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Recensione: “Il Principe degli Sciacalli” di Rebecca Moro (ciclo Saga dei Quadranti #1)

Buongiorno Fenici! Oggi abbiamo una novità per voi: abbiamo deciso di dare voce a due dei nostri collaboratori per parlarvi del nuovo libro di Rebecca Moro, “Il Principe degli Sciacalli”. Quindi qui di seguito troverete le recensioni di Lucia e Danny: sono molto diverse, ma argomentate benissimo!

In una manciata di giorni e in una lunga notte di sangue, la Schiera degli Sciacalli è riuscita a invadere il più forte tra i Quadranti dell’Impero umano, travolgendo la famiglia del Mastro e il suo stendardo. Nessuno degli storici alleati è accorso in loro aiuto e i Ti-jak, una razza di bestie semiumane dai corpi massicci e ricoperti di squame, hanno falciato qualsiasi resistenza. Gli unici sopravvissuti dei Daven-Furus, il principe Raven e le principesse Sarissa e Ioni, non possono che sottomettersi alla triade a capo degli invasori: Raven diventerà lo schiavo del Jekret, la guida militare, mentre le sorelle saranno date in sposa per rafforzare il seme di quella genia ripugnante ma invincibile. Ciascuno di loro sarà chiamato alla scelta più difficile: mutare a caro prezzo la propria natura, assumendo un ruolo non previsto in un destino avverso e ostile, fino a quando ciò che sembra un abisso senza fine, potrà trasformarsi in un’occasione di rinascita. Dalla fortezza tra le rocce di Rovelia sino alle cime proibite di Lacan, dalla polvere dei deserti alle torri di Mnar, il tempo del Quadrante di nordest scorre inesorabile verso la rovina, ma non è detto che gli invasori siano gli unici nemici. E talvolta persino un’alleanza con le bestie può rappresentare l’ultima speranza di salvezza. Il primo avvincente capitolo della Saga dei Quadranti. Sul campo di battaglia, dove oltre alle armi contano anche i sentimenti, il cruento confronto tra l’uomo e la bestia. Un fantasy che penetra l’abisso più profondo della natura umana per scatenare i suoi demoni, nella tradizione delle grandi saghe epiche e indimenticabili.

Dopo la prima violenza per festeggiare la Caduta, e con l’eccezione di una lunga terribile notte in cui il demone aveva preteso il primo dei prezzi pattuiti, il Jekret si limitava adesso a scuotere la catenella che portava ancora legata ai fianchi, annunciando le sue intenzioni, e poi gli premeva una zampa guantata sulla testa, una volta che Raven si era avvicinato, a seconda che lo volesse in ginocchio o piuttosto a carponi. Tutto sommato, lo Sciacallo era persino paziente. Quando avevano finito, più di una volta Raven si era sentito strattonare per un ciuffo di capelli e poi lisciare a lungo, come se stesse ricevendo l’approvazione condiscendente di un padrone verso il suo cucciolo, prima di avere il permesso di tornare al proprio posto. Era il corpo di Raven, piuttosto, che ancora non riusciva a adattarsi alle attenzioni del Jekret verso il suo Devoto. Benché lui si fosse rassegnato, il suo corpo di soldato continuava a reagire d’istinto, contorcendosi, sfuggendo, ribellandosi alle quotidiane cadute e riconquiste fisiche da parte del nemico.

C’era un patto tra i Quadranti, la promessa di un aiuto reciproco in caso di attacco nemico. Ma nel corso degli anni il Quadrante sotto il Mastro dei Daven-Furus ha prosperato, il sangue della sua signora è purissimo e lei discende da una nobile stirpe. Infatti il casato ha ben tre eredi: il principe Raven, che succederà al padre, e le principesse Sarissa e Ioni, che sono destinate a fare dei matrimoni fastosi. Questo ha generato invidie e messo in pericolo il fragile equilibrio dell’impero umano.

Per questo, a loro insaputa, è stato decretato che il Quadrante di nordest debba cadere per mano di un nemico implacabile e antico, che da secoli dimora nel deserto, senza più palesarsi. Con il volto di lucertola e il corpo massiccio ricoperto di squame, i Ti-jak, anche chiamati la Schiera o gli Sciacalli, non si fermano mai. Arrivano, depredano, mangiano i nemici caduti e ornano i loro scudi con le teste dei guerrieri più valorosi, siano essi appartenenti alla Schiera oppure umani, per onorarli, e poi si rimettono in marcia e se ne vanno. Niente sembra in grado di fermarli, specie se hanno un obiettivo che per loro è vitale: principesse dal sangue puro, capaci forse di sopportare e sopravvivere all’unione con il portatore del Seme e dare all’Orda un Erede perfetto.

Qualcuno ha detto loro dove trovarle.

Eppure anche i piani più perfetti possono fallire. I traditori e l’arbitro delle case erano pronti ad impossessarsi dei territori dei Daven-Furus dopo che gli Sciacalli si fossero ritirati, ma il principe Raven, pur in fin di vita, fa qualcosa di inconcepibile: si offre come schiavo di Jekret, l’uomo che guida il loro esercito, e ne diviene il Devoto, mentre la sorella viene data in sposa al portatore del seme. La Schiera, per la prima volta, decide di rimanere: ora nell’impero umano c’è un Quadrante occupato dagli Sciacalli, e niente sarà più come prima.

Che insieme di splendidi personaggi ha creato l’autrice!

Raven è un principe che fino alla caduta del suo regno non è mai stato messo alla prova, ha ceduto al nemico per evitare che la sua intera casata fosse distrutta e ha tentato di salvare le sue sorelle, nonostante questo abbia voluto dire darle in sposa al nemico. Salvato da Duard-ti-Rak il guaritore, è diventato il Devoto di Jekret, la guida militare degli Sciacalli, costretto a sottostare alle sue voglie e portato in giro al guinzaglio come un animale. Eppure ben presto non potrà negare che sia un essere onorevole e finirà per provare stima e affetto per lui. Nonostante questo fatto lo renda un traditore agli occhi degli uomini, il marciare con la Schiera risveglierà il lui doti di guerriero e ne farà un condottiero e un uomo capace di guardare oltre le apparenze.

Se la giovanissima principessa Ioni si rivelerà capace di adeguarsi alle nuove circostanze, imparando lingua e usanze degli Sciacalli e rivelando una grande intelligenza e una smisurata voglia di conoscenza e comprensione, Sarissa la bellissima, egoista e superficiale, farà davvero fatica ad accettare il suo destino. Data in sposa a Madari-ti-Beman, il portatore del seme, rischierà la vita la prima volta in cui lo Sciacallo si unirà a lei, per lungo tempo proverà disgusto per l’essere che ha sposato. Scoprirà solo in seguito che il suo matrimonio è ben più complesso di quanto lei creda. Nonostante sia trattata come la principessa che è, il suo matrimonio le risulta intollerabile, ma scoprirà ben presto che un muso di lucertola e delle squame sono molto più onorevoli del bel viso di un principe bugiardo e pronto a tradirti nel modo più vile.

Tre personaggi deboli all’inizio del libro che, man mano che vengono messi alla prova, crescono e maturano, diventando padroni del proprio destino e davvero indimenticabili.

Gli Sciacalli, la loro società crudele che non ammette debolezza, la loro organizzazione sociale e militare così particolare, hanno reso la lettura incredibilmente interessante. Pagina dopo pagina, la loro cruda onestà mi ha conquistata, rendendo opachi i personaggi umani che ho incontrato, che in gran parte si sono rivelati perfidi e traditori, e ben più crudeli di qualsiasi membro della Schiera.

Il finale è epico e maestoso, ma non privo di tristezza e mi ha lasciato con la curiosità di sapere cosa succederà adesso e il desiderio di tornare ancora nel Quadrante degli Sciacalli.

Il Principe degli Sciacalli è un fantasy originale, ben curato e molto intrigante, il suo mondo cupo e i suoi personaggi mi hanno ammaliato e si è rivelata una delle letture più belle del periodo.

Non posso che consigliarlo a chi cerchi qualcosa di davvero insolito, ho amato quest’autrice nei libri scritti come S.M. May e l’ho riscoperta bravissima anche in questo genere completamente diverso.

Dopo tanto tempo ho deciso di riprovare a leggere un fantasy e, se devo essere sincera, appena letta la trama di questo libro, ne sono stata subito catturata, benché la copertina potesse rendere molto di più. Essa tuttavia è il minore dei mali: come vi dicevo poc’anzi avevo delle belle aspettative per questo libro, che in parte sono state soddisfatte perché l’autrice ha stoffa. Il fantasy, però, non è un argomento facile: oggigiorno, si sa, al posto di barbuti nani e splendenti elfi, preferiamo vampiri sexy e lupi mannari arrapanti. Rebecca Moro, invece, ha sottolineato il suo estraniarsi da tutto ciò, presentandoci degli strani uomini lucertola che di arrapante e sexy non hanno proprio niente. Anzi!

A differenza della mia collega, e questa è la ragione delle due recensioni, non ho apprezzato appieno la bellezza di questo romanzo e vi spiegherò il perché.

Non so se anche voi abbiate fatto l’errore di guardare il film “Le colline hanno gli occhi” o, per caso, vi siate imbattuti in qualche hentai, che, ahimè, ho dovuto visionare per un esame di cinema giapponese, dove strani orchi fanno delle cose davvero riprovevoli a giovani donne provocanti e non consenzienti. Se non avete commesso questo errore e non volete comunque farlo, state lontani da questo libro.

Potrei ripetere gli elogi della collega, su quanto siano ben scritti e caratterizzati i personaggi, soprattutto Sarissa, che ha un non so che di Sansa Stark, o Ioni, che mi ricorda molto Arya Stark, o Raven il giovane prode ma insulso ragazzino che si evolve in un grande e audace guerriero. Tutto ciò è bello e ben argomentato, e anche gli scenari e i dialoghi sono ragguardevoli.

La stoffa c’è, di certo non posso dire il contrario.

Assodato tutto ciò, veniamo ora alla mia modesta opinione. Sono sicura che a qualcuno di voi un bel lucertolone nel letto possa far piacere, in quel caso vi consiglio il libro, ma a me personalmente no. Mi fa proprio schifo. È palese che in tempi estremi ci si debba alleare con chi capita, ed è pure accettabile onorare il nemico e perfino ammirarlo, ma quello che non mi va giù è che il principe ci provi gusto. Se una lucertola gigante ammazzasse mio padre, mi legasse come un cane, mi umiliasse, mi stuprasse, anche qualora mi insegnasse a combattere, di certo non mi innamorerei di lui. Né mi dispiacerei troppo per la sua lontananza. Per carità, i gusti sono gusti e, come tali, inopinabili.

Pazienza pure che la bella Sarissa, da viziata gnocca, si trasformi nella guerriera amante di un’altra lucertola, che pure l’ha quasi portata alla morte. La Sindrome di Stoccolma è ben presente, insomma. Si salva fino ad un certo punto la piccola di casa, che però, anche se scaltra e ben più furba dei fratelli, col primo mestruo, che io ho avuto a 9 anni e mi sembra comunque presto, va in sposa ad un uomo ben più grosso e vecchio di lei. Ci può stare in un libro fantasy, no?

Per me no, e malgrado la trama che regge molto bene, ho trovato assurda la fine e l’epilogo: un piano di battaglia decisamente insulso per essere stato concepito da un uomo che stupido non era. Insomma ho trovato la cosa un po’ troppo banale. Tuttavia, l’aspetto che veramente mi ha buttato giù sono stati i nomi: lo so, nuovo libro e nuovi nomi, ma cosa ci sarebbe stato di male a chiamarli in modo un pochino più orecchiabile? Soprattutto perché l’autrice è italiana, e pur non pretendendo che un lucertolone si chiami Marco, avrei preferito non dover faticare a ricordarmeli.

Ora mi rivolgo alla Moro: non volermene, ma quando dici di voler essere una scrittrice fantasy forse sarebbe il caso che pensassi anche a nuove idee per il genere… la parola significa “fantasia” e una volta che non ci sono né elfi né nani, puoi scrivere ciò che vuoi, però se la tua immaginazione partorisce lucertoloni giganti, sarei lieta di andare a bere con te!

 

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StaffRFS

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