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Recensione TikTok Awards 2024: Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli

Titolo: Tutto chiede salvezza

Autore: Daniele Mencarelli

Genere: Narrativa

Editore: Mondadori

Data di pubblicazione: 25 febbraio 2020

Target: +16

Ha vent’anni Daniele quando, in seguito a una violenta esplosione di rabbia, viene sottoposto a un TSO: trattamento sanitario obbligatorio. È il giugno del 1994, un’estate di Mondiali.

Al suo fianco, i compagni di stanza del reparto psichiatria che passeranno con lui la settimana di internamento coatto: cinque uomini ai margini del mondo. Personaggi inquietanti e teneri, sconclusionati eppure saggi, travolti dalla vita esattamente come lui. Come lui incapaci di non soffrire, e di non amare a dismisura.

Dagli occhi senza pace di Madonnina alla foto in bianco e nero della madre di Giorgio, dalla gioia feroce di Gianluca all’uccellino resuscitato di Mario. Sino al nulla spinto a forza dentro Alessandro.

Accomunati dal ricovero e dal caldo asfissiante, interrogati da medici indifferenti, maneggiati da infermieri spaventati, Daniele e gli altri sentono nascere giorno dopo giorno un senso di fratellanza e un bisogno di sostegno reciproco mai provati. Nei precipizi della follia brilla un’umanità creaturale, a cui Mencarelli sa dare voce con una delicatezza e una potenza uniche.

Dopo l’eccezionale vicenda editoriale del suo libro di esordio – otto edizioni e una straordinaria accoglienza critica (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima) -, Daniele Mencarelli torna con una intensa storia di sofferenza e speranza, interrogativi brucianti e luminosa scoperta. E mette in scena la disperata, rabbiosa ricerca di senso di un ragazzo che implora salvezza: “Salvezza. Per me. Per mia madre all’altro capo del telefono. Per tutti i figli e tutte le madri. E i padri. E tutti i fratelli di tutti i tempi passati e futuri. La mia malattia si chiama salvezza”.

 

 

Da quando sono nato non ho fatto altro che portare disordine, un’esagerazione dietro l’altra, tutto un impulso da seguire, nel bene come nel male. Non so vivere in un altro modo, non riesco a sfuggire a questa ferocia: se c’è una vetta la devo raggiungere, se c’è un abisso lo devo toccare. 

Tutto chiede salvezza è un romanzo autobiografico scritto da Daniele Mencarelli, autore e poeta, che racconta quando a soli vent’anni si ritrovò sottoposto a TSO, un trattamento sanitario obbligatorio, in seguito a un grave episodio psicotico.

Siamo negli anni ’90, i manicomi non esistono più, ma le malattie mentali, come oggi del resto, sono di difficile gestione per la società e la sanità che se ne dovrebbero occupare, per le famiglie straziate da situazioni al limite dell’incredibile e per chi ne è affetto, talvolta inconsapevole o in cerca di una via di fuga.

Il libro non si focalizza sulla denuncia di quanto non abbia funzionato all’epoca, ma descrive con semplicità e accuratezza situazioni, emozioni e punti di vista diversi.

La semplicità, la veridicità dei pensieri e i dialoghi d’impatto presenti all’interno del romanzo sono i punti di forza di un’opera che racconta la cruda realtà vissuta dalle persone rinchiuse in struttura, in un reparto dove i “matti” cercano un perché e un modo di evolversi e chi ci lavora che invece li guarda con timore oppure si concentra sulla malattia e non sulla persona. 

Protagonista indiscusso è il disagio mentale visto da chi lo vive sulla propria pelle, senza trattati di psichiatria, che ci mostra buchi neri e arcobaleni con tanto di unicorni in un baratro dimenticato anche da Dio.

Ho amato profondamente sia la capacità di scrittura di un autore che non conoscevo sia l’empatia che non può mancare nei confronti di cinque “matti” speciali che non lasciano indifferente il lettore nel bene e nel male.

«Adesso Gianluca tuo te fa er quadro della stanza. Allora al letto accanto alla finestra c’è Mario, era un maestro elementare prima d’ammattisse, pure lui è bòno come ‘n pezzo de pane.»  Mario, a sentire il suo nome, si gira verso di noi, ci sorride, poi torna a guardare l’albero che sta proprio accanto alla finestra, Gianluca si avvicina ancora più a me: «Sull’albero dice che c’è un uccellino, nessuno l’ha visto, comunque proseguimo, il letto affianco a Mario è occupato da Alessandro, catatonico, oggi pomeriggio viene er padre e te racconta pe’ bene lui, ‘o fa co’ tutti, nell’altro letto ce sto io. Di qua c’è Madonnina, quello che te stava a da’ fòco, lo chimano Madonnina perché nessuno sa niente, lui non parla, a parte ogni tanto co’ la Madonna. Loro so’ tutti ricoverati, soltanto io e te semo TSO, c’avemo tanto in comune.» 

Dopo aver letto il romanzo, la curiosità era alle stelle e ho deciso di inoltrarmi nel mondo di Netflix per vedere la fiction tratta dal libro di Mencarelli.

Il made in Italy, spesso ignorato e criticato, devo dire che ha fatto centro. Un cast di attori straordinari che sono riusciti a imprimere nei personaggi quell’autenticità che l’opera letteraria sprigiona; si ritrovano talvolta gli stessi dialoghi presenti nel testo e questo da subito mi ha colpita, perché li ha fatti sentire miei. Certo, è pur sempre un adattamento quindi molti particolari non collimano e ammetto che mi hanno infastidita ma la bontà di Mario, che traspare dalle sue parole, si nota nel viso dell’attore così come la natura eclettica di Gianluca o il vuoto di Madonnina. La capacità di mutare dalla calma piatta alla rabbia esplosiva rende il protagonista, Daniele, uno di noi; chi avrebbe mai detto che un essere così normale poteva impazzire fino a quel punto! La serie televisiva ha una grande qualità: arriva a tutti nell’immediato! È stata capace di diffondere un messaggio importante, non quello di mostrare uomini con un disagio mentale al grande pubblico, ma semplicemente di ricordare che esistono (non si possono ignorare), soffrono e si sentono a volte non compresi (perché non si comprendono nemmeno loro). 

Ma non posso sostituire gli occhi, non posso negare alla mia natura di fare il suo corso. Chi può togliermi la sofferenza?  Quale compito devo svolgere per non sentire più il dolore deli altri? Sarà la maturità, il diventare adulto, a dare durezza alla mia pelle. Solo questo posso sperare. Anche se, a guardare i miei compagni di stanza, alcuni con molti più anni dei miei, è la preoccupazione a prevalere. Su di loro, il tempo non ha fatto crescere nessuna scorza.

Percepire la paura, la tristezza, la consapevolezza di non riuscire a essere diversi (perché vorrebbero essere felici anche loro) e l’assurdo concetto di normalità spinge a creare quel filo rosso di amore ed empatia che porta il lettore al voler riconoscere e a tendere una mano a chi ne ha bisogno.

A volte dalle malattie non si guarisce, ma la persona con una patologia psichiatrica può essere aiutata e chi meglio di un gruppo fantastico di “matti” può essere la medicina giusta? Il sostegno, la solidarietà e il reciproco aiuto porteranno queste cinque meteore, così vulnerabili, a proseguire il loro percorso, sperando nel click di qualche neurotrasmettitore impazzito.

Sentimento ❤️ | di forte impatto emotivo
Violenza ⚔️| la cruda verità di un mondo violento
Lacrime 💧 | commozione, trasporto ed empatia

 

Valutazione

voto

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