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Recensione: “Tutta la verità su Ruth Malone” di Emma Flint

Care Fenici oggi Francesca vi parla del libro “Tutta la verità su Ruth Malone” di Emma Flint

 

 

New York, una torrida estate del ’65. Capelli cotonati rosso fuoco, pantaloni Capri, sigaretta tra le labbra: Ruth Malone, divorziata e giovane madre di due bambini, è la Marilyn del quartiere. Le piace bere, uscire, avere uomini diversi, specie ora che ha dato il benservito al marito Frank, con cui è in guerra per la custodia dei bambini. Cindy e Frank Jr. sono i suoi piccoli tesori, i capelli che pettina ogni mattina e le bocche che sfama ogni giorno, stando attenta che mangino abbastanza verdura.
Ma poi, un mattino, Ruth non li trova più nei loro lettini. La polizia arriva e subito qualcosa non quadra: trovano le bottiglie di bourbon vuote, i bigliettini d’amore di troppi uomini in una valigetta sotto il letto, e Ruth troppo truccata, troppo bella. Le vicine scuotono il capo: il Queens intero sembra traboccare di pettegolezzi e mezzi sussurri, “madre distratta”, “l’ha fatto apposta”.
Pian piano Ruth si accorge che la “verità” degli altri – senza prove a suffragarla, solo illazioni – le si sta chiudendo sopra come il coperchio di una bara. Solo Pete Wonicke, giornalista in cerca di storie, cercherà di guardare oltre le apparenze, innamorandosi di questa donna sbagliata, che pagherà la propria imperfezione nel modo più terribile.
Ispirato al caso di cronaca nera che sconvolse l’America degli anni ’60, Tutta la verità su Ruth Malone è un thriller serratissimo, e al tempo stesso un romanzo magnifico e sorprendente. Ruth Malone: vi sembrerà di averla conosciuta davvero, e vi si spezzerà il cuore per lei.

Una donna, una mamma, un’amante, una ex moglie e una potenziale assassina: ecco cos’è per tutti Ruth Malone. Lei è una rossa cerca uomini, con capelli cotonati, vestiti alla moda e sigaretta in bocca, il suo miglior amico è il Bourbon, ma non tutti sanno che fa tre lavori per poter mantenere i suoi due figli.

Un mattino Ruth va a svegliarli e trova i lettini vuoti. La polizia inizia le indagini proprio dalla loro cameretta e ciò che trovano fa accendere tutte le spie ai detective contro di lei: bigliettini d’amore di molteplici uomini, una mamma troppo truccata e troppo ben vestita per aver appena perso due figli e un sacchetto pieno di bottiglie di alcool completamente vuote.

Tutto il Queens è sconvolto, tutte le sue vicine puntano il dito solo perché è “una mamma sbagliata agli occhi degli altri”, tutti credono che la verità sia a portata di mano, senza sapere che i fatti sono ben altri.

Solo  Pete Wonicke, un giornalista in erba, cercherà di starle vicino e scoprire cos’è realmente successo quella notte, in quella torrida esteta del ‘65.

“Non sopportava di stare sola. Non poteva stare sola. E lui la voleva da morire, come poteva non restare?

Si svegliò mentre lui spingeva via le coperte e si vestiva, che era stato bello e che l’avrebbe chiamata. Lei rimase distesa alla luce soffusa proveniente dal salotto, immobile e rigida. Poi si alzò a sedere e abbassò lo sguardo, l’addome rilassato, le smagliature, le cosce a buccia d’arancia, i seni cadenti e quell’odore, giallo e maturo.

Come una cagna in calore. Come una puttana. Faceva schifo. Era un mostro. Portò le ginocchia al petto e ricadde di lato.

Poteva solo resistere, nascondersi e sperare che un giorno la scopata migliore della vita bastasse a convincere qualcuno a restare. Perchè non poteva stare sola. Perché non aveva altro da dare.”

Vi innamorerete di questa donna forte, caparbia e con una maschera impenetrabile. Odierete il suo ex marito Frank, un uomo tutto d’un pezzo che prova ad amarla in tutti i modi ma che l’unica cosa che vuole è portarle via i loro figli. Ma ancor di più odierete il detective Devlin, colui che è a capo dell’operazione e che ha sicuramente qualche scheletro nell’armadio.

Sarà stata realmente lei a rapire e uccidere i suoi due figli? L’unica cosa che vuole è ottenere giustizia, ma sembra sia più facile puntare il dito contro una donna che vuole apparire impenetrabile e che cerca continuamente attenzioni da altri uomini piuttosto che cercare il vero colpevole.

Fino a quasi metà libro non capivo dove l’autrice volesse andare a parare, credevo di leggere il nulla perché ogni pagina sembrava che ricalcasse le precedenti. Che stupida sono stata: non avevo capito davvero niente!

Ogni pagina era invece un indizio in più che mi portava verso il colpevole, verso l’insospettato, verso colui che non avrei mai condannato.

A oggi, a tutti gli effetti, se vi dovessi dire cosa mi è piaciuto, così di getto, non vi saprei rispondere. Posso solo dirvi che ho amato questo libro fin nel profondo, fino alla sua ultimissima pagina, nonostante fossi convinta di leggere il nulla più totale.

Questa è una storia tratta da un reale caso accaduto negli anni ‘60 e che purtroppo fin troppe volte ritroviamo nei fatti di cronaca quotidiana.

È un continuo crescere di ansia e azione, fino ad arrivare al finale che vi sconvolgerà come pochi thriller sanno fare. Non è uno splatter, assolutamente no, ma dietro a ogni pagina si nasconde una sottile psicologia incredibile.

Tutto nasce in un piccolo quartiere, dove i particolari non vengono lasciati mai al caso ma, anzi, permettono al lettore di immedesimarsi completamente nella storia. La Flint ci racconta passo passo ciò che è accaduto, senza dare indizi reali, né far percepire chi è il vero colpevole.

È un libro che si legge tutto d’un fiato e che consiglio agli amanti del genere.

 

Emanuela

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