Recensione: Seven Deadly Thorns. Il bacio della morte di Amber Hamilton

Autrice: Amber Hamilton
Genere: dark fantasy
Editore: GARZANTI
Data di pubblicazione: 4 novembre 2025
Il suo peggior nemico. La sua unica salvezza
Nessuno sa che Viola è una strega. E nessuno dovrà mai scoprirlo. Perché nel regno in cui vive essere una strega è una condanna: ogni donna con poteri magici è braccata e uccisa per volere della Regina. Per questo, all’insaputa di tutti, Viola si finge una studentessa dell’accademia più prestigiosa della capitale. Per mimetizzarsi, ha imparato a tenere la testa bassa e a non attirare l’attenzione. Fino al giorno in cui il Cacciatore la scova. L’assassino che perseguita la sua gente è l’ultima persona che Viola si immagina: il principe Roze, arrogante e pigro, il ragazzo che più detesta dell’intera scuola. Ma, quando le imprigiona i polsi sopra la testa in un vicolo buio, mangiando con la mano libera una mela, Viola è costretta ad ascoltarlo. Roze le propone un patto: aiutarlo a detronizzare la madre scoprendo che cosa è successo al re. Hanno solo una settimana per scoprire la verità, sette giorni che corrispondono alle sette spine della rosa tatuata sul braccio del principe. In caso contrario, lui morirà. Viola non si fida di quel sorriso strafottente e di quegli occhi da serpe; potrebbe essere una strategia per coglierla di sorpresa e ucciderla con l’arma più dolce e crudele, un bacio di morte. Ma se vuole restare in vita, Viola non ha altra scelta: deve stringergli la mano e fare quello che le riesce meglio: nascondere il fastidioso palpito che la sua vicinanza le procura.
La fiaba di Biancaneve come non l’avete mai letta. Più ricca di colpi di scena del lungometraggio della Disney. Più crudele del racconto dei fratelli Grimm. Questa è la chiave del successo del romantasy più conteso della Fiera del Libro di Bologna, in corso di pubblicazione in tutto il mondo. Amber Hamilton ci regala la storia di un amore proibito, che rimane impressa come un tatuaggio. Per chi non ha paura delle emozioni forti.

“Seven Deadly Thorns. Il bacio della morte” mi ha dato subito quella sensazione da romantasy che non ti lascia tregua: inizi dicendo “leggo solo un capitolo” e poi ti ritrovi a controllare l’orologio come se fossi tu quella con una scadenza addosso. L’idea di base è già potentissima, perché Viola non è “la strega speciale che tutti ammirano”, ma una ragazza costretta a sopravvivere in un regno dove essere una strega significa essere cacciata e uccisa per ordine della Regina. Quindi lei si mimetizza, si cancella, si finge studentessa nell’accademia più prestigiosa della capitale e vive in quell’equilibrio crudele in cui basta un minimo errore per finire nel mirino. E questa cosa si sente: non è un semplice “segreto”, è una paura che ti rimane appiccicata mentre leggi.
Poi succede la cosa che ti fa dire “ok, adesso si vola”: il Cacciatore la trova. E non è un estraneo misterioso, non è un mostro anonimo, è proprio lui, il principe Roze. Il ragazzo che lei detesta più di chiunque altro a scuola, quello che sembra arrogante, pigro, irritante in modo quasi scientifico…. è tutto così assurdo e spavaldo che ti fa venire insieme rabbia e curiosità. E in un romantasy, quando provi entrambe le cose, sai già che sei nei guai.
Da lì la storia diventa una corsa contro il tempo con un patto che è tutto tranne che romantico nel senso “carino”. Roze le propone di aiutarlo a detronizzare la madre e a scoprire che cosa è successo al re. E loro hanno solo una settimana. Sette giorni legati alle sette spine della rosa tatuata sul braccio del principe: ogni spina è un giorno che passa, ogni giorno è una porta che si chiude. Se falliscono, lui muore. Questo meccanismo è geniale perché ti obbliga a leggere veloce, ti mette addosso la stessa pressione che hanno i personaggi e ti fa percepire la missione come qualcosa di fisico, quasi doloroso. Non è la classica “indagine” da fantasy, è un countdown che ti morde.
E il punto, per me, è che la tensione tra loro non nasce perché “sono bellissimi e basta”, ma perché sono pericolosi l’uno per l’altra in modi diversi. Viola non può fidarsi. Roze potrebbe starla manipolando o potrebbe essere una trappola per ucciderla nel modo più dolce e crudele, un bacio di morte appunto. E lui ha quell’aria da serpente, quel sorriso troppo sicuro, quegli occhi che ti fanno pensare “questo mi rovina la vita”. Però, allo stesso tempo, è impossibile ignorare che tra loro si innesca qualcosa di elettrico, di fastidioso, di inevitabile. Lei cerca di restare fredda, di fare la brava invisibile, ma ogni volta che lui si avvicina c’è quel palpito che le scappa e che vorrebbe schiacciare, perché nel suo mondo desiderare la persona sbagliata non è solo un errore emotivo, ma può essere una condanna.
La cosa che mi ha divertito e travolto è proprio questa vibrazione da fiaba riscritta in modo più oscuro. Qui la promessa “Biancaneve come non l’avete mai letta” si sente soprattutto nell’atmosfera: non è un racconto gentile, è una fiaba tagliata con una lama sottile. È più crudele, più spigolosa, più “non fidarti di niente e di nessuno”, e quando arrivano i colpi di scena hanno quel sapore da storia che vuole sorprenderti sul serio, non solo accompagnarti. È come se prendesse l’immaginario classico e lo rendesse più adulto emotivamente, più rischioso, più carico di conseguenze.
Per me è uno di quei libri che funzionano perché ti fanno vivere insieme due sensazioni opposte: vuoi che Viola scappi e allo stesso tempo vuoi che resti, vuoi che Roze sia migliore di quello che sembra e nello stesso istante temi che sia peggio. E quando una storia riesce a tenerti in quella contraddizione senza farti sbuffare, ma anzi facendoti girare pagina più in fretta, allora ha proprio centrato il bersaglio. L’amore qui non è “rilassante”, è proibito, sospetto, quasi una febbre, e il fatto che tutto avviene sotto la minaccia della Regina e della caccia alle streghe rende ogni emozione più intensa, perché non c’è spazio per sentirsi al sicuro.







