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Recensione: “Bottoni e Vergogna” di Penelope Sky (serie Bottoni #4)

Care Fenici, oggi Nayeli ci parla di  “Bottoni e vergogna” di Penelope Sky (serie Bottoni #4)

Tristan è uno dei miei più grossi clienti. Paga sempre puntuale e mantiene sempre la sua parola.

Ma questa volta è a corto di soldi.

La merce gli serve subito, perciò mi offre qualcos’altro in garanzia.

Mi cede in prestito la sua schiava.

Adelina.

Adesso che io e Pearl siamo così uniti, non posso tollerare questo tipo di scambio. È sbagliato.

Disumano.

Però lei mi desidera. Me ne accorgo.

E io decisamente desidero lei.

Fatico a dare una definizione di questo romanzo, perché tutto mi verrebbe da dire tranne che sia un dark romance. La prima parola che mi viene in mente è “sbiadito”, perché anche se succedono cose molto cruente, il libro non riesce a essere “intenso”. Manca tutto quello che di solito caratterizza i dark: ossessione, passione, sesso brutale, ribellione, conflitto psicologico, disperazione.

Nei suoi occhi si formarono delle lacrime, che si ingigantirono fino a scivolarle lungo le guance. Non erano lacrime dovute ai singhiozzi, ma causate dal disagio che provava alla gola. Continuava ad avere il riflesso faringeo, ma si trattenne dal tossirmi addosso.

Adoravo le sue lacrime. Sapevo che ciò faceva di me uno stronzo, ma chissenefrega.

Ero uno stronzo.

Mi è mancato sprofondare nella psiche dei personaggi, nella loro sofferenza. Adelina non mostra effetti traumatici per ciò che le è successo, non mostra l’istinto di sopravvivenza , nessun tentativo di fuga, e in Conway non c’è conflitto né percezione ossessiva e il desiderio per lei è blando, pare curiosità ma non passione travolgente.

Il fatto che nonostante una donna venga abusata, torturata in modi che raramente ho trovato in altri libri, umiliata e ricattata, non mi siano arrivate emozioni forti, lo trovo abbastanza sorprendente, come se gli ingredienti ci fossero tutti, ma fossero mal comunicati.

Dopo aver letto autrici italiane del calibro di JD Hurt, Chiara Cilli, Kristen Kyle, Valentina Brin (tanto per fare alcuni esempi), mi sono chiesta se ci fosse davvero bisogno di leggere questa serie per assaporare una differente sfumatura di dark romance… ma temo che la risposta non sia positiva.

“Dovrei esserti grata perché vuoi confermare che sia pulita prima di violentarmi?”

Il termine ‘violentare’ non mi eccitava. Per un attimo, il mio bisogno di averla fu oscurato dalla parola forte che aveva utilizzato. Non vedevo le cose a quel modo. Era stata rapita e picchiata da qualcun altro. Io l’avevo soltanto presa in prestito per un breve periodo. Non ero io il cattivo della situazione — non del tutto.

E non aiuta il fatto che l’ebook sia molto costoso, per una storia nei fatti poco consistente, poche le evoluzioni dei personaggi, pochi gli eventi al di là del sesso che pare allungarsi appositamente per poter essere diluita su più libri.

Buona parte del testo si disperde per mostrare Pearl che stuzzica Crow per conquistare un po’ di libertà. Concetto meritevole, non fosse che il suo comportamento, oltre a essere un po’ infantile, capriccioso, e a renderla una sorta di macchietta, svilisce suo marito rendendolo un giocattolino che non le sa rifiutare nulla.

“Pearl sarà furiosa con me… ma almeno ci ho provato”.

“Dovrà farsene una ragione. Questo accade a migliaia di donne in tutto il mondo. È una merda, ma non cambierà mai. Non possiamo salvarle tutte. È fortunata che abbiamo salvato lei” 

Per quanto riguarda invece la trama principale, è evidente che si tratti solamente di un inizio: Conway non ha ancora le idee chiare sui suoi sentimenti, ed è convinto di volere Adelina solamente per una buona dose di sesso a tempo determinato. L’immagine che ha di se stesso è quella di essere un vero bastardo, nonostante i gesti e i comportamenti mostrino chiaramente al lettore che c’è ben altro sotto, passione sfrenata, desiderio di farla stare bene, di darle piacere, di non umiliarla, e nonostante la stessa Adelina abbia il compito di rassicurarlo sulla sua “bontà”.

Mi abbassai a terra accanto a lei e fissai dritto davanti a me, nel caso non gradisse che la guardassi. Non le chiesi se stava bene perché era ovvio che non fosse così. Non le chiesi se voleva parlare, perché se avesse voluto avrebbe detto qualcosa. Non esistevano manuali di istruzioni in queste situazioni. In quanto uomo, non avrei mai compreso come potesse sentirsi una donna. Non avrei mai saputo cosa voleva dire essere la preda, dal momento che io ero sempre il predatore. “Sono qui. Qualunque cosa ti serva, io ci sono”. Era il meglio che mi fosse venuto in mente, il meglio che potessi dirle.

Le gestualità erotiche e romantiche sono ben scritte e piacevoli da leggere, anche se ho trovato una certa ridondanza negli stessi termini, negli stessi gesti. Tuttavia, togliendo da un dark l’aspetto drammatico, togliamo quasi tutto e lasciamo una storia che sembra leggera. E in effetti il problema è proprio questo, la storia appare spenta, sfocata: Conway dovrebbe essere il cattivo ma non lo è fino in fondo, anzi, per un certo verso ricopre anche il ruolo di salvatore anche se a tempo determinato; Adelina è la donna ribelle e forte, ma non lo è fino in fondo, perché ha rinunciato a salvarsi.

La vera donna con gli attributi è Pearl, in diverse occasioni un po’ sopra le righe, mentre Crow è totalmente disinteressato alla questione e sembra tenuto per… il collare dalla moglie.

Si vergognava perché le era piaciuto succhiarmelo.

Si vergognava per aver desiderato che la scopassi.

E per il fatto che mi voleva.

Non mi serviva essere una vittima per comprendere quel conflitto. Era stata torturata e violentata da uomini spaventosi. Non avrebbe dovuto gradire di essere desiderata da un altro altrettanto crudele. Faticava ad accettare i suoi impulsi sessuali, per quanto naturali fossero.

Una cosa che colpisce è il un netto contrasto tra i punti di vista degli uomini Barsetti con quello di Pearl: solo lei, infatti, che è stata a sua volta oggetto di tratta delle donne, mostra empatia per la condizione di Adelina. Crow e Conway, coerentemente con le loro frequentazioni criminali e con il fatto che loro stessi abbiano fatto uso di tale forma di schiavitù in passato, evitano di prendere posizione. La stessa Adelina, in modo discutibile e poco credibile,  ha un approccio realista e fin troppo distaccato alla situazione, e rinuncia a trovare una via d’uscita. Nessuno, in realtà, tranne Pearl, ha davvero la volontà di liberare quella povera donna, e la cosa mi ha lasciata un po’ perplessa.

Questo conflitto di visioni è interessante e lascia qualche spunto di riflessione, ma purtroppo manca di quell’impatto drammatico che porterebbe al pathos, a soffrire per la condizione di Adelina immedesimandoci in lei.

Non potevamo andare avanti a lungo senza parlarci — e specialmente senza scopare. Ma non intendevo scusarmi per qualcosa che non avevo fatto. Il mondo era un posto di merda con persone di merda. Io non ero molto meglio degli uomini che lei disprezzava.

Forse aveva dimenticato chi era davvero l’uomo che aveva sposato.

La cosa che non ho gradito è che si voglia insinuare che un genere di uomo come Conway, con una visione morale così distorta, possa essere meritevole di onore, fino a ricoprire il ruolo di salvatore, inducendoci a rimodulare il cattivo giudizio che potremmo avere nei suoi confronti. Non ho esattamente capito se l’autrice voglia presentarci un buono o un cattivo, perché neppure l’idea che Conway sia una figura sfaccettata sembra calzare nella caratterizzazione. Non usa violenze, non forza la sua schiava in prestito a fare sesso, eppure la minaccia perché ha piacere di usarne il corpo. Lascia intendere che lei ne goda, e questo sembra giustificare la forzatura psicologica a cui è sottoposta. Un messaggio di dubbio gusto.

Ero pienamente consapevole che le mie azioni erano sbagliate. Le stavo dando rifugio in cambio di pompini e petting spinto e, alla fin fine, sesso. La cosa giusta da fare sarebbe stata lasciare in pace quella povera ragazza fino a quando non fosse dovuta tornare da Tristan.

Ma non volevo lasciarla stare. Volevo scoparla in ogni angolo di casa mia.

Una piccola curiosità: sia Crow che Conway hanno le medesime misure intime, vale a dire ventidue centimetri. Non è una vera casualità?

“Ti piace baciarmi. Ti piace succhiarmelo. E ti piacerà anche questo. Smettila di pensare a tutto il resto e concentrati soltanto su di me”.

 

 

Romanticamente Fantasy

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