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Recensione: True Crime di Patricia Cornwell

Titolo: True Crime

Autrice: Patricia Cornwell

Genere: memoir

Editore: Mondadori

Data di pubblicazione: 12 maggio 2026

Età di lettura consigliata: +16

Senza tralasciare alcun dettaglio, Patricia Cornwell si mette a nudo, offrendo uno sguardo illuminante su ciò che l’ha resa la star internazionale che è oggi.

Patricia Cornwell è nota in tutto il mondo per la sua serie di thriller bestseller con protagonista l’anatomopatologa Kay Scarpetta. Se ogni storia ha un’origine, quella di Scarpetta è iniziata quando Patricia Cornwell ha scelto di varcare la soglia di un obitorio. In questo memoir dolorosamente onesto la scrittrice scava nel proprio passato, ripercorrendo i traumi di un’infanzia segnata da genitori negligenti: un padre che abbandona la famiglia il giorno di Natale e una madre vittima della depressione. Descrive l’ombra dei maltrattamenti subiti durante l’affido e il legame profondo nato con Ruth, la moglie del celebre predicatore Billy Graham, una figura materna che sarà decisiva per il suo futuro di scrittrice. Con estrema franchezza, Cornwell racconta come sia riuscita a superare tutti gli ostacoli – tra terribili ricoveri ospedalieri e incidenti che l’hanno portata a un passo dalla morte – trasformando la sofferenza nell’ambizione di diventare una pluripremiata cronista di nera. Da lì, le ricerche presso l’ufficio di medicina legale si sono trasformate in un lavoro a tempo pieno, facendo di Cornwell prima un’esperta forense poi un fenomeno editoriale planetario grazie al suo stile realistico unico. Nel mezzo, ovviamente, occupa un posto centrale il suo rapporto con la scrittura, che incrocia una passione quasi ossessiva per Jack lo Squartatore e le vicende legate ai primi rifiuti editoriali, fino alla svolta decisiva con Postmortem.

«Ogni storia ha un’origine.» 

Se amate la Cornwell e vi aspettate il trentesimo libro sulle indagini della famosa dottoressa Kay Scarpetta… Acqua!!! Questo non è un romanzo che parla di un delitto, True Crime è un memoir (prima o poi tutti gli scrittori di successo ci devono passare), che racconta tutto ciò che accade prima: le ferite, i fantasmi e gli ostacoli che trasformano una persona in una narratrice ossessionata dal crimine.

Niente bisturi o cadaveri: stavolta a essere dissezionata è l’autrice stessa che mette sul tavolo autoptico la sua stessa vita e passa al microscopio tutte le sue emozioni. La Cornwell ripercorre la propria infanzia segnata da abbandoni, paure e rapporti familiari complicati e anche il resto della sua vita non scorre liscia come l’olio. Frequenta ambienti d’élite sentendosi però sempre come un pesce fuor d’acqua. Si finisce di perdere il conto dei suoi fallimenti prima di arrivare al successo! Ma come lettori non possiamo che ringraziare questa esistenza caotica perché da lì nascono la sua curiosità per la morte, la ricerca della verità, la passione per la medicina legale e tanti dei personaggi dei suoi romanzi. Lo studio e attenzione ai particolari che rendono le scene crude e violente delle sue opere il più reali possibili sono al limite della morbosità!

I protagonisti del libro non sono detective o serial killer, ma persone reali. 

«I giornali titolavano: LA SIGNORA DEL GIALLO oppure LA DONNA DEL MISTERO o UNA CARRIERA DA MORIRE e CORNWELL: UNA VITA TRA I CRIMINI.» 

La giovane Patricia emerge come una ragazzina intelligente, testarda, timida, introversa, solitaria e spesso costretta a cavarsela da sola. Da adulta ciò che sicuramente la contraddistingue sono la caparbietà e la resilienza.

Attorno a lei ruotano figure familiari ingombranti: un padre assente, una madre fragile e mentalmente instabile e soprattutto Ruth Graham, presenza fondamentale che diventa un punto di riferimento affettivo nei momenti più difficili. 

Segue poi una carrellata di VIP da fare impallidire… Divi e dive del cinema… Presidenti…

L’ambientazione cambia continuamente: dalle case dell’infanzia agli obitori, dagli uffici di polizia ai laboratori forensi che la Cornwell frequenterà per documentarsi fino ai set cinematografici.

Lo stile è sempre quello: diretto e dettagliato. Però qui c’è qualcosa in più. Il risultato è un racconto sincero ed emozionante e alla fine capisci che con una vita del genere scrivere thriller era quasi inevitabile!

Vale la pena leggerlo?

Sicuramente meno avvincente delle indagini della nota coroner ma serve a fare luce sulle sue origini. Quindi, sorpassata la delusione che non sia un avvincente thriller, rimane una lettura molto piacevole in cui si scopre che non è tutto oro quel che luccica… 

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