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Recensione: “Il peso delle parole” di Olimpia E. Petruzzella

Care Fenici, oggi Tracy ci parla del bellissimo “Il peso delle parole” scritto da Olimpia E. Petruzzella

Cover realizzata da Heaven Tonight

Un ex violinista che detesta la musica classica, una giovane editor divorziata che si sente sempre inadeguata e non sa cosa vuole dalla vita, un attore gay e viziato che cerca di rovinare il matrimonio del suo migliore amico, famoso sceneggiatore, anch’egli gay e in crisi col marito. A legare queste vicende è Diana, giovane sceneggiatrice che, nonostante la sua esuberanza e i modi franchi e gentili, non riesce a lasciarsi andare del tutto nelle relazioni con gli altri. Il bullismo psicologico che ha subito al liceo le ha, infatti, lasciato addosso un senso di disagio da cui non riesce a liberarsi.

Personaggi complicati, ne abbiamo?

Non potrei sintetizzare in una sola frase questo libro, se non così.

Se amate le letture che vi fanno riflettere, che vi fanno scavare nel profondo della vostra anima, allora questo è il libro giusto.

I soggetti umani in questione sono principalmente quattro, come da sinossi, che hanno concentrato nel loro animo tutta una sorta di sfaccettature che l’autrice esamina.

La prima che incontriamo è Vanessa, anima tormentata, così intensa, eppure così sempre alla deriva, alla ricerca di sé stessa, che la porta a compiere gesti e azioni a volte incomprensibili. Va a vivere in casa di Sean con un contratto d’affitto ‘molto rigido’, nel quale il proprietario le impone una serie di regole talmente astruse da risultare ai limiti della tolleranza.

Sean era appoggiato allo stipite della porta della cucina e osservava la scena, divertito.
«I’m sorry», si scusò, senza troppa convinzione. Si avvicinò a Vanessa, prese il barattolo e svitò il coperchio senza troppo sforzo. «Tu fai così. It’s easy.»
Vanessa lo guardò storto.
«So come si apre un barattolo.»
«Non mi sembra.» Sean sorrise, sardonico. Poi aggiunse: «Prego. It’s my pleasure». E si girò, uscendo dalla cucina.
«Coglione presuntuoso», borbottò Vanessa.
«I heard you.»
Vanessa sbatté uno straccio contro il lavello, con rabbia. Agì d’impulso. Uscì dalla cucina e raggiunse Sean sulle scale.
«Ma sei sempre così simpatico tu?»
Sean si bloccò. Con un movimento fluido del corpo, si girò e la guardò, piegando la testa di lato.
«Yes. Why?»
«Perché non mi piaci, neanche un po’.»
Sean piegò le labbra all’insù, per poi tornare serio. Il suo sguardo era freddo.
«Io non devo piacere te.»
«Ah no?» Vanessa si portò le mani ai fianchi, minacciosa.
«No. We live together. This is all. Noi non dobbiamo anche piacerci.»
Vanessa strinse gli occhi. Fece un respiro profondo, cercando di calmarsi.
«Ma dobbiamo convivere.»
Sean si strinse nelle spalle. «This is… irrilevante.»

Sean, violinista tormentato da un passato legato alla musica e alla sua famiglia, un rapporto molto contrastato con suo padre e una certa asocialità verso i rapporti umani. Essendo anglosassone poco sopporta il modo tutto italiano di ‘immischiarsi’ nei fatti altrui, anche se non può di certo far fronte alla deliziosa insistenza con cui lo circonda Diana.

Logan, personaggio sornione e che vi entrerà nell’anima per la sua sfacciataggine, anche se in alcuni punti irriterà per la sua eccentricità e bisogno di essere al centro dell’attenzione.

E infine Diana, lasciata qui alla fine, solo perché è il collante, il perno intorno a cui ruota tutta la storia.

Un animo dolce, che amerete, anche se le sue sfumature sono così inspessite dal suo vissuto che non sempre proietta intorno a sé.

Una sceneggiatrice dalla mente brillante, alla Sherlock, personaggio che ama e di cui a tratti ricorda i metodi di ricerca e approfondimento, anche nell’incontro con Sean, che inquadra alla prima occhiata, mettendo a nudo una parte di lui che lo irrita in profondità.

Non vuole essere esaminato, lui, non vuole che nessuno metta a nudo il suo animo e le sue tante ribellioni interne, che esprime anche attraverso il linguaggio, un misto di inglese e italiano.

La difficoltà, a volte, di esprimere ciò che prova in una lingua diversa dalla sua, fa emergere questo lato confuso, spezzato di sé stesso, e lo riversa nei rapporti con gli altri.

Diana, dal canto suo, ha avuto esperienze di prevaricazione al liceo, si è rifugiata nell’amicizia di Vanessa, àncora di salvezza quando la sua voglia di vivere è naufragata.

Insomma, anime alla deriva in cerca di qualcuno o qualcosa che possa far tornare loro la scintilla della vita, della speranza, di credere ancora nel genere umano.

Una storia molto intensa, devo dire, che si snoda con un ‘avanti e indietro’ negli anni tra il 2012 e il 2016.

Personalmente mi perdo un po’ con i salti nel tempo, perché faccio fatica ad assemblare cose dette in un periodo e a non ritrovarle subito dopo, ma posso dire che l’esperimento è riuscito.

L’autrice ha uno stile incentrato sul mix inglese/italiano, esattamente come il luogo in cui ha ambientato la storia, tra Londra e l’Italia.

Poter incasellare questo libro mi risulta difficile. Pur essendo una narrativa, si avvertono note molto intimiste, a volte si scivola sulla riflessione, che fanno di questa piacevole lettura un piccolo mondo a parte, tutto da scoprire.

Vi invito alla lettura e a conoscere l’autrice. Non vi fate condizionare dalla sua aria dolce, perché dietro a quel sorriso nasconde una grinta da bravissima scrittrice.

Buona lettura!

 

Kiki

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