Recensione: Oltre le difese di Alexandra Steel

Autrice: Alexandra Steel
Genere: contemporary mm cowboy romance
Editore: Alix Press
Data di pubblicazione: 12 settembre 2026

Blake non è arrivato al ranch per innamorarsi, vuole solo dimenticare.
Dopo una violenza che gli ha lasciato addosso ferite impossibili da mostrare, ha imparato a non fidarsi di nessuno. Al ranch di Silas cerca soltanto lavoro, silenzio e abbastanza distanza dal mondo da riuscire a ricominciare.
Poi incontra Julian.
Il figlio di Silas è arrogante, inquietante e dannatamente affascinante. Fin dal primo incontro sembra deciso a provocarlo, a spingersi oltre ogni limite e a scoprire cosa si nasconde dietro quella corazza che Blake difende con tutte le sue forze.
Tra loro nasce un gioco pericoloso fatto di sguardi, sfide e desiderio. Julian riesce a risvegliare in Blake emozioni che credeva di aver sepolto insieme al passato, ma lasciarsi avvicinare significa anche tornare a essere vulnerabile.
E Blake non può permetterselo.
Perché Julian ha quella luce negli occhi che Blake conosce bene, e che potrebbe spiegare quell’ossessione improvvisa.
Mentre il desiderio diventa impossibile da ignorare, Blake dovrà decidere se rischiare di fidarsi dell’uomo che potrebbe distruggere le sue ultime difese, perché a volte la persona capace di salvarti è anche quella che può ferirti più di chiunque altro.


Si tratta di un romanzo tenero e platonico, che affronta la tematica dell’omofobia in un ambiente molto tradizionale e discriminante come quello di un ranch in Ohio, nel mezzo delle pianure americane: lì la mascolinità è un requisito e chi non è omologato rischia ritorsioni violente, anche fisiche.
“Julian lo guardò, e fu di nuovo quello sguardo, a dominarlo, senza che lui se ne accorgesse. Blake lo sentì posarsi su di sé con la stessa intensità con cui aveva iniziato a sentirlo al ranch, soltanto che lì non c’erano altre persone, né cavalli, né recinti da sistemare, né il rumore degli uomini che avrebbero potuto interrompere il silenzio. C’erano soltanto loro. E ciò che entrambi cercavano di non pronunciare”
Le caratterizzazioni non sono molto approfondite: non abbiamo idea dell’aspetto fisico, dell’età, né dell’epoca in cui ci troviamo. Abbiamo però un’indicazione dell’intensità delle emozioni che attraversano i due ragazzi.
Blake è un cowboy che viene da lontano e che non si ferma mai a lungo in un posto. Ha subito da giovanissimo un episodio traumatico omofobo di cui ancora porta le ferite emotive ed è molto attento affinché non si ripeta: non mostra più a nessuno la propria vulnerabilità e tiene il segreto peccaminoso delle proprie preferenze sessuali sigillato dentro di sé.
Julian, figlio del proprietario del ranch, è un ragazzo ingenuo, che scopre per la prima volta un’attrazione improvvisa per un uomo. Non ha timore di aprirsi, di essere onesto su ciò che prova e che desidera. Per quanto Blake faccia di tutto per metterlo in guardia dai pericoli del mostrarsi gay nell’ambiente omofobo dei cowboy, la chimica tra loro è più forte, risulta evidente anche solo dagli sguardi tra loro, da piccoli atteggiamenti o attenzioni. Ognuno di questi momenti può rappresentare un pericolo, se qualcuno si accorgesse dell’interazione tra loro.
“Fu tutto ciò che riuscì a dire, mentre Julian posò le labbra sulle sue. Il primo contatto fu quasi impercettibile, una domanda pronunciata senza parole, così fragile che avrebbe potuto dissolversi nel respiro successivo. Blake rimase immobile, incapace di decidere se quella sensazione gli stesse restituendo qualcosa o gli stesse portando via l’ultima parte di sé che ancora riusciva a controllare”
Grande parte del romanzo descrive il modo in cui Blake riesce a superare la paura di mostrarsi per la persona che è, senza fingere o alzare muri. Con il suo modo di fare cauto e paziente, Julien attende e rispetta i suoi tempi, ma non si lascia allontanare dalle sue chiusure e le dimostrazioni di panico, mostrandosi determinato e presente. Riesce a rassicurarlo nelle situazioni di intimità senza mai fare pressioni. Il suo atteggiamento mostra uno strano parallelismo con le modalità che lo stesso Blake mette in atto quando si tratta di avvicinare cavalli selvatici.
Assaporiamo la pazienza, i silenzi, la presenza costante, piccoli sguardi e gesti. Ogni singolo elemento di contatto che ha un significato e che trasmette qualcosa all’altro.
C’è quindi una lunga fase di avvicinamento, ammissione di desiderio e costruzione di un senso di sicurezza necessario per potersi mostrare l’un l’altro nella propria versione più vulnerabile. Quando poi i ragazzi iniziano a sperimentare insieme la loro diversità, il romanzo cambia ritmo e smette di renderci partecipi: fa salti veloci in avanti, racconta a grandi linee quello che succede, evita accuratamente le scente bollenti, o anche solo tiepide.
Per quanto il romanzo sia stato finora delicato e introspettivo, i più bravi avranno intuito che prima o poi la bolla in cui i due ragazzi si sentono al sicuro esplode, costringendoli a scegliere il modo in cui superare la discriminazione subita: fuggire? Lottare insieme? Continuare a fingere?
“Fu allora che comprese una verità semplice e spaventosa. Non era soltanto innamorato di Julian, si stava fidando di lui, e per un uomo come Blake, quella era sempre stata la forma più rara e preziosa dell’amore”
Nel complesso, è un romanzo con alcuni elementi che funzionano e altri meno. Tra questi, un innamoramento che non è riuscito a convincermi. I ragazzi arrivano facilmente a dichiarazioni d’amore, ma di fatto sono uno la prima esperienza dell’altro, e probabilmente la loro unica occasione di sperimentare una relazione omosessuale. A causa delle caratterizzazioni così scarse, si ha la sensazione che Blake e Julian non si conoscano davvero a fondo, e che la sintonia che provano possa essere un fraintendimento del riconoscimento di un’anima affine, di un senso di solidarietà e compassione.






