Recensione: Una zitella d’oro di Rebecca Quasi

Autrice: Rebecca Quasi
Genere: regency romance
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 14 luglio 2026

Miss Cecily Higgins, come ogni fanciulla che si rispetti, è alla ricerca di un marito. Dotata di un’intelligenza vivace e di un certo pragmatismo, si prepara alla stagione mondana con piglio scientifico, riempiendo pagine e pagine di quaderni con le strategie più sofisticate per affrontare la caccia all’uomo. Cecily è persino disposta ad accontentarsi, in fondo sa di non essere ricca e di non provenire da una famiglia importante: non c’è spazio per indugiare in fantasticherie romantiche. Sfortunatamente, la ragazza non ha fatto i conti con la sfacciataggine del duca di Wessex, il gentiluomo più ambito dell’alta società, che una sera la invita a danzare per scommessa. Nonostante l’impaccio, l’attrazione fra i due è palpabile, ma le gerarchie sociali non permettono altro, oltre a quel ballo. In compenso, l’innocuo gioco del duca si trasforma in un evento capace di mutare il destino della fanciulla. Un solo giro di valzer basta a fare di Miss Higgins una zitella. Quando lei e Wessex anni dopo si rincontrano, Cecily non è più la stessa, ha accantonato ogni velleità matrimoniale, i balli e gli abiti sfarzosi sono solo un ricordo. La ragazza di un tempo ha lasciato il posto a una giovane donna che ha scoperto le lusinghe dell’indipendenza e l’eccitazione della libertà. Due qualità irresistibili, sufficienti a far capitolare un duca. Ma come si fa a sedurre una dama che ha giurato di restare zitella?

Premessa doverosa prima di iniziare: sono colpevole, amo Rebecca Quasi, qualunque cosa scriva, di qualsiasi genere sia, io la leggo; quindi perdonatemi se non sarò troppo oggettiva.
Troviamo Miss Cecily Higgins in procinto di affrontare la sua seconda stagione a Londra, dopo che la prima non aveva portato al coronamento del sogno di ogni fanciulla dell’epoca: contrarre un buon matrimonio. Del resto lei era partita svantaggiata da subito: non è ricca, non appartiene a una famiglia importante e non è nemmeno una bellezza degna di nota. Si è preparata scrupolosamente, studiando il modo giusto di muoversi in società e riempiendo svariati blocchi di appunti. Purtroppo, quando durante la prima serata della stagione viene invitata dal Duca di Wessex per un ballo, le sue speranze vanno in frantumi. Oltre a non riuscire a spiccicare parola per tutta la durata del valzer, l’aver danzato con un personaggio così importante le preclude l’interessamento di altri aspiranti corteggiatori; riceverà parecchi inviti ma nessuno la prenderà seriamente in considerazione.
Ma, in fondo, non aver trovato marito non la sconvolge più di tanto. Era più il desiderio di sua madre di vederla accasata come consuetudine vuole. In lei scorre la voglia di indipendenza e libertà che mal si sarebbe accordato con i doveri di moglie. Quindi, ben venga la sua vita ritirata in campagna, dove amministra in modo egregio la tenuta di famiglia e si occupa di tutto ciò che le aggrada, ben calata, a soli venticinque anni, nel ruolo di zitella con una professione segreta che la riempie di soddisfazione. Il destino però ha in serbo qualcosa di diverso, e un giorno appare alla sua porta Lord Miles Guilford, Duca di Wessex, che inizialmente non la riconosce. Cecily, come tutte le protagoniste femminili di Rebecca, è avanti anni luce rispetto al suo tempo, persegue la sua indipendenza con orgoglio e non vuole rinunciarci, neppure per amore. Per lei il matrimonio sarebbe una condanna, anche nel fortuito caso (che quasi mai accade) che sia per amore. Il duca è affascinante, tesse intorno alla giovane una rete sottile che la innervosisce, non è da lei abbandonarsi a certi pensieri, eppure il seme dell’attrazione inizia a germogliare, e per la ragazza è sempre più difficile restare indifferente.
Miles, dal canto suo, non sa spiegarsi l’attrazione che prova per questa donna, che anni prima aveva invitato a ballare per scommessa, mentre ora la trova assolutamente irresistibile, starebbe ore a battibeccare con Cecily. Perché è proprio questo il bello del loro strano rapporto, lei esprime liberamente il suo pensiero, fregandosene delle convenzioni sociali e lui partecipa con entusiasmo alla partita.
La narrazione, dopo una prima parte a mio parere un po’ lenta, mano a mano che si procede con la trama riacquista il brio a cui ci ha abituati l’autrice.
I dialoghi, sempre frizzanti e arguti, sono il mezzo attraverso cui i personaggi rivelano il proprio carattere. Se Cecily è all’avanguardia rispetto al periodo storico, anche il duca non è da meno, e soprattutto dimostra una perseveranza non comune. Anche i momenti più introspettivi, venati da leggera malinconia, sono così ben inseriti da risultare “necessari” alla comprensione completa di questi due splendidi protagonisti e non appesantiscono assolutamente la trama. E che dire degli altri personaggi? Lascio a voi scoprirli, io mi accontento di nominare Snooty, l’unico non umano più umano degli umani (permettetemi il gioco di parole).
In conclusione, una lettura che senz’altro consiglio, anche a chi, come me, non è appassionato del genere.
Rebecca Quasi ancora una volta ha fatto centro.







