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Recensione: La schiava del re di Morgana D. Baroque

 

 

Titolo: La schiava del re

Autore: Morgana D. Baroque

Editrice: Self Publishing

GENERE: Fantasy Storico

Data di pubblicazione: 02 Ottobre 2021

Aryl, una schiava in fuga da una condanna a morte, sarà salvata dal re del regno del drago che la vorrà tutta per sé…

– Scoprite una storia leggera di toccante tenerezza e calda sensualità, impreziosita da un pizzico di magia.

La schiava del re è un fantasy medievale erotico, ambientato in una terra divisa in cinque regni, ciascuno governato da un re che per caratteristiche e/o sembianze rispecchia le peculiarità del proprio territorio.

Aryl, la protagonista, è una schiava in fuga dal crudele re Grifud che l’ha condannata a morte. Viene salvata da Athanasius, il re bestia del regno del drago, un essere immortale che gode di una feroce reputazione. Il sovrano resta folgorato dalla bellezza della giovane e decide di reclamarla per sé.

Quando ho letto la trama del romanzo ne sono subito stata catturata, perché amo questo tipo di storie tormentate che sfociano in amori profondi, così sono stata ulteriormente incuriosita e incoraggiata dalle tantissime recensioni entusiaste, ma purtroppo il mio non è un parere particolarmente positivo.

Partendo dall’ambientazione, in un fantasy assume molto rilievo il worldbuilding necessario per comprendere il contesto di appartenenza dei personaggi e per immergersi completamente nella lettura. In questo caso c’è davvero un ottimo potenziale per poter costruire qualcosa di particolare ma, fatta eccezione per il regno del drago e quello del lupo (cioè i due in cui prevalentemente la storia si svolge), degli altri reami è possibile cogliere solo qualche informazione sparsa qua e là, dato che le indicazioni vengono fornite solo se indispensabili per l’evolversi della narrazione, trascurando tutto il resto.

Non brillano, a mio parere, nemmeno i personaggi. Athanasius viene presentato come il tipico maschio dominante, un sovrano giusto che regna con severità. Ho apprezzato i principi e le convinzioni ben radicate in lui, che lo portano a governare con imparzialità e onestà. È un uomo leale al popolo e alla propria terra, che ha a cuore gli interessi della sua gente. Queste sono caratteristiche ben evidenziate e che fanno ben presupporre, ma nell’interazione con la co-protagonista sfumano completamente. Il legame tra i due è impostato come una relazione schiava/padrone e ha una vera evoluzione soltanto nel finale, a seguito di un evento ben preciso. Di Aryl ci viene ripetuto troppo spesso quanto sia dolce, docile e sottomessa, ma non sono riuscita a cogliere alcuna personalità. Subisce senza mai reclamare solo per vedere contento un uomo che, in più occasioni, la sminuisce e la cerca per scaldargli il letto; nella sua storia non c’è mai un briciolo di ribellione, o un’irruenza che possa portare il lettore a immaginare un po’ di sana spina dorsale, o un processo di evoluzione e crescita.

Se concentriamo l’attenzione sui comprimari la faccenda si complica ulteriormente. Il filone narrativo dei personaggi secondari è praticamente identico allo sviluppo della trama principale. Sostanzialmente ho avuto la sensazione di star leggendo la stessa storia con protagonisti differenti.

L’evolversi delle vicende è lento e confuso. Tutto è incentrato sul lato erotico e il contorno viene molto abbandonato. Vi faccio un esempio pratico: Aryl riesce casualmente a salvare dei soldati dall’avvelenamento e porta alla luce l’esistenza di un complotto. Dopo l’evento la questione viene totalmente accantonata, fin quando una notte qualunque Athanasius si sveglia e dal nulla è convinto di conoscere l’identità del traditore. Tra un punto e l’altro mancano completamente i collegamenti, non vi sono indizi sparsi nel testo o segnali che possano portare il lettore a fare ipotesi o congetture, così viene a mancare anche la tensione narrativa necessaria a mantenere viva la curiosità.

L’autrice ha deciso di puntare su un colpo di scena importante che, però, personalmente mi ha lasciata indifferente, perché privo di logica e di connessione.

A rendere il tutto maggiormente aggrovigliato è l’imprevedibilità e l’incoerenza di alcuni personaggi (che cambiano schieramento come bandiere spinte dal vento) e anche il numero davvero importante di figure che incontriamo nel corso della vicenda, di cui alcune introdotte giusto per un paio di pagine e senza rilevanza.

Il risultato è un miscuglio disordinato di fatti, avvenimenti e protagonisti buttati in un calderone senza un nesso preciso e con collegamenti indefiniti e deboli.

Di conseguenza, secondo il mio parere, il libro è troppo confusionario e poco avvincente, ben valorizzato esclusivamente sul piano dell’erotismo. Da questo punto di vista, infatti, il romanzo è davvero sensuale e audace, particolarmente adatto a chi è in grado di apprezzare il dirty talking e i giochi di supremazia e predominio. Il lato amatorio è ampiamente esplorato e raccontato, ma senza cadere nell’indecenza o nella volgarità. Ahimè, personalmente questa abbondante e gradita dose di libidine e lussuria non basta a oscurare tutto il resto, ma senza dubbio è il punto forte di un romanzo da cui mi aspettavo molto, molto di più.

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