ambigue e domande senza risposta, sicuramente voluto dall’autrice considerando ci saranno altri due libri; e spero vivamente non tardino ad arrivare visto il cliffhanger finale.

Come sempre tento di sopire la mia natura prolissa, ma leggendo le “poche righe” che ho buttato giù, credo di aver, ancora una volta, fallito. Vi saluto lettrici, e al prossimo libro.

“«Vedi cosa succede quando decidi di allontanarmi? Comincio a sentire la tua mancanza.» Mi tenni il fiato in gola e gli girai a largo, recuperando il mio zaino.
«
Cosa pensi che succederà la prossima volta? Tu mi fai impazzire, Kitty. Ti ho implorata di sparire dalla mia testa, di andartene. Ma tu rimani ferma qui» si puntò un dito alla tempia «e non va bene. Perché non riesco a liberarmi di te? Devi andartene, cazzo. Devi farlo perché non voglio farti del male.»
«Non devi farmi del male, se non vuoi.»
«Lo faccio anche se non voglio perché è quello che sono.» Gli occhi erano cupi e neri.

«
Non è vero. Tu hai paura. E fin quando non ci farai i conti, le cose non cambieranno »

 

 

 

 

 

 

Teresa

Teresa

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