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Recensione: “Follia d’amore” di Ornella Albanese

Care Fenici, Lucia 63 ha letto per voi “Follia d’amore” di Ornella Albanese il nuovo appuntamento con Mondadori Classic

Bella e sensuale, Aliénor Ayala è nata da padre europeo nel mondo colorato e magico della Martinica e, sebbene ritenga che le lontane terre delle sue origini siano solo grigie e convenzionali, si ritrova costretta a fare i conti proprio con quella realtà. Gli eventi la obbligano infatti a tornare nel paese di suo padre, dove con l’inganno viene rinchiusa in una vecchia torre finché a liberarla giunge un inatteso cavaliere. Manfredi dei conti di Terraviva si è allontanato dalla sua famiglia dopo un grave affronto ed è ormai dedito a una vita dissoluta. Solo uno sguardo tra i due basta ad accendere la passione più travolgente, ma il loro desiderio dovrà fronteggiare minacce e insidiosi sospetti…

Aliénor però non aveva sonno. Si sentiva piacevolmente felice e spiacevolmente confusa al tempo stesso. Si affacciò alla finestra e lasciò scorrere lo sguardo nel giardino bagnato dalla luna. Alberi di hibiscus, di mango, di frangipane regalavano all’aria fragranze misteriose. La brezza faceva frusciare le foglie in lenti bisbigli. Aliénor si chiese quanto diverso dal suo mondo sarebbe stato il mondo di Lodovico. Lui le piaceva, ma le ispirava sensazioni miti. Anche il bacio che le aveva dato. Dolce, lento, rispettoso. Molto diverso dai baci ardenti dei romanzi francesi che la facevano sognare. E niente a che vedere con i sentimenti burrascosi che le aveva suscitato Thomas de Montfort. Prima violenta attrazione, poi collera altrettanto violenta. Le aveva smosso dentro emozioni feroci che ancora non sapeva di poter provare. Le aveva fatto conoscere la sanguigna intensità della passione e dell’odio. Come il ribollire di onde impetuose sugli scogli. Quello che provava per Lodovico, invece, somigliava a gradevoli acque placide. Ma lei non aveva esperienza. E forse era quello l’amore, che non sapeva riconoscere perché non lo aveva mai provato. Qualcosa di sereno e di rassicurante. Di gentile e di arrendevole. Che la induceva a sonni tranquilli invece che a veglie ansiose. E fu così che, per la prima volta da molto tempo, Aliénor scivolò piano in un sonno profondo e benefico.”

Il libro di cui vi parlo oggi è uno romanzo storico dalle tinte forti di Ornella Albanese, che nel suo Follia d’amore ci porta in un ginepraio di intrighi e tradimenti.

Manfredi di Terraviva, alla morte del padre, apprende non solo di aver perso il titolo, ma anche il suo nome e da quel momento si ritira nella casina di caccia, unica cosa che ha ereditato. Lì, dà sfogo al suo dolore bevendo e lasciandosi andare, fino a quando la sua vecchia nutrice Benedetta, con abili sotterfugi, non lo salva dal perdersi per sempre. Ma è l’incontro con una strana ragazza chiusa in una torre, perché considerata pazza, che improvvisamente da uno scopo alla sua vita. Aliénor è stata ingannata: figlia del Conte di Ayala, ha sempre vissuto in Martinica, fino a quando il padre non la promette in sposa a Lodovico, il fratello di Manfredi, ora diventato il nuovo Conte, suo secondo cugino. Da tempo infatti le sue enormi ricchezze vengono gestite dai Conti di Terraviva e il giovane, giunto tempo prima in Martinica, ha promesso al suo genitore ormai malato di prendersi cura di lei. Eppure, appena scesa dalla nave si è trovata chiusa in una torre sconosciuta, accusata di essere pazza. Manfredi, scoprendo la sua identità, le propone un patto, la sua libertà in cambio del matrimonio con lei, che gli permetterebbe di disporre delle sue grandi risorse e di poter pagare così i suoi debiti di gioco. Questo matrimonio inoltre permetterebbe a Manfredi di ritornare in società a testa alta. I suoi piani però non vanno in porto e i guai non sono finiti. Portato in prigione per debiti non pagati, ad Aliénor vengono riferiti particolari ben poco edificanti della sua vita passata. Tutti accusano l’uomo di non essere sincero e il suo precedente modo di vivere sregolato non aiuta certo la giovane a prendere una decisione. Ben presto Aliénor si convince che possa egli stesso aver ideato il rapimento, per poterla salvare e avere il suo denaro e a Manfredi non rimangono che pochi alleati convinti della sua innocenza. Anche il lettore ben presto si trova nelle stesse condizioni, incapace di capire se le sue proteste di innocenza siano veritiere e, solo nelle pagine finali, sapremo finalmente la verità.

Ornella Albanese è riuscita a intessere una tela in cui verità e inganno si mescolano abilmente, facendo in modo che anche il lettore più smaliziato stenti a credere alla versione di Manfredi. Il tradimento sembra provenire da ogni lato e le accuse di personaggi che non sembrano avere nessun motivo per farle, risultano perciò anche più credibili. Per Aliénor sarà faticoso distinguere le sensazioni del suo cuore dalla verità. Se da una parte il sentimento che ha cominciato a provare per Manfredi la porta a dargli attenuanti sulla sua vita passata, le accuse supportate da fin troppe testimonianze la rendono confusa, incapace capire chi le stia mentendo. Ma il suo retaggio antico e misterioso le verrà in aiuto in un modo inaspettato. Del resto, è una ragazza che ha imparato ben presto a essere forte per farsi rispettare, essere creola l’ha portata a essere trattata con sufficienza sia dai bianchi che dalla gente della madre, troppo scura la sua pelle ambrata per i salotti, troppo bianca per gli altri, ma determinata a camminare a testa alta in ogni dove. Neanche Manfredi è il classico eroe che troviamo spesso nei libri, ha avuto un passato da dongiovanni incallito, si è dato al bere e alle carte, e in un primo tempo ha creduto davvero che il padre lo avesse punito per questo. In suo aiuto solo la sua nutrice e un ragazzino, che hanno avuto fiducia in lui, aiutati da Leonida, un amico sincero che si è battuto per tirarlo fuori di prigione.

Scritto molto bene, pieno di azione e di personaggio biechi e senza cuore, che presentano al mondo ben altro atteggiamento, è uno storico di classe che ha per me un’unica pecca, l’aver calcato troppo sull’aspetto tragico della vicenda. Tutti, un intero paese, si è rivoltato contro quello che hanno sempre considerato il loro prossimo Conte, dal parroco alla fidanzata che si proclamava innamorata di lui, fin alla futura ex suocera che non ha esitato un secondo a renderlo ancor più indegno, e per Aliénor le cose avrebbero potuto rivelarsi ancora peggiori. E mentre l’angoscia per il loro futuro ha occupato pagine intere, il finale si è svolto fin troppo velocemente, ma questa, naturalmente, è solo la mia opinione personale e nulla toglie alla bellezza di questo libro scritto da una delle regine indiscusse dello storico italiano.

Emanuela

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