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Recensione: Passione diabolica  – Serie: The Hellbound Brotherhood Vol. 3 di Shannon McKenna

 

Titolo: Passione diabolica 

Serie: The Hellbound Brotherhood Vol. 3 

Autore: Shannon McKenna

Editore: Mondadori

Genere: erotic suspense

Target: 18+

Data di pubblicazione: 4 marzo 2023

  • Un patto col diavolo
  • Headlong
  • Passione diabolica 

 

L’ex bad boy Anton Trask, ormai diventato un DJ di successo, non crede ai suoi occhi quando la splendida Fiona Garrett si presenta all’improvviso nel suo club di Seattle. Cresciuti insieme in una setta survivalista di fanatici religiosi, la GodsAcre, tredici anni prima lui l’aveva aiutata a scappare da quel buco infernale. Anton odia perdere il controllo, ma lo sguardo magnetico e le curve mozzafiato di Fiona gettano il suo mondo interiore nel caos. Lei è in fuga, assassini brutali la stanno cercando e tutto si ricollega all’incubo della GodsAcre. Fiona detesta aver ancora bisogno della sua protezione, ma Anton è l’unica persona di cui può fidarsi. Inoltre, rivederlo accende in lei un desiderio impossibile da arginare. Entrambi vorrebbero pensare a un futuro diverso, ma prima dovranno affrontare il male del loro passato una volta per tutte…

 

 

God’s Acre è una comunità in cui dei ragazzini sono stati allevati da una setta fanatica come guerriglieri in previsione del giorno del giudizio. Se ai maschi era riservato un trattamento duro, per le donne era perfino peggio: la protagonista Fiona, infatti, era stata data in sposa a soli 15 anni, quando i fratelli Trask (di Eric abbiamo letto in due precedenti libri) l’hanno aiutata a fuggire.

Anche se la comune non esiste più, i sopravvissuti ne sono usciti traumatizzati e ora i protagonisti stanno cercando di affrontare la vita. 

Fiona e Anton, in spregio a tutte le difficoltà di adattarsi a una vita zeppa di peccati capitali, hanno avuto entrambi successo. Non si sono sentiti per più di un decennio, da un lato per non riaprire vecchie ferite, ma anche nella speranza che l’altro fosse andato avanti. Ma la verità è che ciò che li legava durante l’infanzia è rimasto sepolto e scalpitante sotto la superficie per tutto questo tempo. 

 

Il modo in cui lei lo studiò fu la sua fine. Splendidi occhi colmi di rabbia, sfida, paura. Lui ne sentì tutto l’impatto grazie ai sensi forgiati in quel crogiolo chiamato GodsAcre. Entrambi erano cresciuti in un marasma di paure patologiche e quindi le riconosceva quando le vedeva, a prescindere da quanto bene venivano celate. E poi c’era la selvaggia, magnifica energia che la riempiva, capace di attirarlo come un magnete.

Fiona si rivolge ad Anton, famoso DJ, per chiedere protezione: crede che uno dei leader della setta sia sopravvissuto all’incendio che ha distrutto la comune e i suoi membri, e ora stia cercando di ucciderla per recuperare un microchip che ha ritrovato. Chi sono davvero questi assassini? Come può essere sopravvissuto qualcuno dall’incendio, se tutti i corpi erano stati identificati? Cosa contiene il chip di così importante? L’adrenalina prende da subito picchi molto alti, portandoci in una situazione ricca di suspense e molto coinvolgente. 

Presto i ragazzi mettono insieme gli indizi e capiscono che la questione potrebbe essere legata alle vicende che hanno colpito Eric non molto tempo prima, quando era quasi stato ucciso a sua volta. 

La trama poliziesca è molto solida, coinvolgente, intricata e l’autrice è molto abile nel non farci sentire spaesati: indizi e briciole di pane vengono ripresi e messi in ordine rendendo chiari gli antefatti e permettendoci di ricostruire i fatti e immaginare ipotesi e strategie.

I ragazzi non staranno ad attendere di essere di nuovo minacciati: le armi biologiche che sospettano siano in mano ai cattivi nel luogo che è stato l’inferno della loro infanzia sono troppo pericolose, per non intraprendere questa missione sfruttando l’addestramento ricevuto. Rude, anche brutale la resa dei conti con Kimball, il cattivo di questo episodio. 

 

—Ah, adesso non guardarmi come un beota, chiaro? — sbottò lei. — Solo perché sono d’accordo con te? È già successo. Non sono una megera irragionevole. — Be’, non la metterei così — replicò lui con diplomazia. — Ma senza dubbio non sei abituata ai compromessi. Ti capisco, sai? Anch’io non sono un campione al riguardo. — Non m’importa un fico secco dei compromessi. È solo che adesso sono troppo stanca e confusa per trovare una buona ragione per oppormi. Quindi, non farci l’abitudine.

Contemporaneamente alle vicende che li mette in pericolo costante, il fuoco divampa tra Fiona e Anton. Un’attrazione fortissima, magnetica, che esprime l’unicità e la profondità del passato intenso che hanno condiviso, il dolore, la sofferenza, ma anche la speranza donata da chi ha sacrificato se stesso per salvare un’altra vita. 

Stare con Fiona non è paragonabile a niente che Anton abbia vissuto prima con una donna, come se fossero sempre stati destinati a stare insieme. Parallelamente, lei in passato ha sempre usato Anton come termine di paragone per misurare qualsiasi uomo, e nessuno è mai risultato all’altezza.

 

L’orgasmo fu molto più potente di quanto potesse immaginare. Capace di cambiarlo dentro, di frantumare tutte le sue barriere nascoste come se non esistessero neppure. Tutto ciò che aveva sepolto, tutto ciò che provava a reprimere e a dimenticare gli precipitò addosso, riducendo a una pila di fumanti macerie le difese che aveva innalzato a difesa del suo cuore. Si era spinto al di là di ogni logica per evitare di sentirsi così. Inerme, vulnerabile, completamente esposto.

Ma Anton, e soprattutto Fiona, sono stati “danneggiati” dal loro passato. Ciò che ostacola il loro amore sono gli effetti del trauma subito, che ha in qualche modo modificato i comportamenti e la possibilità di vivere in modo sereno l’affettività.

Entrambi addestrati come soldati, mostrano un atteggiamento “Alfa”, distaccato, e controllato, che tipicamente protegge le proprie vulnerabilità dietro a un muro spesso, rendendolo inaccessibile alle altre persone. Il comportamento iper-attento dato dai sensi sempre in allerta, tanto che qualsiasi cosa potrebbe farli scattare. Cresciuti con valori distorti e un’educazione fuorviante, hanno faticato ad adattarsi alla vita normale, che si tratti di moda o di usare oggetti quotidiani, ma soprattutto negli atteggiamenti sociali, nel dare confidenza, nel rilassarsi senza temere un pericolo costante.

 

Per diversi minuti non funzionò affatto. Giaceva nel suo abbraccio rigida come un manico di scopa, sentendosi intimidita, tesa e nervosa. Nella sua mente si accavallavano una miriade di pensieri confliggenti tra loro, il più evidente dei quali era quanto stupido e inutile fosse quel futile esercizio al quale Anton l’aveva costretta. […] Quell’uomo la conosceva così bene e la accettava. La desiderava. L’amava. Quell’ultimo, fugace pensiero fu un po’ troppo per lei. Riuscì a rompere l’incantesimo. Smise di guardarlo e si voltò, giacendo sulla schiena. — Wow — mormorò. — Intenso. — Già — replicò lui con un sorriso.  — È sempre così? Coccolarsi, intendo? — Oh, non saprei. È la prima volta anche per me.

Ma oltre a questo, Fiona risente anche delle molestie subite dal suo promesso marito, Kimball. Contrariamente ai cliché, stavolta è la protagonista ad aver subito un disturbo da stress post traumatico (PTSD) e a mostrare atteggiamenti anomali in relazione agli approcci affettivi. In particolare, quel delicato momento che segue l’orgasmo, in cui una persona si rende conto di aver perso il controllo, attiva in lei una forma di protezione che la riporta al freddo distacco di un soldato. Un atteggiamento che spesso abbiamo visto nei personaggi maschili che fanno sesso occasionale, ma decisamente spiazzante se attuato da una donna. Per quanto Anton la comprenda e sia passato a sua volta attraverso gli stessi problemi, non trova facilmente il modo per approcciarla e aiutarla a disinnescare i trigger che attivano il trauma.

È con la dolcezza e la tenerezza che riuscirà a far sì che Fiona si fidi di lui, che si abbandoni alle sue carezze, che gli permetta di incrinare le sue barriere e di infilarsi fra le crepe, con piccole concessioni e cedimenti.

 

— Okay, penso io a preparare qualcosa. Le camere da letto e i bagni sono di sopra — le spiegò, avvicinandosi e tendendo le braccia come per sollevarla da terra. — Fermo lì — lo ammonì Fiona, alzando una mano per bloccarlo. — Toglitelo dalla testa, okay? — Aveva la voce roca per la stanchezza, ma che diamine! — Già mi è bastato quando mi hai portata al SUV dopo la sparatoria. So camminare. Non mi servono galanti cavalieri e idiozie del genere. Anton lasciò cadere le braccia. — Solo per stavolta? — No. Fammi strada e guarda avanti. Trascinerò le mie stanche ossa fino al letto. 

Ho trovato perfetta la caratterizzazione di Fiona, che per fortuna non viene stravolta via via che migliora il suo disturbo da stress. Il suo essere una guerrigliera con atteggiamenti dominanti, schietti, duri, poco inclini alla debolezza sono perfettamente dipinti in un personaggio problematico e sofferente. Il modo in cui si incastra con un altro maschio alfa che decide di accettarla per quello che è, con le sue stranezze e particolarità, inclusa la ruvidità e la spigolosità, è semplicemente delizioso.

 

Si chiese se ammorbidirsi era una facoltà che una persona apprendeva nel tempo. Forse sì, forse no, ma che cosa importava? A lui piaceva esattamente così, tutta spine e spigolosa. Dopotutto, lo era anche lui. Entrambi duri come il ferro, la loro corazza fatta di metalli di scarto e ferite cicatrizzate. Sì, dannazione, era tosto. Poteva farcela. Era ciò per cui viveva.

Un ulteriore elemento che ho molto apprezzato è la natura del trauma di Fiona. Poteva essere usato il solito cliché dell’abuso sessuale, magari prolungato, e invece l’autrice si è “limitata” al dover subire atteggiamenti morbosi, abuso di potere, molestie fisiche e verbali. Quel genere di abusi difficili da provare e che generalmente si pensa non siano abbastanza gravi da lasciare un trauma decennale, pur considerando la giovanissima età della protagonista all’epoca. Invece trovo doveroso dare voce e valore anche a questo tipo di molestie, perché non serve sempre la penetrazione fisica per abusare e far sentire una donna umiliata, in pericolo, braccata.

Ho apprezzato profondamente che sia risultato chiaro che anche se Fiona non ha subito tortura o violenza fisica, ciò che le hanno fatto ha lasciato delle ferite così dolorose e umilianti da rovinarle la vita, danneggiando la capacità di creare legami e fare sesso in modo sereno. 

 

— Io ti amo, Anton. E l’amore ti rende folle. L’amore ti spinge a cambiare. — Ma io non voglio vederti cambiare — sussurrò lui così piano che Fiona dovette chinarsi per sentirlo. — Ti chiedo solo di farmi un po’ di posto nella tua vita. Per il resto ti adoro così: sveglia, tosta, capace di tutto. Irruente, problematica, pronta a prendere a calci chiunque. Questa cosa mi eccita da impazzire. Ci metto subito la firma. — Ottimo, perché sarà quello che avrai — gli garantì. — A palate.

 

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