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Recensione: “Black Sakura: a Yakuza story” di Maria Antonietta Capasso

TITOLO: Black Sakura: A Yakuza Story

AUTORE: Maria Antonietta Capasso

GENERE: Mafia romance

EDITORE: Independently published

DATA DI PUBBLICAZIONE: 29 aprile 2021

 

Questo è il mantra che accompagna la vita di Aaron, giovane membro del Kabuto-kai, il più importante e pericoloso sindacato Yakuza a Los Angeles.Un clan mafioso che vuole scalare a ogni costo.Aaron però è un hafu con sangue nipponico e americano nelle vene, e il suo essere “impuro” non è visto di buon occhio nel sindacato.Ma a lui non interessa. Tutto ciò che desidera è distruggere dalle fondamenta proprio quel clan che è stato una famiglia per lui, ma anche ciò che lo ha privato della sua infanzia in una notte di tanti anni fa sotto i rami dei ciliegi in fiore.Petali che si sono tinti di sangue per tutta la sua vita, ma che ritrovano il loro profumo solo grazie alla ventiquattrenne Eva, avvocato probono dagli occhi azzurri, che si insinua nelle crepe del suo cuore.Come nella tecnica del kintsugi, entrambi si troveranno a dover riparare le rispettive cicatrici, ma in un mondo dominato dalla Yakuza non esiste oro che non si colori di rosso.

 

 

“Il sakura è un fiore bellissimo, Haru. Però non dura che pochissimi giorni… la bellezza è fugace ed effimera, così come la vita.”

 

Diverso dai soliti mafia romance a cui sono stata abituata, questo è incentrato sulla mafia giapponese, la “Yacuza”, una criminalità organizzata oscura e violenta con un rigido codice d’onore. Mi ha catapultata in una cultura a me totalmente sconosciuta e molto diversa da quella occidentale.

Ambientato nella Little Tokyo di Los Angeles, nel distretto finanziario della City, la corruzione è insita all’interno degli immensi grattacieli delle Società milionarie.

Fin dalle prime battute, si percepisce l’atmosfera orientale e si respira il profumo dei fiori di ciliegio tipici del Giappone.

Haru Mishima è un hafu: metà giapponese e metà americano, considerato un impuro dai membri del Kabuto -Kai, il sindacato (clan della Yacuza) di cui fa parte.

Aaron è il nome occidentale che si è scelto e il suo corpo è coperto dagli irezumi, i tatuaggi simbolo della filosofia orientale e dell’appartenenza alla Yacuza.

A ventisette anni, dopo una vita dedicata all’organizzazione, è arrivato il momento di vendicarsi di coloro che quella notte di venti anni prima, a Kyoto, lo hanno privato della sua vera famiglia, esiliando sua madre e facendo sparire suo padre, di cui non ha mai saputo nulla e che gli ha lasciato in eredità solo il colore ambrato degli occhi.

Eva Carter è l’avvocato dagli occhi azzurri che potrebbe essere l’arma giusta per distruggere il Kabuto-Kai e lenire il suo animo tormentato.

Figlia del proprietario della Società milionaria McFarlane & Associated, Eva, a ventiquattro anni, conduce una vita semplice e dimessa, tant’è che porta il cognome della madre per dissociarsi dai privilegi del nome di suo padre. Quando conosce Aaron, il suo Samurai, la sua vita cambia per sempre.

 

“Il legame strano e inspiegabile che si era instaurato tra noi, il modo in cui stavano trasformando le rispettive cicatrici in qualcosa di nuovo, dando senso alla sofferenza di entrambi, non potevano essere un caso.”

 

La trama è complessa ed è strutturata in capitoli con un titolo giapponese e caratterizzati da un POV alternato tra i due protagonisti.

Ho apprezzato la meticolosità dell’autrice nell’usare una terminologia appropriata. Vi imbatterete, dunque, in alcune parole nella lingua giapponese, significative e con annessa spiegazione, segno di una ricerca approfondita. Ciò fa entrare il lettore maggiormente nel vivo della storia.

Per le molteplici scene di violenza, la lettura è adatta a un pubblico adulto ma sottolineo che sono in linea con il genere trattato.

Sono molti gli argomenti trattati: la prostituzione è uno di questi, ma le scene di sesso non sono esagerate, come in molti romanzi che trattano questo genere.

La storia d’amore è condita da un’attrazione molto forte, ma è alimentata da un legame intimo e immediato da cui i due giovani non riescono a liberarsi, pur provandoci perché consci di venire da due mondi molto diversi.

I dialoghi fra i protagonisti però non sono molti, la loro storia pur essendo importante e al centro della vicenda è tenuta in sottofondo, dando più rilievo alla Yacuza Story, all’interno della quale nasce questo fiore bellissimo.

 

“Per un attimo sperai sul serio, e in modo irrazionale e stupido, di avere la possibilità di godere di lei e del suo amore per tutta la vita.

Ma il senso di ineluttabilità del nostro destino si impossessò di me insieme all’eccitazione.

Non mi importava nient’altro che vivere quel momento, effimero come un petalo di sakura.”

 

Mi ha colpita lo stile di narrazione adottato, emblematico e ricco di suspense, coinvolgente e ricco di particolari interessanti.

L’autrice da risalto a tutti i personaggi del libro, che sono tanti, anche quelli secondari, con una caratterizzazione importante, necessaria per la complessità della trama che sorregge altre e interessanti microstorie all’interno.

Consigliatissimo!

 

“Haru era morto quella notte sotto l’hanami, assieme alla sua innocenza, o si era soltanto addormentato in attesa che l’amore di una donna lo risvegliasse?

Haru era sempre stato nascosto tra le linee degli irezumi che decoravano il corpo di Aaron, per ricordargli che non sarebbero mai potuti esistere l’uno senza l’altro.

Ed Eva li desiderava entrambi.

Li amava entrambi.”

 

 

 

 

 

 

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Sara

Kureha

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