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Una serata al cinema: “Bohemian Rhapsody”

La nostra Mal è stata ben felice di vedere e recensire per Voi l’attesissimo “Bohemian Rhapsody”

 

 

Titolo originale: Bohemian Rapsody

Lingua originale: inglese

Paese di produzione: Stati Uniti d’America, Regno Unito

Anno: 2018

Durata: 134 min

Genere: biografico, drammatico, musicale

Regia: Bryan Singer, Dexter Fletcher (non accreditato)

Soggetto/storia di Anthony McCarten e Peter Morgan

Sceneggiatura: Anthony McCarten

Scenografia: Aaron Haye

Costumi: Julian Day

Produttore: Jim Beach, Robert De Niro, Graham King, Brian May, Peter Oberth, Bryan Singer, Roger Taylor

Casa di produzione: GK Films, New Regency Pictures, Queen Films Ltd., TriBeCa Productions

Distribuzione(Italia): 20th Century FoxFotografiaNewton Thomas Sigel

 

Personaggi e Interpreti

Rami Malek: Freddie Mercury

Ben Hardy: Roger Taylor

Joseph Mazzello: John Deacon

Gwilym Lee: Brian May

Lucy Boynton: Mary Austin

Aidan Gillen: John Reid

Tom Hollander: Jim Beach

Allen Leech: Paul Prenter

Mike Myers: Ray Foster

Aaron McCusker: Jim Hutton

Dermot Murphy: Bob Geldof

Priya Blackburn: Kashmira Bulsara

Meneka Das: Jer Bulsara

Ace Bhatti: Bomi Bulsara

 

Bohemian Rhapsody, il film diretto da Bryan Singer e Dexter Fletcher, è una coinvolgente celebrazione dei Queen, della loro musica e del loro leggendario frontman Freddie Mercury (Rami Malek), che sfidò gli stereotipi e infranse le convenzioni, diventando uno degli artisti più amati al mondo.

Il film ricostruisce la meteorica ascesa della band attraverso le sue iconiche canzoni e il suo sound rivoluzionario, la sua crisi quasi fatale, man mano che lo stile di vita vita di Mercury andava fuori controllo, e la sua trionfante reunion alla vigilia del Live Aid, quando Mercury, afflitto da una gravissima malattia, condusse la band in una delle performance più grandiose della storia del rock.

Facendo questo, il film cementa l’eredità di una band che è sempre stata più di una famiglia e che continua ancora oggi a ispirare gli outsider, i sognatori e gli appassionati di musica.

Oltre a Rami Malek nei panni di Freddie Mercury, il film vede nel suo cast Lucy Boynton, nel ruolo di Mary Austin, grande amore di Freddie, Gwilym Lee.

Nei panni di Brian May, chitarrista dei Queen, Ben Hardy in quelli del batterista Roger TaylorJoe Mazzello interpreta il bassista John Deacy DeaconAidan Gillen è invece John Reid, primo manager del gruppo, Aaron McCusker ha il ruolo di Jim Hutton, a lungo il ragazzo di Mercury e Mike Myers nei panni di Ray Foster della casa discografica EMI.

 

Oggi… beh, oggi voglio parlarvi di un film che i fan dei Queen e di Freddie aspettavano da tempo: Bohemian Rhapsody.

The only thing more extraordinary than their music is his story.

“L’unica cosa più straordinaria della loro musica è la sua storia.”

 Il film inizia con la mattina del giorno del Live Aid, siamo a luglio del 1985 e Freddie è già malato. Si sveglia nella sua grande casa, ci sono i suoi gatti e la canzone che accompagna tutta questa scena è “Somebody to love” ovvero “Qualcuno da amare”. Tenete bene a mente questo titolo, perché ci accompagnerà un po’ per tutto il film. Mentre sta per salire sul palco di Wembley, parte il lungo flashback dei primi 15 anni della sua storia e i suoi inizi con la Band.

Vorrei raccontarvi una storia, una favola. Ma questa favola non ha un lieto fine per il protagonista: lui ci ha lasciato,  però la sua musica e tantissimi insegnamenti sono rimasti.

Farrokh Pluto Bulsara nasce il 5 settembre del 1946 a Zanzibar. Figlio di Bomi e Jer Bulsara di etnia Parsi, perseguitati in India e cacciati dai musulmani, di religione Zoroastriana, ha una sorella più piccola Kashmira. Le sue origini sono un misto di sangue indiano, iraniano, russo e con contaminazioni africane.

Da Zanzibar, la famiglia Bulsara si deve trasferire in India a causa del lavoro del padre, cassiere per la Segreteria di Stato delle Colonie britanniche. Nel 1954, all’età di 8 anni, Farrokh e la famiglia arriva a Mumbai, dove frequenta la scuola, emerge il suo lato artistico in campo musicale, eccelle negli sport e comincia a farsi chiamare Freddie dagli amici. In India forma la band The Hectics che si esibisce durante le feste scolastiche.

La famiglia tornana nuovamente a Zanzibar ma ci rimane poco tempo, l’isola infatti, è prossima alla rivoluzione per l’indipendenza dall’Inghilterra. I Bulsara scappano e arrivano in Gran Bretagna. A 18 anni, Farrokh è nel paese dei cambiamenti.

Studia arte e design, lavora come scaricatore di bagagli all’aeroporto di Heathrow, viene preso in giro sia per le sue origini (ho odiato il modo in cui lo chiamavano Pakistano, sbagliandosi ampiamente), sia per i suoi denti. Dovete sapere che Freddie era molto timido e se gli si faceva notare la sporgenza dei denti quando sorrideva, lui tentava di nasconderlo.

Tra studio, lavoro e uscite serali, non è mai a casa e il padre, fortemente religioso e conservatore, non approva questo suo modo di vivere troppo all’occidentale.

In un pub, incontra per la prima volta Mary Austin che gli presenta gli Smile e viene colpito da questi ragazzi e dal loro modo di suonare. Freddie vuole qualcosa di più dalla vita, che siano proprio gli Smile quella svolta??

Tim Staffell, frontman degli Smile, l’embrione dei futuri Queen, abbandona di punto in bianco il gruppo e Brian e Roger non sanno cosa fare. Freddie, andato a complimentarsi con loro, ne viene a conoscenza e si offre come voce solista, dicendo anche che scrive canzoni a tempo perso. I due rimangono colpiti dalla sua sicurezza, dalla voce e dalla sua forte timidezza, quando Roger fa una battuta sui suoi denti.

Iniziano i primi concerti non più come Smile, ma come Queen e attraversano il paese, suonando nei college e nei pub. Al gruppo si aggiunge John Deacon (ok, sembra spuntato dal nulla, ma in realtà c’era stata un’audizione) e Freddie è una forza della natura. Queen, è un nome di impatto, ricorda, regale e pomposo, parola di Freddie!

Lo stesso Freddie disegna il logo della band: il Queen Crest. È la combinazione dei loro segni zodiacali, due leoni circondati da catene slegate (Roger e John) che sorreggono una grossa “Q” in rosso. Un cancro che la sormonta (Brian), con il fuoco che la sormonta e una grossa fenice che sorge dal quel fuoco. Dentro la Q, una corona e in basso, due tralci verdi con fiori e foglie, simboli di vita, e due fate che simboleggiano la Vergine, il segno di Freddie.

È giunto il momento per un primo album, nasce “Queen”. Ma la critica e i giornalisti lo accolgono tiepidamente, anzi, lo massacrano dicendo che somiglia troppo ai Led Zeppelin. Voglio ricordarvi che la stampa inglese non è mai stata tanto benevola nei loro confronti e li stroncava senza remore.

Ma i Queen, sono tenaci, testardi e si fanno strada nel mondo della musica a spallate, a rullate, a suon di riff di chitarra e grazie alla voce potente di Mercury. Già, Mercury. Farrokh cambia legalmente il nome, in Freddie Mercury, in onore del Dio Hermes o Mercurio, il messaggero degli Dei.

Freddie e Mary sono sempre più legati e si fidanzano, si amano e lui scrive per lei “Love of my life” una delle più belle canzoni romantiche dei Queen.

Arriviamo adesso alla creazione del capolavoro, Bohemian Rhapsody. Freddie sa esattamente cosa vouole e così anche i membri della band: loro non hanno etichette o si limitano a un genere in particolare. Sperimentare, cambiare, esplorare, renderlo proprio, questo era il loro credo.

Il capo della Emi, interpretato da Mike Myers (Austin Powers), rifiuta Bohemian Rhapsody asserendo che nessuno mai l’ascolterà in macchina o in qualsiasi altro posto, ma soprattutto è lunga; 6.30 minuti di un insolito mélange di rock, opera e cori in falsetto (le famose 180 sovra incisioni, che mai avrebbero potuto essere riprodotte dal vivo) sono troppi e così la boccia.

Piccola curiosità, Myers era nel film “Wayne’s world” dove, in macchina con 4 amici, ascoltano BoRhap e parte il famoso Headbanging, sfido chiunque a non averlo fatto.

In seguito, si mangerà le mani per non averla prodotta e quando li ascolta al Live Aid sa di aver perso una preziosa occasione di far soldi.

La canzone viene trasmessa da un dj amico di Freddie, e da lì va in onda ininterrottamente, le persone la richiedevano. Viene anche prodotto il primo video della storia della musica e nuovamente, la stampa stronca i Queen e la canzone, un sacrilegio!!

A Freddie però, manca qualcosa. Una scena emblematica che viene ripetuta più di una volta, è quella in cui (siamo ancora negli anni Settanta) guardandosi allo specchio sembra cercare una propria identità e un posto nel mondo, lo stesso accade anche in seguito negli anni ’80 e la mattina del Live Aid. Li, ci sono ancora delle ombra, ma ha capito finalmente chi è e cosa vuole essere.

In ambito sessuale è confuso, ama Mary ma prova attrazione anche per il suo stesso sesso. Sarà Mary ad aprirgli gli occhi, non è bisessuale come pensa di essere ma gay e qui avviene la rottura tra i due. Mary però, rimarrà al suo fianco fino alla fine.

È sempre alla ricerca di quel “qualcuno da amare”, è come se gli mancasse un pezzo e lo troverà solo alla fine.

Gli anni ’80 portano anche ad uno sfaldamento del gruppo, e lui vuole sperimentare altre strade. I Queen non si sono mai sciolti ufficialmente, ma dopo tutto quel tempo passato insieme, cominciava a sentirti in gabbia.

Va a Monaco, dove lavora a un album come solista e qui inizia anche quella parte sregolata della sua vita fatto di  feste, droghe, alcol, che però non colmano quel senso di vuoto che continua a provare. Esce “Mr. Bad guy”.

Mary va a trovarlo in Germania e, grazie a lei, capisce che non può più andare avanti così, deve tornare indietro prima che sia troppo tardi.

Tornato in Inghilterra, si reca in incognito in ospedale, sospettando di aver contratto l’Aids. E qui ho pianto, anche per la presenza di un malato in sala d’attesa smunto, con occhiaie e la pelle ricoperta dal sarcoma di Kaposi che lo riconosce e a fatica intona il suo famoso ehooo e Freddie gli risponde allo stesso modo. La canzone che accompagna queste scene è “Who wants to live forever?”

Freddie, quindi, riallaccia i rapporti con gli altri membri della band, dice di loro di essere HIV positivo (ho pianto di nuovo, e che volete farci, la vostra Mal si commuove facilmente) e devono fare le prove per il Live Aid, ma c’è poco tempo. Ritrova Jim, che rsterà al suo fianco fino alla fine dei suoi giorni. Ricuce anche il rapporto con il padre che finalmente capisce chi è il figlio davvero.

Live Aid. Il momento più alto della carriera dei Queen. Come dice Freddie nel film “Sfonderemo il cielo con un pugno”

I Queen oscurarono tutte le altre stelle del rock a quell’evento, è la loro consacrazione. E sulle note di “Dont stop me now”, il film finisce con due semplici righe.

Freddie muore il 24 novembre del 1991, per le conseguenze di una polmonite causata dall’Aids, il suo corpo viene cremato il 27 novembre secondo la religione Zoroastriana. E con l’ultima canzone, “The show must go on”, a mio parere significativa ed emblematica, il film termina.

Perché lo spettacolo deve continuare. Continuare. Continuare.

Considerazioni e giudizio.

È stato… WOW!! Per me, il film più bello del 2018.

Vediamo il giovane Farrokh che cerca di farsi accettare per quello che è, cercando di capire chi sia e che cosa voglia dalla vita, in lotta col padre, che vorrebbe che il figlio fosse diverso, ma non può cambiare la sua natura. È un cantante, anzi, un performer. È testardo, insicuro e timido fuori dal palco, ma in scena si trasforma completamente.

Ho amato alla fine, quando il padre lo abbraccia comprendendolo e accettando tutto di lui, è suo figlio e in fondo ne è orgoglioso. Jer, la madre, invece aveva capito fin dal primo momento di avere un figlio speciale.

Rami Malek è sublime in questo ruolo. Ha incarna Freddie meglio di chiunque altro e chi lo ha criticato solo per aver visto delle foto… beh, è meglio che si metta un bel Dvd di un concerto e lasci perdere. È un film. L’attore interpreta, non imita, rende vivo il personaggio e fa trasparire ogni sua emozione, ogni sua insicurezza. Tutto.

La storia dei primi 15 anni di vita della band è questa, ok forse qualche pecca qua e là soprattutto con la linea temporale, ma non importa. La bambina che è in me, quella che a 10 anni si era innamorata di quell’uomo baffuto e della sua voce, è riaffiorata guardando il film. Quella bambina che ha amato e ama tutt’ora i Queen.

Questo film è per ricordare lui e la loro carriera.

Rami ha saputo cogliere ogni più piccola sfumatura di Freddie, davvero impressionante.

Gwilym Lee, Joseph Mazzello e Ben Hardy nei ruoli di Brian, John e Roger sono incredibili!!! Hanno suonato davvero gli strumenti, realismo puro.

Si ride e si piange.

Oh, sì! La vostra Mal ha la lacrimuccia facile, ma sfido chiunque a non emozionarsi. La scena di quando tossisce e si vede il fazzoletto macchiato di sangue, con “Somebody to love” in sottofondo, è emblematica: la ricerca spasmodica di qualcuno da amare e quel qualcuno arriva alla fine, tardi, ma arriva. Ma l’amore viene anche dalla sua famiglia di origine e da quella acquisita.

E quando scopre di essere sieropositivo, la canzone Who wants to live forever? dice “Non c’è tempo per noi, non c’è posto per noi, che cos’è quella cosa che costruisce i nostri sogni e ci sfugge via??” e ancora “Tocca le mie lacrime con le tue labbra, tocca il mio mondo con la punta delle tue dita” e poi Dont stop me now, “non fermatemi adesso”, e The show must go on, cantata da Freddie con le sue ultime forze e dove dà il massimo (vi consiglio di ascoltare l’album Innuendo, poi mi direte).

“La mia anima è dipinta con i colori delle ali delle farfalle.

Le favole di ieri cresceranno ma non moriranno.

Posso volare amici miei…”

I 4 componenti dei Queen sono una famiglia, ma il film ha evidenziato quanto Freddie fosse solo, molto solo. Anche se si circonda di amici e “presunti” tali, quelli che volevano vivere della sua luce riflessa, a lui manca sempre qualcosa. Ho visto la tristezza, l’incomprensione e quella sua determinazione nel farsi accettare.

Regia impeccabile curata nei minimi dettagli così come le scene, i costumi, tutto. Magnifico!!

Ci sono alcuni cameo. Roger Taylor è tra la folla del Live Aid che risponde a Freddie/Rami sul famoso “Ehooo”, quando faceva cantare il pubblico. Brian May cavolo, non l’ho visto, ma purtroppo ho visto Adam Lambert (ok, non lo sopporto, mi dispiace).

Da fan dei Queen da 27 anni ho aspettato questo film con impazienza e timore anche, ma… l’attesa mi ha ripagato. Non ho parole, perché ti sconvolge internamente. No, non mi ha fatto storcere il naso perché già conoscevo la loro storia, approfondire alcuni aspetti mi ha fatto solo bene. Questo film me li ha fatti amare ancora di più.

La commozione si alterna a momenti di ilarità e la musica… ah ragazzi, la musica è qualcosa di intenso e unico.

Potente, come solo loro sanno essere.

Magica, perché ti entra dentro e non va più via.

Immortale. Perché Freddie è immortale e non è mai morto, vive in ognuno di noi. E la voce… LA VOCE!!

 Ho avuto la fortuna di ascoltarli dal vivo, il 28/09/2008 a Milano. Erano solo metà, Brian e Roger con Paul Rodgers alla voce ma… non mi sono mai ripersa da quel concerto e non oso immaginare se Freddie fosse stato ancora in vita quanto avrei pianto??

Potenza assoluta. Genio. Leggenda.

Alcune frasi emblematiche del film.

Freddie a Jim Beach, il loro avvocato e manager “E se non avessi più tempo?”, quando sapeva di essere malato.

Jim Hutton a Freddie “Quando capirai chi sei, vieni a cercarmi” e lui lo fa. Quando lo capisce ormai è troppo tardi, ma quegli ultimi anni di vita con Jim penso che siano stati i più belli per lui.

Unica pecca, il doppiaggio. La voce italiana di Freddie è un grosso no. Mia madre, che era con me, e si è commossa pure lei, mi ha detto “è strana, sembra la voce di un bambino”. Un caldo consiglio dalla vostra Mal, quando uscirà il blue ray, vedetevelo in lingua con i sottotitoli e apprezzerete l’enorme lavoro fatto da Malek anche con il parlato.

Il film è un capolavoro e gli do 5 stelle. Guardatelo come tale, fuori i pregiudizi e tutto quello che sapete su di loro, e a chi non sa nulla dico: godetevelo! È un film.

I Queen sono eterni, come è eterna la loro musica.

Fearless lives forever.

Un saluto dalla vostra Mal

 

Romanticamente Fantasy

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