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Recensione: “L’ultimo ospite” di Paola Barbato

 

Titolo: L’ultimo Ospite

Autore: Paola Barbato

Casa Editrice: Piemme

Genere: Thriller

Data di pubblicazione: 1 Giugno 2021

 

 

All’inizio è solo una sensazione, un fastidio. L’odore di polvere mista a muffa, certo. Ma anche qualcosa di stonato, un dettaglio fuori posto. È questo ciò che prova Letizia quando mette piede per la prima volta a Olimpia d’Arsa, una villa antica e quasi in rovina in cui è costretta a rinchiudersi per qualche giorno con Flavio, il notaio che le ha dato un lavoro e una ragione per ricominciare. La proprietaria della casa è morta novantenne senza eredi né testamento e i lontanissimi parenti si sono fatti avanti come bestie avide e feroci, pronti a scannarsi tra loro per impossessarsi della tenuta. E di tutto quello che c’è dentro. Un incarico come tanti. Ma non questa volta. Sono solo piccoli dettagli che non combaciano, un cuscino spostato, una serie infinita di armadi nascosti nella boiserie, il cane di Letizia, che in quella casa non vuole entrare, e una luce azzurra, comparsa per brevi istanti una notte dalle bocche di lupo del seminterrato. Sono solo scherzi della mente, si ripete Flavio, compreso nella propria razionalità. Ma Letizia è certa che non sia così e la sua fervida immaginazione si accende quando trova oggetti infantili sepolti nella casa, ciocche di capelli biondi, muffole, piccoli trofei. Perché una donna senza figli né nipoti avrebbe dovuto conservarli? Perché avrebbe dovuto nasconderli? Ora Flavio e Letizia sono dentro senza possibilità di uscire e il più atroce dei dubbi si insinua nelle loro menti così diverse: e se non fossero soli?

 

 

Quando muore una facoltosa anziana senza figli e senza testamento cosa accade? Succede che dieci nipoti d’un tratto si fanno vivi come degli avvoltoi e ciascuno pretende una fetta dell’eredità. Loro, però, non si fidano l’uno dell’altro e allora è così che tramite il notaio della zietta, Flavio Aragona, integerrimo e scrupoloso nel suo lavoro, vengono applicati i sigilli alla villa Olimpia D’arsa e sarà sempre lui, insieme alla sua strana assistente Letizia Migliavacca, a rinchiudersi in quel luogo stilando un dettagliato inventario dei beni all’interno. Rimarranno lì isolati fino a quando tutto non sarà finito e a tener loro compagnia sarà solo la bella cagnolona di Letizia, Zora.

Sembra un lavoro noioso, ma semplice, se non fosse per certi oggetti strani che stonano con il resto. Perché un’anziana senza figli e nipoti ha certi oggetti in casa, nascosti tra i mille armadi segreti?

Letizia non si sente a suo agio, ha quella sensazione che qualcosa di davvero sbagliato sia accaduto lì. Flavio, il razionale dei due, crede invece che non ci sia davvero nulla che non vada, forse semplicemente era una vecchietta strana.

Olimpia D’arsa non aiuta: è un luogo strambo pieno di rumori. Sarà, forse, semplicemente una struttura vecchia? E quegli scricchiolii simili a passi saranno solo rumori tipici? Normali? O magari no? Cosa nasconde quel posto? Qualcosa di sovrannaturale? O roba più “umana”?

Flavio Aragona è un figlio “d’arte”, suo padre prima di lui era notaio. Come il suo predecessore, anche lui è preciso e onesto in ogni suo lavoro, perché è fatto così, ma in fondo, forse, si mette a dura prova più del necessario per mostrare al genitore che è degno di ciò che ha ricevuto in eredità. Flavio è un uomo elegantissimo ed eccentrico nel vestire, davvero un bell’uomo dentro e fuori. Allora perché ha scelto come sua segretaria proprio Letizia Migliavacca, una donna grassa, brutta e senza un pizzico di eleganza? Una che non è capace di parlare in pubblico, impreparata e con un passato molto strano? Forse è proprio questo suo passato che ha spinto Flavio ad assumerla, per salvarla, per aiutarla, per sentirsi davvero utile in questa sua vita che per quanto prestigiosa sia, è vuota. Letizia colma questo spazio mancante, e lei lo sa e probabilmente si fa aiutare più del dovuto, poiché è consapevole di quanto sia essenziale per lui farlo.

 

È il primo libro che leggo di questa autrice e sono rimasta piacevolmente colpita di come sia stata capace di costruire una trama fitta e intrigata, un mistero che si risolve solo alla fine. Una scrittura elegante ed elaborata, ricca di descrizioni precise e di introspezioni dei personaggi, tali da permettere al lettore di entrare nella loro mente e comprenderli appieno. Talvolta, però, i pensieri dei protagonisti diventavano troppi, entrambi non avevano il coraggio di esporli l’uno all’altra e mi son ritrovata più e più volte a urlare nella mia testa “Suuu dillo, però a lei” oppure “Ok, va bene, ma parlane con lui, no? Non tenerlo nascosto, non aver paura!”

La storia è raccontata in terza persona, con l’avvicendarsi dei vari punti di vista, per giunta a un certo punto ci sarà anche il pov di Zora, sì avete capito bene, il punto di vista del cane. Mi ha letteralmente sorpreso questo capitolo, è stato fantastico entrare nella sua mente, perché anche lei insieme a Flavio e Letizia vive questa avventura. Un’idea assolutamente originale.

Cosa dire ancora? Nulla se non consigliarvi di andarlo a comprare e leggerlo.

 

 

 

 

 

 

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StaffRFS

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