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Recensione: Dark notes di Pam Godwin

 

Titolo: Dark notes

Autore: Pam Godwin

Genere: Dark romance

Editore:  Quixote Edizioni

Data di pubblicazione: 11 marzo 2022

Lei era la sua luce, lui la sua oscurità.

Mi chiamano sgualdrina.
Forse lo sono.
A volte faccio cose che disprezzo.
A volte gli uomini prendono senza chiedere.
Ma ho un dono per la musica, un solo anno di scuola davanti e un piano.
C’è un unico ostacolo.
Emeric Marceaux non prende e basta.
Si impadronisce della mia forza di volontà facendola esplodere come una nota scura.
Quando mi ordina di suonare, voglio dargli tutto.
Mi inginocchio per le sue punizioni, tremo per il suo tocco, e rischio tutto per i nostri momenti rubati.
Lui è la mia ossessione, il mio Master, la mia musica.
Il mio insegnante.

Cristo, questa ragazza mi sta uccidendo. La sua innocenza, la sua curiosità, la sua preziosa sottomissione, è come creta che implora di essere modellata, ma non è solo questo. La sua autenticità e la sua vita priva di agi pizzicano qualcosa dentro di me, lei mi fa sentire protettivo. Possessivo. Forse anche… speranzoso?

«Posso fare molte cose, Ivory.» Le tocco un lato del viso e spingo la mano tra i suoi folti capelli, trascinando le dita sul suo orecchio fino alla nuca. «Ma questa situazione… è delicata.» Peccaminosa. Pericolosa. Criminale.

 

Questo romanzo di Pam Godwin è un gran pugno nello stomaco. Anziché la storia di una ragazza minorenne circuita dal suo insegnante che la instrada ai rapporti di sottomissione, quella di Ivory ha una drammaticità molto più profonda: a soli 17 anni ne conta già quattro di abusi e violenze, non solo in famiglia ma anche da compagni di scuola, che l’hanno portata a credere che il sesso sia orribile e doloroso; la sua condizione di estrema povertà la costringe a vendersi infilandosi in situazioni sempre più degradanti solo per poter inseguire il suo sogno di accedere a un conservatorio prestigioso grazie al quale potrà finalmente costruirsi un futuro, il che la porta a un concetto confuso di rifiuto del consenso.

 

Negli ultimi quattro anni, sono stata soffocata da pozze di saliva e innumerevoli lingue che mi sondavano, ma non sono mai stata baciata, non così. E non ho mai ricambiato il bacio. Non ho mai provato questo tipo di intimità con un uomo pensando: non fermarti.

 

Questa situazione raccapricciante stride moltissimo con la normalità vissuta dai compagni e perfino con la lieve perversione del nuovo professore di pianoforte, attratto dalle forme mature di Ivory e dalle sue espressioni spontaneamente cedevoli di fronte al suo mostrarsi dominante, che lui immagina particolarmente adatte a un ruolo di sottomessa.

Ma Emeric, dopo un iniziale interesse generico, inizia a notare tanti dettagli che rendono evidente la storia (e il presente) di questa studentessa, anche senza bisogno che lei li confessi, e questo solletica il suo istinto protettivo, consentendogli di mettere in atto tutta la sua esperienza empatica.

 

«Signor Marceaux?» Strofino i palmi delle mani sulle cosce, sostengo il suo sguardo, e sussurro: «Sta condividendo le sue note.» Lui aggrotta la fronte mentre si stringe la nuca. «Cosa?» «Sento le sue note. Qui.» Mi tocco lo sterno e la mia voce trema. «Sono scure e ipnotiche, come i suoi respiri e i battiti del suo cuore.» Fa un passo indietro, poi un altro e un altro ancora. La distanza non ha importanza. Le sento ancora. Lo sento ancora. È dentro di me.

 

Se in una prima fase l’adulto la allontana e cerca di dimenticarla, per non mettersi nei guai e farsi coinvolgere da problemi che non sono suoi, presto la pianista ambiziosa diventa un’ossessione, ed Emeric inizia a preoccuparsi per la sua incolumità, a odiare chiunque la tocchi senza il suo consenso. La prende per mano e la accompagna alla scoperta del desiderio, del sesso piacevole, di rapporti in cui si può dire no, di situazioni in cui si decide volontariamente di abbandonare il controllo, e in modo inaspettato lei gli entra sottopelle.

 

Abbassa la fronte sulla mia, le dita appoggiate alla mia guancia, e dice a bassa voce: «Vorrei frustarti per essere così dannatamente disinformata su cosa sia lo stupro.»

Sto imparando le differenze, però, così come di chi fidarsi e quando chiedere aiuto. Ho sempre pensato che il posto più sicuro fosse nella mia mente e che nessuno potesse farmi del male lì; ma ora in piedi tra un muro rotto e l’uomo infuriato che lo ha distrutto, non mi sono mai sentita più al sicuro.

 

La seconda parte ha una escalation esagerata di scene sessuali, forse per recuperare la mancanza nei capitoli precedenti, poiché si sono susseguiti con calma tutti gli sviluppi che hanno portato professore e studentessa all’avvicinamento, alla cottura lenta, a ottenere fiducia e senso di sicurezza, e solo in seguito sono iniziati i giochi.

Quegli aspetti che in altri romanzi ci creano dei dubbi morali, ovvero il gap age, i ruoli insegnante-studente, il fatto che lei sia minorenne, rimangono ostacoli solo per chi non conosce tutta la storia, e lotteremo strenuamente anche noi per vedere realizzato questo amore.

 

«Stiamo per…» Inclina la testa e cerca il mio viso. «Fare questa cosa che ci fa vibrare per tutta la notte? Mi sta bene, ma non sapere cosa verrà dopo mi rende… uhm, un po’ nervosa.»

Le passo un dito sulla guancia e lungo il labbro inferiore. «Dimmi che ti fidi di me.»

Si mordicchia l’angolo della bocca. «Mi hai dato tutte le ragioni per non farlo.»

Lascio cadere la mano, ma lei la prende e la solleva di nuovo verso il suo viso.

«Mi hai anche mostrato tutte le ragioni per cui dovrei farlo.» Tiene le nostre mani strette contro la sua guancia. «Grazie per avermi trovata.» Con le dita traccia i tagli sulle mie nocche, e i suoi occhi brillano di lacrime. «Per avermi protetta.»

 

La storia è davvero molto intensa, un’attrazione totalizzante. Ci mostra come non siano tanto i rapporti violenti il problema, quanto il modo in cui la violenza viene attuata: il consenso è il punto centrale, mentre frustini, sculacciate etc. possono rappresentare quel lato piacevole nel quale il sottomesso può avere controllo con una semplice safeword. Un ribaltamento totale del ruolo di Ivory, che da vittima diventa parte attiva del proprio piacere.

Attraverso il rapporto con Emeric, un amante poliedrico che sa legare e punire ma anche essere tenero e coccolone, Ivory vive il rapporto D/s in modo catartico per superare i traumi vissuti.

 

So che pensa di essere pronta, ma non ha ancora usato la sua parola di sicurezza. Quando la scoperò, si sdraierà sotto di me – come ha fatto per ogni altro figlio di puttana – e mi chiederà in silenzio di fermarmi? O sarà con me e farà una scelta consapevole di arrendersi completamente? Devo trovare almeno uno dei suoi limiti invalicabili e costringerla ad affrontarlo. Allora lo saprò.

 

Grazie all’affetto, alla vicinanza empatica, al tempo concesso da Emeric e al senso di sicurezza che la sua presenza le regala, la giovane riesce a rileggere le esperienze subite con gli occhi di una vittima rimettendo in prospettiva una giusta modalità di approccio al sesso, e una volta presa confidenza con la safeword inizia a sentirsi più forte, capace di gestire e superare i traumi, in controllo del grado di dolore.

 

Aggiusto l’erezione pulsante nei miei jeans. «Sono così eccitato che vorrei solo girarmi sulla schiena e morire.» «Morire sarebbe un modo per sbarazzarsi di quell’erezione.» Il luccichio giocoso nei suoi occhi mi rende ancora più duro di quanto avrei pensato possibile. «Oppure.» Si morde il labbro. «C’è… sai, l’altro modo.»

 

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Serena

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