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Recensione: “Gli architetti di Auschwitz” di Karen Bartlett

Care Fenici, oggi Mumù ci parla di un libro importante, “Gli architetti di Auschwitz” di Karen Bartlett

Questa è la storia scioccante di come furono creati i forni crematori e perfezionate le camere a gas che permisero l’eliminazione di milioni di persone durante l’olocausto. Alla fine dell’Ottocento, la Topf & Figli era una piccola e rispettata azienda a conduzione familiare con sede a Erfurt, in Germania, che produceva sistemi di riscaldamento e impianti per la lavorazione di birra e malto. Negli anni Trenta del secolo scorso, tuttavia, la ditta divenne leader nella produzione di forni crematori e, con l’avvento della seconda guerra mondiale, si specializzò nella produzione di forni “speciali”, destinati ai campi di concentramento. Durante i terribili anni dell’Olocausto, la Topf & Figli progettò e costruì i forni crematori per i campi di Auschwitz-Birkenau, Buchenwald, Belzec, Dachau, Mauthausen e Gusen. Gli uomini che concepirono queste macchine di morte non furono ferventi nazisti mossi dall’ideologia: a guidare i proprietari e gli ingegneri della Topf & figli furono piuttosto l’ambizione personale e piccole rivalità, che li spinsero a competere per sviluppare la migliore tecnologia possibile. Il frutto del loro lavoro riuscì a superare in disumanità persino le richieste delle SS. Ed è per questa cieca dedizione al lavoro che i fratelli Topf passarono alla storia con infamia. Il loro nome è ancora impresso sulle fornaci di Auschwitz.

Perché ho scelto questo libro da recensire? Questa è stata la domanda che mi è stata posta e a cui provo a rispondere adesso. Ho scelto questo libro macabro, si proprio macabro, perché sento di avere il dovere di sapere ma soprattutto, di non dimenticare mai l’orrore che si è consumato in un passato non poi così remoto e distante. Mia nonna ottantenne mi ha raccontato poco tempo fa che quando è scoppiata la guerra lei aveva solo 7 anni, ma non dimenticherà mai quel periodo nonostante siano passati tanti decenni, e mentre parlava aveva quella luce negli occhi che solo chi ha provato sulla propria pelle certi eventi può capire.

Il libro ci mostra l’orrore dell’olocausto da un’altra prospettiva, non da chi lo ha barbaramente subito, ma da chi ha contribuito a creare questo sterminio attraverso un sistema ben studiato.

Il libro è ben strutturato, frutto di una ricerca approfondita e particolareggiata, una scrittura oggettiva e obbiettiva che lascia ben poco spazio a interpretazioni personali.

Ho appreso tante informazioni a me sconosciute, molte delle quali, solitamente, è possibile reperire solo all’interno di documentari cavillosi. Ad esempio, ho scoperto che aziende che operano ancora oggi come Audi, Bmw, Bayer utilizzavano lavoratori forzati che essenzialmente venivano trattati alla stregua degli schiavi; ma ciò che ha reso la Topf & Figli diversa da queste aziende è stato l’impulso che ha dato allo sviluppo della tecnologia dell’Olocausto.

Quello che mi ha lasciata veramente interdetta, tra le varie barbarie di cui si sono macchiati i capi dell’azienda, è che la Topf & Figli era orgogliosa del proprio operato, considerava il proprio lavoro come un progetto a sostegno dell’ideale nazionale, tra l’altro decisamente remunerativo: difatti, tradotto in denaro corrente, l’impresa guadagnò circa 30mila euro all’anno per lo sviluppo della tecnologia alla base dello sterminio della razza ebraica.

L’analisi di questa azienda e di come fu coinvolta nelle atrocità del nazismo viene illustrata per gradi, fornendo al lettore tutti gli strumenti per un’attenta analisi riflessiva. La Topf & Figli venne fondata nella seconda metà del diciannovesimo secolo e si occupava di sistemi di riscaldamento e impianti di produzione di birra e malto. Devo dire che è stato molto interessante seguirne l’evoluzione sino ai risvolti più raccapriccianti. L’azienda non si limitò a contribuire in massima parte ad attuare la soluzione finale, ovvero lo sterminio totale della razza ebraica, messa in moto dai nazisti, ma si impegnò anche attivamente nella produzione di armamenti bellici. Il contributo di questa azienda è stato determinante, in quanto non si è limitata a fornire gli strumenti richiesti dalle SS, ma essa stessa si è impegnata ad elaborare macchine sempre più precise e perfette, partecipando alle discussioni e decisioni in merito ai sistemi di ventilazione per i forni crematori sino a ideare la tecnica di ventilazione per le camere a gas.

E infine l’analisi verte sui vari soggetti che si trovavano ai vertici: Prufer, Schultze, Braun, il più pulito dei quali, lasciatemelo dire, aveva la rogna. Solitamente la parola nazismo viene associata, oltre che a Hitler, ai massimi vertici del suo partito, Himmler in primis, dimenticando che un evento di tale portata, così immensamente devastante, necessitava inevitabilmente di tutto un apparato di sostegno e collaborazione che riguardava i più svariati campi; gli impiegati della Topf & Figli insieme ai loro proprietari, si sono rivelati estremamente solerti in questo ruolo. Il libro va in profondità, oltre a riportare i fatti, analizza anche le azioni e le motivazioni che li portarono in tale direzione.

Come ho detto all’inizio questo racconto vi turberà molto, ma vi lascerà qualcosa dentro, accenderà una piccola fiammella nel vostro cuore, fiammella che dovrebbe venir alimentata dalla condivisione affinché le ceneri del passato siano la base da cui ripartire.

 

 

 

 

StaffRFS

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