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Recensione: Far from Neverland di River Hale

Serie: Far From Serie Vol. 1

Titolo: Far from Neverland

Serie: Far From Serie Vol. 1

Autrice: River Hale

Genere: fantasy MM, Retelling Peter Pan in chiave MM  

Editore:  Quixote Edizioni

Data di pubblicazione: 10 agosto 2026

Età di lettura consigliata: +18

La serie è composta da:

  • Far from Neverland vol.1
  • Far From Camelot book 2 (inedito in Italia)
  • Far From Sherwood Forest book 3 (inedito in Italia)

Peter Pan ha lasciato Neverland ed è cresciuto.
Ora lo rivoglio indietro.
Sono passati quattordici anni da quando se n’è andato, da quando la stella di Neverland si è spenta e un manto di gelo ha avvolto l’Isola. Nonostante la Jolly Roger sia intrappolata nel ghiaccio, non sono ancora disposto a rinunciare a questa versione perfetta di Neverland senza Peter Pan.
Beh, non è proprio perfetta.
Un’ombra minacciosa sta divorando l’Isola poco alla volta. Non voglio che Pan torni, ma è l’unico in grado di fermarla. Quando finalmente lo trovo, però, mi rendo conto di avere due problemi.
Primo: Peter Pan non ricorda chi è davvero.
Secondo: sembra impossibile resistergli.
Fargli recuperare la memoria non sarà facile. E non solo perché lo odio con tutto me stesso, proprio come detesto i pensieri peccaminosi che continua a suscitare in me. Non posso permettere che mi distragga. Il destino di Neverland è appeso a un filo.
Il vecchio Peter Pan è morto.
Dalle sue ceneri ne è nato uno nuovo.
È una stella. Il sole di Neverland.
E non mi importa se finirò per bruciarmi.

Peter Pan, l’eterno bambino, è ora cresciuto e si trova nel mondo reale. Non ricorda nulla della sua infanzia e del mondo magico da cui proviene. Forse proprio a causa di questo, la stella de “Isola che non c’è” si è spenta e Neverland è diventata un luogo ostile, gelato e minacciato da un’ombra oscura.

È questo che spinge Hook a tornare sulla terra e cercare il suo antico rivale (di cui ha per anni, suo malgrado, avvertito la mancanza) nel tentativo di riportarlo a casa per contrastare l’Ombra.

Credo che il racconto sia un bel tentativo di riproporre un aggiornamento alla favola di Peter Pan, ma a mio avviso è poco riuscito. Manca la trasposizione dei simboli e dei significati profondi della storia originale, e, al contempo, fallisce nel tentativo di aggiornarli alle problematiche dell’età adulta.

La magia che caratterizzava la favola originale è qui ridotta al minimo per lasciare spazio alle dinamiche urbane e romantiche. La trama è tutto tranne che avventurosa, fondamentalmente calata sull’aspetto spicy. Anche se c’è una scusante narrativa che giustifica l’avvicinamento tra i protagonisti, si tratta solo di un elemento risolto velocemente. Al di là di tutto ciò che è relazionale e fisico, la trama avventurosa secondaria viene in effetti risolta in poche pagine e in modo banale e, anzi, poco logico.

Non dovrei sorprendermi se mi sento così possessivo nei confronti di Pan. In un modo o nell’altro lo sono sempre stato. Ogni volta che combattevamo non volevo che la mia ciurma gli si avvicinasse. È sempre stato mio. Se qualcuno doveva trafiggerlo con la spada, sarei stato io. È così che sono andate le cose per centinaia di anni.

L’ambientazione nel complesso mi ha delusa. “L’Isola che non c’è” ha perso il significato di un luogo dove si rifugiano le fantasie, i giochi e le paure dell’infanzia, e ci viene presentata solo come un mondo parallelo in rovina da cui Hook proviene. Non ci sono richiami alla forza dell’immaginazione e ai Pensieri Felici, né alla polvere di fata alimentata dai sorrisi infantili.

Neanche le caratterizzazioni riflettono quello che erano nella fiaba. Peter pan, il bambino che non voleva crescere e che rappresentava l’egoismo dell’infanzia, la purezza e la spensieratezza, è ora un ragazzo universitario con un lavoro, gentile ma non giocoso, che fa la classica vita dei personaggi stereotipati dei college romance. Hook forse si avvicina un po’ al sé stesso pirata, in quanto viene caratterizzato come un bad boy (dal cuore decisamente troppo tenero). Perfino l’Ombra di Peter Pan, che simboleggia il suo lato più oscuro ma che assume anche una vera e propria forma fisica, nonostante rappresenti il vero antagonista della trama è del tutto priva di caratterizzazione, di motivazione e incapace di creare un reale angst.

«Usare il mio uncino è un po’ più poetico, non credi?» Lo sollevo, posandogli la punta sotto il mento. «Tu mi hai dato questo, e ora io lo userò per farti fuori. Una volta per tutte. Niente più giochi.» L’unico segno del suo timore è il leggero tremito del labbro inferiore. Lo fisso, pensando di morderlo. Altri pensieri seguono subito dopo, e non riesco a fermarli.

A causa di tutte queste discrepanze che lasciano perplesso il lettore, la sensazione è quella di una certa forzatura nell’attrazione rapidissima tra i protagonisti, di una certa incoerenza e ridondanza nei continui conflitti interiori causati dalla razionale consapevolezza di essere antichi nemici, e di veder calate dal nulla le insicurezze sulla propria incapacità di amare: tutte caratteristiche che fanno parte del classico percorso enemies-to-lovers.

Insomma secondo me si è persa l’occasione per essere un po’ più profondi nella caratterizzazione, per approfondire la trasposizione dei messaggi adeguandoli alla nuova trama, per valorizzare lo spessore del legame esistente tra Pan e Hook come base per qualcosa di più duraturo.

Non aiuta che lo stile dell’autrice sia a tratti ripetitivo nei concetti e nei monologhi interiori. A causa delle molte scene piccanti e della scarsa dinamicità avventurosa, la lettura ha un ritmo piuttosto lento, e si conclude con un finale insoddisfacente. Nel complesso, è una storia semplice senza sbavature, un romance pastello senza angst, ma chi cerca qualcosa di più calibrato su metafore e analogie con la fiaba originale rimarrà deluso. Inoltre, nonostante i trigger warning, non ho trovato cenni di dark né di BDSM.

Si stringe nelle spalle e si sporge un po’ più verso di me, il suo petto mi sfiora le braccia, provocandomi la pelle d’oca. «Ho una risposta alla tua domanda,» esordisce, con quella voce roca che mi finisce sempre dritta nelle mutande. Abbassa la testa, guardandomi attraverso quelle ciglia sorprendentemente scure e folte. Sarà anche pericoloso, letale, persino crudele e selvaggio, ma… cazzo. È anche bellissimo. Vorrei quasi affogare nei suoi occhi per sempre

Hot  🌶️🌶️🌶️🌶️ – abbondante

Sentimento d❤️❤️ – romance pastello senza angst (possessività del maschio alfa)

valutazione

Voto

3/5

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