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Recensione: “I draghi dell’alba di primavera” di Margaret Weis e Tracy Hickman – Serie: Le cronache di Dragonlance #3

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Titolo: I draghi dell’alba di primavera

Serie: Le cronache di Dragonlance #3

Autori: Margaret Weis e Tracy Hickman

Genere: Fantasy

Editore: Armenia

Data di pubblicazione: 24 Giugno 2020

Guidati da Tanis, i compagni, perplessi per via del legame di quest’ultimo con il Signore dei Draghi Kitiara, salpano sulle acque color ruggine del Mare di Sangue. Dietro di loro, le potenze dell’oscurità raccolgono le forze, mentre, al largo dell’oceano, le acque vorticano in un gorgo di follia senza fine.
Gli Eroi delle Lance, tormentati e straziati dalla morte di Sturm Brightblade, devono affrontare il loro più mortale nemico: Takhisis, la Regina delle Tenebre. Troveranno degli alleati, nuovi quanto strani, nelle strade di Palanthas e nei viali sommersi di Istar, da tempo perduta.
Affronteranno nuovi nemici avanzando verso Neraka, il centro stesso del potere
della Regina delle Tenebre.
E incontreranno una figura misteriosa, il portale vivente attraverso il quale Takhisis spera di accedere al mondo.

 

Ben trovate, Fenici! Con questo volume chiudiamo la trilogia fantasy di Dragonlance.

Siamo alla resa dei conti.

La Regina delle Tenebre, signora dei draghi, muove le sue truppe per la conquista del mondo, ed è alla ricerca dell’unico elemento che le garantirà l’accesso a Kryn: Berem, l’uomo eterno. Ma l’individuo è lontano dalle sue mire, trovandosi casualmente a bordo dello stesso veliero su cui viaggiano Tanis e i suoi compagni. Quest’ultimo, prima d’imbarcarsi, ha rivisto Kit, ex amante ora al servizio dell’oscura signora, ed è stato tentato di abbandonare i suoi ideali per seguirla, ma fortunatamente è sfuggito alle sue malie e si è ricongiunto ai gemelli Caramon e Raistlin. Il secondo dei due, però, decide di abbandonare il gruppo, utilizzando la sfera del drago per sancire la separazione dal fratello, che fino a quel momento era stato il suo sostegno nelle difficoltà. Ora Caramon è libero di dedicarsi a Tika, che con tanto coraggio ha preso la strada errante insieme a lui, mentre l’altro è a Palanthas, in cerca della chiave per il grande potere a lui destinato.

Tuttavia, il veliero su cui si trovano gli amici naufraga tragicamente, ma vengono tratti in salvo dagli elfi del mare, che li conducono alle rovine della città-stato che fu distrutta dalla furia degli déi; qui scoprono molte verità utili alla battaglia.

Tornando a Tanis, questi si rende conto che nel cuore vi è posto solo per Laurana (che nel frattempo si è impadronita della Dragonlance e ha riportato i draghi buoni nel mondo), ma le sue azioni e le malie di Kitiara minano la sua risolutezza: si sente debole e incoerente, poco adatto a guidare i compagni. Intanto la principessa elfica, è divenuta il generale dorato, messa a capo dei cavalieri di Solamnia e di tutte le altre truppe di Kryn, e viene a sapere che l’amato è in pericolo, cadendo nella trappola di Kit.

Siamo agli sgoccioli, la scacchiera è stata preparata e le forze del bene e del male sono schierate, con pedine, torri e alfieri. Paladine, dio del bene, e Takishis, dea del male, sono ora faccia a faccia. Cosa ne sarà delle razze di Kryn?

Una trama estremamente complessa, composta da diverse sottotrame che eviscerano in modo peculiare la vita, le emozioni e le scelte dei diversi personaggi. Il lettore viene trasportato da un continente all’altro, viaggiando tra elfi, nani, creature strane e umani.

Pilastri delle vicende sono i due gemelli, che saranno protagonisti di molte altre storie esterne alla trilogia. Raistlin si potrebbe definire l’emblema di Dragonlance: mago dalle vesti rosse, sapiente e molto ambizioso, darebbe la vita per accrescere il suo potere. Lo vedremo alla fine della trilogia con le vesti nere dei maghi oscuri di Nuitari, divenendo lui stesso chiave d’accesso alla torre maledetta. Fin da giovane ho sempre fatto il tifo per lui: legale malvagio, ha paventato in più d’una occasione la sua estromissione al gruppo. Ho sempre trovato sexy la sua pelle dorata, misteriosi e magnetici i suoi occhi a forma di clessidra, che tutto vedono sfiorire tranne che gli déi e gl’immortali. Un cattivo mago potente, ma capace di profonda tenerezza nei confronti dei più deboli, lasciando intendere che poi tanto cattivo non è. Un sorriso ironico e sprezzante è l’arma da lui usata per tenere a bada gl’imbecilli e i ficcanaso, mantenendo quel distacco dal genere umano, in grado di causarti brividi gelidi lungo la spina dorsale. Quanto ho sognato e sospirato per quell’espressione accattivante!

Altra cosa che mi ha molto affascinata è il legame tra i gemelli: complicato, fragile e decisamente esclusivo. Nessuno può penetrare nel loro mondo fatto di sentimenti inespressi, ricordi dolorosi, rimpianti e rimorsi. Per me sono loro il vero nucleo della storia. Il povero Caramon, un guerriero gigante, semplice, buono e generoso, vive all’ombra del geniale fratello, cagionevole di salute e che non mancherà mai d’imputare a lui le condizioni fisiche in cui versa, risultato di una gestazione svoltasi a proprio danno. Insomma come in tutte le famiglie, anche loro hanno diversi problemi.

Anche Tanis, con la duplice natura umano-elfica, ha una storia degna di nota, imperniata sul triangolo amoroso che vede coinvolte Laurana e Kitiara, la prima una principessa elfica, l’altra una guerriera umana. Povera Laurana… quante notti insonni per il suo mezzelfo! Anche lui dovrà imparare una dura lezione per capire veramente a chi appartiene il suo cuore.

Insomma, di fatto l’opera può essere letta e interpretata da più punti di vista: gli eroi diventano cattivi e i cattivi si redimono… o quasi. Io continuo a fare il tifo per il mio mago dalle vesti rosse prima, e ora dalle nere, poi… chissà.

L’opera ha suscitato in me una profonda commozione per l’evolversi delle linee di trama. L’ho trovata appassionante e coinvolgente, ma non sentimentale all’eccesso, nel senso romantico del termine. L’amore c’è ed è importante al fine della narrazione, ma non diventa mai ingombrante. La storia, infatti, è così complessa e ha così tante sfaccettature, da trasportarti in tempi e spazi paralleli differenti.

Dragonlance rimane, anche dopo tutti questi anni, un’icona del genere fantasy, esempio e baluardo di personaggi, trame e contesti. Chiunque voglia avvicinarsi a questo filone letterario, come lettore o scrittore, non può esimersi dalla sua conoscenza. Inoltre, per amanti e non, ne abbiamo per tutti i gusti. Un romanzo che non può proprio mancare nella propria libreria.

Ora vi lascio alla lettura. A presto, fenicette!

 

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Sara

Kureha

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