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Recensione: Febbre di Jonathan Bazzi – candidato Premio Strega 2020

Titolo: Febbre
Autore: Jonathan Bazzi
Editore: Fandango Libri
Pagine: 326
Prezzo di copertina: 18,50 euro
Anno di uscita: 2019

Febbre di Jonathan Bazzi è travolgente, crudo, divertente, mordace, riflessivo, sfrontato, resiliente, accattivante, soffocante (in senso positivo), potente, crudele, ansiogeno, commovente. Bello.
Due righe di aggettivi, contro ogni regola di scrittura creativa, per dirvi che questo libro va letto assolutamente. Jonathan racconta, alternandole, due delle sue vite vissute: una passata tra i mostri di cemento e le difficoltà, a volte anche folkloristiche, di Rozzano in provincia di Milano; e una attuale, quella del percorso che l’ha portato alla scoperta dell’HIV.

Jonathan è figlio di due genitori giovanissimi. La sua vita, già da bambino, viene scossa dalla loro separazione dopo aver assistito a liti irrefrenabili. Cresce (per un periodo) con i nonni del Sud a Rozzano e impara subito qual è la vita vera scontrandosi con la timidezza, l’anima cruda di una periferia, il bullismo e il rifiuto, da parte degli altri, della sua omosessualità. Parallelamente a questo racconto, la narrazione salta alle vicende di oggi (del 2016) quando Jonathan scopre di avere l’HIV. È un travaglio soprattutto mentale: la sua ansia lo assilla (Cosa avrò? Perché questa febbre non va via? Avrò un tumore? La SLA?), ma sarà supportato dal suo compagno Marius e da chi lo sosterrà in questo iter di analisi e cure, come i suoi medici.

L’ho letto d’un fiato, divorando le pagine di questo romanzo d’esordio di Jonathan Bazzi. La febbre del titolo si rispecchia perfettamente nell’andamento della prosa: febbricitante, punteggiata di domande, dove le pause si rincorrono e i quesiti di autore e lettore si mescolano sviluppando pensieri sempre diversi.
“Febbre” è un romanzo autobiografico: narra la storia dell’autore in due fasi diverse, quella del passato – la vita da bambino nella periferia di Rozzano, la consapevolezza di essere gay e, quindi, non accettato dagli altri, il rapporto difficile con i genitori e la famiglia in generale – e quella del presente, un presente difficile alle prese con una diagnosi – quella di essere sieropositivo – che lo porterà ad essere primo testimonial in rete del virus HIV e poi sulla carta tramite questo stesso romanzo.
Mi sono piaciuti anche i momenti lenti, di questo libro, mi è piaciuta la spontaneità con cui sono raccontati drammi difficilissimi della vita di Jonathan, mi sono talmente rivista in lui che, ad un certo punto, non capivo più se l’autore stesse descrivendo me o se stesso.
Il racconto non è solo la storia di una tragedia ma anche un il romanzo di formazione di un ragazzo di provincia, delle case popolari che, ad un tratto, diviene eroe nel momento in cui accetta la sua diagnosi e rimette insieme la sua vita, andando avanti, come tutti, nonostante un passato doloroso e un presente nel quale ha scoperto di non essere più “integro” come uomo ma segnato per sempre dalla sieropositività.
Lo stile del romanzo colpisce per la sua sincerità e per come scorre incessantemente sotto i nostri occhi curiosi e increduli.
Il protagonista è tratteggiato in tutti i suoi lati caratteriali in maniera anticonvenzionale e, secondo me, mirabile: i personaggi a lato – come la mamma, il papà, le nonne – sono descritti in maniera realistica forse proprio perché si tratta di una storia vera, di un’autobiografia che non sembra affatto romanzata, sembra semplicemente la fotocopia di una realtà brutale e tristemente dura da essere vissuta.
Consiglio a giovani e anziani la lettura di questo potente romanzo: agli anziani perché capiscano gli errori che possono commettere e ai giovani per lo stesso identico motivo perché in questo libro si parla di famiglia, di amore, di disagio e tutti questi temi vengono trattati con la medesima fedeltà alla verità, con la stessa identica passione.
“Febbre” diventa così un piccolo gioiello letterario che mi porterò nel cuore in futuro, un libro da tenere sul comodino per i momenti difficili, una storia di purezza e sporcizia, dove gli opposti si attraggono irrimediabilmente così come è davvero nella vita di tutti.

Recensione a cura di Dory

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ladykira

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