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Recensione in Anteprima: “Echo” di Rachel Sandman

Buongiorno Fenici, oggi Tracy ci parla in anteprima di “Echo” di Rachel Sandman

Lauren BlakelyUno sguardo a volte può cambiare la vita. Ne sa qualcosa Tomas Riley in una Boston estiva, quando incrocia gli occhi di una sconosciuta e ne rimane folgorato. Lei, Samantha Bennett, è una ragazza sfuggente, inafferrabile, che guarda il mondo attraverso una solida corazza. Il loro primo incontro avviene un po’ per caso, ma il secondo… è destino. La sorte inizia a giocare le sue carte e Tom cerca in ogni modo di farsi notare, con battute e gaffe che attirano l’attenzione di Sam. Lei non capisce se il ragazzo è solo un presuntuoso o vuole farla arrabbiare. La passione per la musica avvicinerà due personalità diverse, ma uniche, in una storia come tante altre – o forse no –, perché spesso, se si tratta di emozioni, non è facile capire dove inizia il proprio cuore e finisce quello dell’altro. Il romanzo d’esordio di un’autrice dalla penna travolgente. Due protagonisti fragili, ma forti, vi racconteranno una tenera storia di passione e di vita, perché, anche quando sembra che non ci sia più speranza, l’esistenza riserva sempre una via d’uscita, chiamata amore.

Adoro il genere New Adult, in quanto esprimono appieno i sentimenti umani, senza filtri, senza quella barriera di razionalità che blocca parole e gesti dei cosiddetti ‘adulti’.

Sono giovani, sono freschi, irruenti e a volte complicati, in quanto si stanno preparando ad entrare in quella fase della vita che farà di loro ciò che li accompagnerà per tutta la vita.

Molte volte sono immaturi, altre fragili, ma sempre comunque un qualcosa di estremamente intrigante.

Anche Samantha e Tomas sono così, si presentano a modo loro, possono risultare simpatici o estremamente antipatici, oppure… tutte e due le cose assieme.

Tom, studente di Boston, amante della musica di pregio, adora curiosare durante una piovosa e soffocante estate, nei negozietti dei vicoli dimenticati, in cerca di una perla rara in vinile del gruppo che ama di più, ossia i Pink Floyd.

Penserete a un personaggio ‘vintage’, un po’ retrò, ma non è così. Tom ha il gusto per le cose belle, profonde e che hanno una storia, come la musica che studia presso l’università della città.

E una delle cose belle della vita, ossia una ragazza con profondi occhi color miele liquido, gambe affusolate e un’aria distaccata, entra come un ciclone nella sua giornata, portandogli via l’oggetto dei desideri, ossia la copia rara del vinile di ‘Meddle’.

La delusione è devastante, ma non come l’effetto di quella ragazza nella sua vita e nella sua esistenza. Infatti se la ritrova dopo qualche mese nel corso di laurea che segue e, pensando che sia un regalo del destino, si fionda su di lei e la costringe quasi a lavorare al progetto del corso, con lui.

Ebbene, questo gesto non resterà impunito, visto che lei, Samantha, è un tipo recalcitrante, chiusa a riccio e infastidita da tutto ciò che cerca di rompere la sua monotonia… e il suo guscio.

Avete presente un muro che delimita un fossato, irto di spuntoni, con coccodrilli, piranha e altri animali con denti affilati nello stagno che vi costringono a stare lontani? Ecco, questa è Sam.

La vita l’ha segnata e lei tenta di proteggersi, anche se il modo in cui respinge Tom e i suoi tentativi, lascia presagire che il dolore che si porta dentro è immenso come un buco nero. Sam non cede neanche un centimetro del suo territorio, anche sul nome Tom deve battagliare, come un ariete di sfondamento, ma alla fine decide che il nome giusto per una come lei è ‘Echo’.

Le porgo la mano che resta lì, sospesa tra ni, per un tempo che sembra pari a quello degli interminabili e tremendi pezzi di Bob Dylan.

Solleva la sua mano, la stringo nella mia ed è una scossa elettrica in tutto il mio braccio. Ha le dita fredde, sottili e lunghe, addobbate da pesanti anelli con simboli strani.

Scivola via in un secondo. Curioso come possa cambiare la valuazione del tempo.

«Non mi hai detto il tuo nome.»

Bravo Tom, fai il gatto sornione, assecondala.

«Forse perché non me lo hai chiesto.»

Ah! Brava ragazza, abbocca e vieni nella rete.

«Giusto. Come ti chiami?»

Lo sbattere di una porta mi fa voltare di scatto.

…..

«Bene, direi che per domani vorrei avere già i nomi dei vari membri divisi a coppie, in modo da poter iniziare subito a lavorare su diversi argomenti. Ora potete andare.»

A quelle parole vedo Miss Senza Nome afferrare velocemente la borsa, ritirare il blocchetto e drizzarsi di colpo.

Sta per andare via, perciò mi alzo per farla passare.  Così facendo è costretta a sfiorarmi.

Ultima battuta a effetto Tom: vai e spara.

«A domani, Echo!»

Si ferma, si volta e mi guarda.

«Come?»

«Ho detto: a domani, Echo…»

A primo impatto sembra un normale NA, con i suoi schemi, i suoi discorsi giovani, il disegno della trama, i vari POV dei due protagonisti, che rendono il progetto azzeccatissimo.

«Parlami, Echo! Se ho fatto qualcosa…»

«Smettila. Ok? La devi smettere di chiamarmi così.»

Siamo tornati a quel punto? Ma sul serio? Solo per Lisa?

«Echo…»

«Signori, questo è un luogo pubblico, per studiare. Se volete discutere, vi prego di accomodarvi fuori, state disturbando l’intera sala.»

Ma che cazzo vuole questo tizio con baffetti in stile Charlie Chaplin?

«Io me ne stavo giusto andando. Mi scusi.»

Sì, l’ho pensato anche io, divertendomi con i tanti intermezzi, con i dialoghi affilati o ironici dei due giovani, ma qualcosa mi lasciava perplessa.

Conosco i vuoti lasciati dal dolore, così come il voler proteggere il proprio cuore a ogni costo, e sono consapevole anche della potenza che ha la musica su anime del genere e la forza della passione che si ha a quell’età. Eppure…

Saranno state la cover in bianco e nero (lo adoro!), le immagini del disco che si dissolve che fa da introduzione a ogni capitolo, o le canzoni che annunciano i capoversi. Non so dirvelo con esattezza, ma a metà libro sono entrata in una specie di tunnel che perdeva il contorno con la realtà e mi portava in un qualcosa che stentavo a riconoscere.

È stato come essere presi per mano e seguire una sensazione. Più avanzavo, e più mi sembrava di tornare indietro nel tempo. Più i protagonisti si schiudevano alla reciproca conoscenza, più a me sembrava di essere uno spettatore molto presente, parte di quella storia che pian piano riuscivo a capire.

Vi sembrerà follia, ma io che ho vissuto ‘quella musica’, ‘quel periodo’, ho avuto l’impressione che qualcuno, tra le righe, parlasse di me.

Ed eccoci arrivati al culmine, quando il dolore provoca più danno nell’anima di Sam, che respinge Tom con violenza inaudita, in me entra la consapevolezza: so cosa è ‘Echo’, al di là delle tante spiegazioni date e che non mi avevano convinta (capirete il perché durante la lettura!), così come riconosco cosa stia dilaniando quella ragazza scontrosa, antipatica, molto fuori dalla normalità che è Sam.

Lo so, avrete fino a questo punto adorato Tom, il controcorrente, quello che con il suo sorriso e gli occhi color oceano, ha scavato una buca nel vostro cuore e ci si è accomodato con tanto di copertina e occhi languidi.

Ma Sam/Echo? Non giudicatela nei lampi momentanei della quotidianità, seguite le briciole, come moderni Hansel e Gretel, per capire dove voglia condurvi (magari non volontariamente. No, vi scaccerebbe a sassate, se potesse!)

E siete arrivati qui, a ‘Wish you were here’, lo stupendo e lontano brano dei Pink che mi ha fatto sentire a casa. È stato come risentire quella chitarra, quella voce che cantava ciò che provavo da adolescente, che esprimeva quello che mi tormentava e non riusciva a colmare il vuoto che sentivo.

“I wish you were here. We’re just to lost souls swimming in a fishbowl year after year, running over the same old ground: what have we found? The same old fears…”

Che tradotto, dallo stesso libro:

“Vorrei che fossi qui. Siamo solo due anime perse in un acquario, anno dopo anno, che corrono sullo stesso vecchio terreno: e cosa abbiamo trovato? Le stesse paure di sempre…”

Tutte le teorie che esprime Tom nella sua esposizione durante la lezione, mi hanno ricordato gli scontri che ho avuto con gli altri fan, le lettere mandate al fan club, ma soprattutto – come era solito all’epoca – sentire una canzone che parla di te.

E questo è difficile provarlo di solito attraverso un libro, anche se una canzone ha rappresentato per te un momento importante, se l’autore non ha la profondità di rendere quella emozione, qualcosa di grande.

La preparazione musicale dell’autrice è enorme, come le tante tracce che dissemina lungo la narrazione, da quelle moderne, a quelle del passato, a volte sconosciute a molti, ma che hanno in comune una sola linea: parlano di emozioni diverse ma intense.

E dopo tutto questo vi starete chiedendo dove ci siamo persi mentre parlavamo di questo libro, ma tranquilli, siamo sempre lì, parliamo della stessa cosa, ma voi potrete capirlo solo affrontando questa avventura, che ha due protagonisti azzeccatissimi, una base di narrazione per niente banale, e un ritmo serrato e divertente, anche se con note di colore ‘dark’.

Ve ne innamorerete, sia del romanzo che dell’autrice, così introversa, ma così intensa da farvi desiderare di averla lì, seduta accanto a voi, a parlare di musica, del tempo e altre amenità, perché saranno solo cose per niente scontate.

Vi segnalo che l’edizione cartacea, come tutte quelle della Delrai Edizioni, ha una grafica accattivante, un segnalibro incluso nella cover del libro e alcune ‘chicche’ che gli amanti del cartaceo adoreranno.

Vi auguro buona lettura e attendo un prossimo romanzo che spero vedrà presto la luce.

 

Kiki

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