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Recensione: “La ribelle delle Highlands – Scandalous Highlanders #4” di Suzanne Enoch

Titolo: La ribelle delle Highlands

Autrice: Suzanne Enoch

Serie: Scandalous Highlanders

Genere: Romance Storico

Editore: Mondadori

Data di pubblicazione: 4 settembre 2021

 

In fuga insieme alla sorellastra da un matrimonio combinato, Catriona MacColl si rifugia nelle Highlands. È stata cresciuta ed educata come un uomo: suo padre voleva un figlio maschio e le ha insegnato a cacciare e a sopravvivere. Nel rudere di un’abbazia abbandonata, incontrano Munro MacLawry, possente guerriero appartenente a un clan rivale. Colpito dalla selvaggia bellezza di Catriona, l’uomo decide di proteggerle mantenendo il riserbo sulla loro presenza. Ben presto l’attrazione tra Munro e Catriona diventa forte, ma entrambi sanno che il loro legame porterebbe a una guerra. Mettere un freno alla passione, tuttavia, sembra davvero impossibile

 

1 – Un diavolo in kilt

2 – Quell’adorabile accento scozzese

3 – Pazza di un Highlander

4 – La ribelle delle Highlands

 

 

Care Fenici, quante volte si può fare lo stesso errore? È la quarta volta che dò una chance a questa autrice ed è la terza volta che vengo prontamente delusa, salvo solo, per paragone, il secondo volume. Veniamo alla trama che non è particolarmente vivace né originale, ma difficilmente ho trovato romance storici innovativi – qualcuno ne ho trovato – sembrano fatti con lo stesso stampo. La storia in sé è semplice: Catriona è in fuga con la sorella per sfuggire alle mire familiari e in un lampo di genio o stoltezza si rifugiano presso il clan MacLawry, nemico del loro, in un casale abbandonato. Faranno la conoscenza di Munro, tenuto in poca considerazione dai fratelli, bollato come un orso tutto muscoli e zero cervello. Una cosa tira l’altra e succederanno un po’ di avvenimenti, volti a incasinare la vicenda. Munro e Catriona riusciranno a far pendere il destino dalla loro parte?

Nel decidere di leggere anche questo volume, quindi facendo volutamente lo stesso errore, ha influito la presenza di Munro MacLawry, il più giovane dei maschi della famiglia: forte, possente e bello come un giocatore di rugby in kilt, da sbavarci sopra tutti i miei liquidi! Ecco, lui si salva abbastanza, dai. Il problema non è lui ma lei, Catriona MacColl, appartenente ai MacDonald, quindi clan rivale. La ragazza è stata cresciuta come in un prequel scozzese di Lady Oscar, ma mentre quest’ultima era piena di grazia, charme e forza di volontà, la sua brutta copia pecca in tutto. Immaginatevi una donna con forme prosperose, non particolarmente bella, che sa cacciare, non sbaglia mai bersaglio, si veste da uomo e parla come tale. Ora la domanda perfetta è: “dove sta il problema?”. Appunto, la giovane vorrebbe essere più femminile, ma invece di chiedere aiuto alla sorella cresciuta nei salotti londinesi lo chiede a Munro, soprannominato da tutti Orso. I presupposti ci sono per arrivare allo scatafascio, senza mettere in ballo il famigerato e tempestoso fratello maggiore del protagonista: il capostipite del clan MacLawry. Nelle parti in cui compare mi immaginavo Dracula mentre affilava i suoi lunghi bastoni, sta di fatto che tutta la vicenda sembra fatta apposta per testare la pazienza di quest’uomo – della serie, quanto riusciamo a farlo arrabbiare?

Cosa serve a una donna per essere femminile? Qualche belletto? Accessori? Vestiti graziosi? Vi posso assicurare che ho tutte queste cose, ma quando cammino sembro in assoluto una papera nel deserto, insomma, con la grazia ci nasci e il messaggio che l’autrice cerca di far passare l’ho trovato sessista e stereotipato a più non posso. Capisco che per una giovane di quell’epoca sposarsi e incubare tanti mocciosi, ehm, giovani vite, fosse la cosa più bella al mondo ma perché non cogliere la possibilità di affrancarsi? La storia è piena di donne con spirito di ribellione alle regole maschili, questa invece non brama altro che la gabbia dorata della femminilità. Insomma uno sfacelo. Il peggio è che manca l’epilogo, quindi la fine c’è e non c’è, non esiste un finale completo, ma solo un’accozzaglia di fatti veloci per imbastire un lieto fine in velocità.

Lo stile è molto fluido e si legge tranquillamente, l’editing è molto curato e non troverete particolari difficoltà, quindi se bramate una storiellina semplice per passare qualche ora in pace nelle verdi lande scozzesi ecco il libro giusto, a patto che abbiate letto i precedenti o non capirete una cippa. Detto ciò, vi auguro, come sempre, buona lettura!

 

 

 

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Daniela Pullini

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