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Valhalla Passion: Il paradiso dei guerrieri

 

Il sogno di una morte vinta, sconfitta da un’immortalità conquistata con il proprio coraggio, è alla base della concezione nordica della Valhalla, “dimora degli uccisi”. Mitico paradiso destinato ai guerrieri morti gloriosamente in battaglia, enfatizzato nelle opere wagneriane sino alla trasfigurazione, la Valhalla riassume ed esemplifica spazialmente molte ideologie arcaiche, in primo luogo quelle delle culture venatorie. Alcuni studiosi ritengono che il Colosseo romano sia stato il referente storico al quale si sono rifatti i nordici nel disegnare il tetro edificio che ospita gli einheriar, i “campioni”.

Il pensiero di ogni guerriero nell’attimo prima di indossare le armi e prepararsi alla battaglia era dedicato alla Valhalla. Ognuno scacciava la paura della morte, che aggrediva anche il più prode dei guerrieri, pensando al maestoso edificio che si stagliava, luminoso ed inaccessibile, lassù nel cielo, in mezzo alle dimore degli dèi, in Asgardh. Le travi che sostenevano l’immenso palazzo erano fatte con le lance acuminate dei più temerari guerrieri; il tetto poi era ricoperto di rilucenti scudi d’oro, finemente istoriati con scene di guerra; gli arredi interni erano fatti con le vesti dei soldati che fino all’ultimo respiro si erano battuti, sprezzanti del pericolo, in guerra. Ma solo i guerrieri più valorosi, gli einheriar, i “campioni”, potevano oltrepassare una delle 540 porte della Valhalla, porte grandiose: da ognuna di essa potevano passare ben ottocento guerrieri allineati spalla a spalla. E proprio presso una di queste entrate si poteva assistere allo spettacolo offerto da un abilissimo giocoliere, capace di lanciare in aria ben sette spade d’oro massiccio, affilate come rasoi, per poi riprenderle al volo.

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La porta principale però, quella destinata ai guerrieri scelti da Odino stesso e da lui presidiata, si trovava ad occidente: è il Valgrind, un maestoso cancello chiuso ermeticamente con una formula magica. Prima di varcare il Valgrind, i meritevoli trapassati dovevano guadare a nuoto il fiume Thund, attraversato da correnti insidiose e i cui flutti, infrangendosi su rocce taglienti, rimbombavano cupamente tutt’intorno. Il cancello, poi, era sorvegliato da un lupo famelico, emblema della ferocia guerresca, e da un’aquila, possente signora dei rapaci, i volatili guerrieri per eccellenza. All’interno del palazzo a loro destinato, i “campioni” trovavano un grandissimo cortile in grado di accogliere la moltitudine di morti prodotti dalle innumeri guerre scoppiate dall’inizio dei tempi. Nel cortile avevano luogo quotidianamente dei combattimenti tra dei veri e propri zombies (tali sono infatti gli einheriar) che ovviamente erano immuni da ogni ferita. Inoltre i campioni si allenavano improvvisando giostre cavalleresche, per prepararsi alla suprema ed ultima battaglia che avrà luogo alla fine dei tempi, quando, insieme ad Odino, saranno chiamati a combattere contro gli oscuri abitanti di Muspellheim. Altri personaggi essenziali della Valhalla erano le Valchirie, “coloro che scelgono gli uccisi in battaglia”. Semidivinità femminili, armate di scudo e di lancia, invulnerabili ed immortali, le Valchirie cavalcavano nell’aria, durante le battaglie, sempre al fianco di Odino, pronte a raccogliere gli spiriti degli eroici combattenti. Nella Valhlla però, le straordinarie amazzoni erano le coppiere dei campioni, ai quali portavano coppe ricolme di spumeggiante birra. Le strenue servitrici dei protetti di Odino,  che occasionalmente erano anche loro amanti, avevano dei nomi che richiamavano lo spirito guerriero. Così c’era Urist, “colei che fa tremare”; Skdguì, “furente”; Hild, “guerriera”; Randgrindhr, “portatrice di scudi”; Geirahodh, “battaglia di lance”; Herfjótur, “vincolo delle schiere”; Gdìl, “rumorosa”. Benché fossero passati a miglior vita, i guerrieri conservavano tutto il loro famelico appetito e la loro sconfinata sete.

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La moltitudine di eroi veniva sfamata quotidianamente dal cuoco Andhrimnir, “faccia di fuliggine”, che ogni giorno cuoceva il cinghiale Sdhrminir, dotato dello stupefacente potere di resuscitare ogni volta all’alba, pronto per essere nuovamente cucinato nel pentolone Eldhrimnir, la “fumosa”. Come bevanda, gli eroi, oltre alla birra, sorseggiavano in continuazione l’idromele che sgorgava a fiotti dai seni di Heidrunn, una gigantesca capra che, appoggiata con le zampe posteriori sul tetto della Valhalla, brucava le foglie del pino Lóradhr, epigono del frassino del mondo. Il divino patrono degli einheriar, il sommo Odino, si nutriva, invece, esclusivamente di vino, uno squisito nettare preparato apposta per lui.

 

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Nome antico: ALGIZ

nome tutelare:Baldr, (o Baldur) signore del Vahalla
Significato tradizionale : L’ asta dello slancio, la lancia di Odino in azione sul mondo, che nel suo profondo significato lega il mondo dei vivi a quello degli dei.
Significato divinatorio: Nel suo intreccio di leggende e di forze vive dove incantesimi e magia sono tra loro uniti come essenza primaria di vita, ci protegge contro le cattive influenze. E’ in particolar modo utilizzata dagli sciamani che vedono nel suo glifo un’invocazione umana alle forze del cielo. E’ la runa della solidarietà, dello slancio e dello spirito di gruppo. Esprime anche intuizione e possibili realizzazioni importanti dovute a idee geniali.

 

Fonte: I5Samurai

 

Articolo a cura di:

BrackenCatfly

 

Editing a cura di:

 LadyLeonor

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StaffRFS

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