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Recensione: Neve Rossa di Barbara Petronio

Titolo: Neve Rossa

Autore: Barbara Petronio

Genere: Thriller, mistero

Editore: Harper Collins

Data di pubblicazione: 07 Aprile 2022

Dario e Giordana hanno meno di quarant’anni, sono una coppia giovane, con una vita normale, alti e bassi, qualche gelosia, peccati più o meno segreti, momenti di felicità. Fino a che la loro vita non viene sconvolta da una tragedia: Giovanni, il loro unico figlio, muore, investito da un’auto. Per cercare di sopravvivere al dolore, decidono di trasferirsi a Sestola, sull’Appennino tosco-emiliano, dove Dario ha una casa di famiglia. In un luogo più appartato e silenzioso sperano di potersi lasciare alle spalle il lutto. Ma quella che trovano non è una comunità accogliente. Dietro ai sorrisi di circostanza degli abitanti di Sestola si nascondono bisbigli, sguardi di riprovazione, il rumore sommesso eppure inesorabile dei pettegolezzi. Così Dario e Giordana si isolano ancora di più nella loro casa ai margini del bosco. Le uniche presenze in grado di rompere la solitudine che li avvolge sembrano essere Federico, il proprietario dell’albergo vicino alla casa, poco più in là sull’unica strada battuta, e Helena, la sua bellissima moglie serba, che ha da poco avuto un figlio e sembra conoscere i segreti di erbe misteriose e rituali arcaici. E intanto piccoli fatti sempre più inquietanti, dettagli inspiegabili, strane immagini, suoni che non dovrebbero esserci, cominciano a spaventare Giordana e Dario, mentre l’autunno inizia a trasformarsi in inverno e a isolare Sestola dal resto del mondo…

Care Fenici, apprestandomi a fare questa recensione mi torna in mente la frase “una storia sbagliata” di una canzone di De André che mi risuonava leggendo questo libro. Queste parole riflettono perfettamente il romanzo e l’emozione che mi ha suscitato.

La vicenda narrata ha inizio con la morte di un bambino, una di quelle cose che ti auguri non accadano mai a te. Qualcosa di straziante che distrugge dentro una coppia di genitori, smarriti nel dolore mentre cercano di sopravvivere al terribile evento andando a rifugiarsi nella casa in paese del padre di lui, ormai morto.

Il dolore è straziante e inconsolabile in Giordana consumata dalla sua perdita, e la dolcezza e la tenerezza con cui Dario cerca di aiutare la moglie a ritrovare la forza di vivere sono commoventi. Eppure, come vi dicevo, questa è una storia sbagliata e l’affetto non avrà scampo sotto una neve rosso sangue.

I due coniugi riprendono la loro quotidianità nella nuova casa, fanno nuove amicizie e sembrano quasi riuscirsi, ma oscure ombre si muovono ai confini delle loro vite, echi di passati peccati che macchiano le loro esistenze macerandole da dentro fino al terribile epilogo che non ha il sapore della redenzione, ma solo il gelo di un’amara e sconcertante scoperta innaffiata da copioso sangue.

Ho odiato l’autrice per aver toccato una tematica così disturbante per una madre quale sono e per avermi fatta empatizzare con un personaggio che poi non avrà il riscatto che speravo.

L’ho odiata e amata per questo romanzo cupo, disperato, disturbante e inquietante, con la sua neve ossessivamente presente come sudario sulle vite dei personaggi.

Vi sono personaggi meravigliosamente caratterizzati a cui ti affezioni e che osservi con sgomento mentre le loro vite vanno in frantumi. La storia di Dario e Giordana ha qualcosa di malato come se il loro lutto avesse aperto una ferita che va intossicando tutto quello che loro sfiorano o con cui entrano in contatto.

Così accade a Federico e in particolare a Helena, donna dalle doti speciali e un potere arcano che le deriva dal suo sangue slavo, la cui vita viene irrimediabilmente stravolta dal momento in cui, con il marito, cerca di diventare amica dei due protagonisti.

Il paesino che è scenario della vicenda è un contorno silente come un paesaggio innevato da cui solo a tratti emergono personaggi sullo sfondo per poi svanire di nuovo nelle pieghe del dramma in atto.

L’evolversi della vicenda, che inizialmente presenta sfumature horror, con la casa paterna di Dario che sembra abitata da presenze oscure, l’ondeggiare emotivo dei protagonisti, la cui stabilità mentale non sempre è come appare e spesso li porta a non comprendere se sono vittime di allucinazioni o stati paranoici. Il loro enorme vissuto emotivo, alimentato dai segreti che a vicenda si tacciono, sono la benzina che alimenterà l’incendio finale per cui vi saranno una serie di omicidi che saranno la chiusura del romanzo e lo spunto attraverso cui ogni verità verrà svelata, anche se il mistero vero non sarà propriamente spiegato ma aleggerà come un impalpabile fantasma.

Un romanzo sbagliato perché disturbante e per questo pregevole. Un’autrice con un modo di narrare interessante e intrigante che sembra ben conoscere il lato femminile della vita anche nelle sue più cupe sfumature.

 

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