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Recensione: Keaton – Serie: Midnight Mayhem Vol. 4 di Amo Jones

Titolo: Keaton

Serie: Midnight Mayhem Vol. 4

Autore: Amo Jones

Genere: Erotic romance

Editore: Virgibooks

Target: 18+

Data di pubblicazione: 26 novembre 2022

  • King
  • Kill
  • Kyrin
  • Keaton

Benvenuti al Midnight Mayhem. Non siamo un circo, non siamo un luna park, e l’unica cosa che dovreste temere di perdere stasera… è la vostra salute mentale.

Io ero la carta che non avrebbero mai potuto giocare.
Lei è sempre stata il più bello dei giochi…

C’è una certa eleganza che deriva dall’essere plasmati dalle ceneri di tutta l’oscurità che ti circonda. Polvere sei in principio e polvere sarai alla fine. Almeno questo è quello che ho sempre pensato. Da sempre incoronata principessa Mayhem, la vita mi è presto venuta a noia, e mi sono ritrovata a forgiare la mia personale corona di ferro con il sangue dei nostri nemici.

Per i Fratelli di Kiznitch, non sono mai stata altro che una piccola mocciosa che ha sempre avuto tutto quello che voleva. Sono la sorella che nessuno di loro ha chiesto, ma di cui ben presto si troveranno ad aver bisogno. Lui non fa eccezione. Amare Keaton Cicero non sarà mai semplice. C’è una malvagità dentro di lui che non verrà mai accettata.

Per tutti questi anni si sono convinti di avermi tenuta al sicuro col loro atteggiamento iperprotettivo, ma si sbagliavano. Tutto ciò che credevano di sapere… sta per bruciargli attorno. Non ero io ad aver bisogno di protezione…
Erano loro.

Questo è il quarto e ultimo volume della serie “Midnight Mayhem” dell’autrice bestseller di UsaToday e Wall St. Journal Amo Jones.
“King,” “Kill” e “Kyrin” sono i primi tre volumi di questa serie, di cui si consiglia la lettura prima del presente titolo.
Disponibile della stessa autrice per Virgibooks anche i due standalone Dark Romance “Sicko” e “Manik” (quest’ultimo legato anche al mondo del Midnight Mayhem).

ATTENZIONE: questo libro contiene scene di sesso esplicite e tratta tematiche che potrebbero disturbare alcune tipologie di lettori. Trovate una lista completa delle avvertenze a inizio libro.

 

 

Keaton è un’arma in forma umana, e la utilizza frequentemente per liberare i suoi impulsi. Finora mi è piaciuto. Mi sono quasi crogiolata in questo. C’è una parte malata di me a cui piace il tocco di un assassino, sapendo che ammorbidisce i suoi spigoli solo per me.

L’episodio si apre con il terribile hangover che ci teneva in sospeso sulla sorte di Eli: continueremo ad approfondire la sua storia anche in questo libro, essendo le sue vicende intrecciate a quelle della protagonista Cartier, sorella minore di Kyrin.

Tra le righe rimane il coinvolgimento degli Elite King’s Club (la cui serie, purtroppo, è stata tradotta in italiano solamente per i primi tre libri, finora), a darci l’idea di un disegno complessivo ordito dai cattivi che va ben oltre la famiglia Kiznitch. 

 

Ma Keaton è sempre stato diverso. Non ha mai nascosto i suoi demoni, li ha addestrati a stare al suo fianco in modo che le persone sapessero esattamente con chi avevano a che fare quando incrociavano le profondità dei suoi occhi nocciola.

Una lunga premessa è inizialmente focalizzata su Cartier, sulla sua crescita e il suo ruolo all’interno del Mahyem Circus – ruolo che, come siamo abituati, viene tenuto segreto a tutti i Fratelli. Nonostante l’immagine di una ragazzina viziata e promiscua, protetta da tutto e da tutti, in realtà sta seguendo un addestramento molto duro e pericoloso.

 

“Cosa fa Keaton? Intendo… per Kiznitch?” Mi mordicchio il labbro inferiore. “Beh, è un cacciatore.” “Un cacciatore?” La testa di Lilith si inclina per la confusione. Un secondo dopo, le parole le raggiungono il cervello e i suoi occhi si spalancano. “Oh.” “Già…” “Quindi è lui che mette in gabbia le reclute, nonché la ragione del loro disturbo da stress post-traumatico?” Il mio sorriso non raggiunge i miei occhi. “Sì, ed è anche lui che… ecco… li abbatte se non obbediscono.”

Keaton è invece un “cacciatore”, ovvero qualcosa di simile a un killer. È un uomo pieno di demoni, ma non ho esattamente inquadrato la loro natura, dato che pare uccidere perché gli piace e ne sente il bisogno. A quanto sembra, fin dalla tenera età ha amato far “coccolare” questi demoni da Cartier in una forma di intimità tutta loro. La purezza e la luce della ragazzina facevano da perfetto contraltare alla sua oscurità. Anche se il legame tra loro si è sviluppato sin dall’infanzia evolvendosi in qualcosa di sempre più profondo ed erotico, Keaton ha atteso che lei avesse diciotto anni prima di prendere la sua verginità, salvo poi allontanarsi. 

Intuiamo da subito che, al di là della gelosia del fratellone possessivo Kyrin, ci sono motivi seri per cui la relazione non dovrebbe essere consolidata, motivi che hanno radici dentro Keaton e lo fanno sentire in conflitto (quando non è in preda agli ormoni).

 

Amare qualcuno significa permettergli di donarsi a te. Comporta la promessa che non lo spezzerai. E non è qualcosa che io posso permettermi di offrire. In alcun modo. Eppure, tutte le volte che Cartier mi è accanto, ho il cazzo duro e dalla bocca mi escono un sacco di stronzate. Con suo fratello posso fare i conti. Mentre, dall’altro lato, non posso affrontare la sua rabbia.

Questo allontanamento non è mai stato davvero colmato, anche perché ognuno dei due credeva alla facciata mostrata dall’altro, quella di un playboy (al maschile e al femminile) che era andato avanti superando il passato. Se quella di Cartier era tutta una finta per nascondere l’addestramento misterioso, Keaton, essendo uno dei Fratelli e facendo parte del circo, ha continuato a prendere parte agli spettacoli e all’atto finale facendo del sesso promiscuo qualcosa di quotidiano. Il fatto poi di essere stato costretto ad abusi infantili e di essere stato addestrato a usare il sesso in modo anche incestuoso lo hanno ulteriormente incasinato.

Difficile capire quanto per lui sia uno sforzo accontentarsi di altre donne, quando lo vediamo allontanarsi così spesso e con così tanta leggerezza. In ogni caso, per tutto il romanzo rimane una figura distante, difficile da avvicinare, e non sono riuscita a comprendere che cosa davvero di lui attragga Cartier, se non i ricordi in cui lui le mostrava da piccolo le sue fragilità. Certo, ci sono stati momenti di tenerezza, di comprensione profonda tra loro, ma quello che li lega è ancora attuale o si è concluso con il passato? Se questi ricordi si incrinassero e si facessero labili, incerti, poco credibili, cosa rimarrebbe di loro? Sarebbe ancora qualcosa di vero, di intimo, di viscerale, o solo pura attrazione?

 

“Questa…” mi sussurra all’orecchio, senza mai fermarsi, “sarà l’ultima volta che ti scopo per te. La prossima volta che ci vedremo, sarà per me.”

In tutta onestà, non ho ben capito la natura e il fascino della coppia Keaton – Cartier. L’attrazione tra loro è esplosiva e magnetica, forse un filo forzata, ma non ho trovato molti elementi per giustificare qualcosa di più di un rapporto tra scopamici. Nonostante Keaton usi spesso paroloni come “tu sei mia”, nessuno dei due esige esclusività, o una relazione più stabile, profonda, o incontri più frequenti: i due, anzi, finiscono a letto insieme solo quando sono nello stesso raggio d’azione, e non si fanno problemi a cambiare partner.

Due figure orgogliose che continuano a girarsi intorno senza mai davvero prendersi quello che vogliono, senza mai mostrare il fianco della loro fragilità emotiva. Entrambi capricciosi e orgogliosi, nessuno dei due ammette di aver investito sentimenti nei confronti dell’altro.

Anche se è qualcosa che sta cuocendo sotto la cenere e se quando sono lontani si sentono liberi e single, nel momento in cui si trovano nelle vicinanze sentono il fuoco della passione e Keaton dichiara il proprio possesso. Forse sanno che il loro legame è così duraturo intenso, viscerale, intimo, che non può essere replicato con nessun altro. Forse Cartier sa che qualsiasi cosa accada, per quante donne entrino nel suo letto, prima o poi lui tornerà a casa…

 

“Perché?” La parola è delicata quando esce dalle sue labbra. “Perché cosa?” sussurro io, portando il palmo sulla sua guancia e strofinando via il sangue in eccesso. “Perché mi ritrovo sempre da te?” Gli strofino via l’ultima chiazza dal labbro. “Perché anche nei tuoi momenti più bui, sai di poterlo fare.”

Questa attrazione mai concretizzata rimane strisciante per buona parte della trama, che invece è incentrata ad approfondire il mistero che ha portato Eli a svanire (vedi libro precedente). Cartier non lo abbandonerà, e mostra un salto di qualità rispetto al modo di gestire le cose al maschile dei libri precedenti: capisce che non può fare tutto da sola. Naturalmente dovranno essere svelati un sacco di segreti, di cose che non si devono dire a nessuno, ma lei decide di fregarsene e di coinvolgere tutti i Fratelli affrontando gli avversari come un gruppo compatto. Ma…. il cesto dei segreti è infinitamente profondo, e non basta una buona volontà di condivisione per aprire tutti i cassetti chiusi a chiave. Nel momento in cui Cartier scoperchia quel calderone, però, ne emerge qualcosa di così torbido, profondo e maleodorante da frapporsi tra loro, creando scompiglio, finendo per rovinare, ustionare e bruciare qualsiasi legame di vera o presunta cosa ci fosse tra lei e Keaton. 

Troppi segreti, troppi antefatti, troppi passati, e un intrigo più grande di loro: più dei Fratelli, dei Padri, dei Kiznitch, che va a interessare una rete così grande e potente da non poter essere risolta da una donna sola al comando.

 

Vedete, neanche l’amore dovrebbe mai essere perfetto. L’amore dovrebbe essere qualunque cazzo di cosa tu voglia che sia. Questa è la famiglia. È l’amore. È l’odio. È una quantità di pazienza inimmaginabile. È pace con un po’ di caos al suo interno, furia con un pizzico di malizia, urla quando veniamo messi a tacere e infine un po’ di caos quando regniamo.

L’ultimo capitolo del Midnight Mahyem è una storia quindi decisamente avvincente, nonostante i protagonisti non mi abbiano particolarmente affascinata. 

L’atteggiamento di Keaton è molto dominante, con qualche kink possessivo e di sottomissione, cosa che sarebbe stata anche interessante, se lui avesse potuto vantare qualche diritto, o avesse concesso qualcosa in cambio (affetto, interesse, tempo, gratitudine o anche solo dimostrazioni di qualche tipo). Invece tende a prendere senza dare, a pretendere di averla e possederla senza in realtà avere mai stabilito nulla, senza mai essersi donato, come se fosse scontato che lei debba rispondere ed esserci in base ai suoi desideri. 

Di Carter mi ha infastidito la facilità con cui abusa di alcol e droga, atteggiamento poco intelligente in particolare se si sta tenendo dei segreti e correndo dei pericoli, se ogni minuto potrebbe essere l’ultimo. Denota non solo insicurezza, ma anche una poca lucidità strategica, da parte di colei che dovrebbe essere il simbolo della “girl power”. Per essere una buona pianificatrice si fa distrarre troppo facilmente da Keaton mostrando il fianco all’emotività, mentre al contempo lui sembra immune al suo fascino, per quanto arrapato.

 

Averlo vicino a me è diventata una necessità, e sono dolorosamente consapevole di quanto sia instabile. Amare Keaton non deve essere facile, ma spetta a me.

Nel complesso è una serie che merita assolutamente di essere recuperata, purché abbiate lo stomaco forte e siate disposti a dare credito alla storia finché tutto il puzzle non verrà svelato.

 

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ludovais

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