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Settimana della Memoria, Per Non Dimenticare! La vita è bella

Progetto grafico a cura di Eve

 

Lingua originale: italiano, tedesco, inglese

Paese di produzione: Italia

Anno: 1997

Durata: 124 min (cinema)

Genere: commedia, drammatico, storico

Regia: Roberto Benigni

Soggetto e Sceneggiatura: Roberto Benigni, Vincenzo Cerami

Casa di produzione: Cecchi Gori Group, Melampo Cinematografica

Musiche: Nicola Piovani

Interpreti e personaggi

Roberto Benigni: Guido Orefice, Nicoletta Braschi: Dora, Giorgio Cantarini: Giosuè Orefice, Marisa Paredes: madre di Dora, Horst Buchholz: dottor Lessing Giustino Durano: Eliseo Orefice, Sergio Bustric: Ferruccio Papini

Riconoscimenti:

1999 – Premio Oscar come: Miglior film in lingua straniera (Italia), Miglior attore protagonista a Roberto Benigni, Miglior colonna sonora a Nicola Piovani

Candidatura come miglior film a Elda Ferri e Gianluigi Braschi, Candidatura come migliore regia a Roberto Benigni, Candidatura come migliore sceneggiatura originale a Roberto Benigni e Vincenzo Cerami, Candidatura come miglior montaggio a Simona Paggi

Guido Orefice (Benigni) è un giovane ebreo che si trasferisce in quel di Arezzo per lavorare come cameriere in un albergo dove è già impiegato suo zio Eliseo (Durano). Durante il viaggio Guido incontra Dora (Braschi), una maestra elementare di cui si innamora a prima vista e che trasformerà nella sua “Principessa”. L’esuberanza di Guido gli creerà qualche problema in città e sul lavoro, specialmente con i militari fascisti tra cui c’è il borioso Rodolfo (Fontani), che Guido scoprirà in seguito essere il fidanzato di Dora. Questo non fermerà Guido che dopo una corte serrata riuscirà a conquistare la sua “Principessa” e a sposarla.

Nascerà così il piccolo Giosuè (Cantarini) la cui infanzia coinciderà purtroppo con l’entrata in vigore delle vergognose “Leggi razziali fasciste”, provvedimenti che porteranno Guido e la sua famiglia in un lager nazista. Sarà qui che Guido cercherà in tutti modi di proteggere il figlio dal tragico orrore che li circonda, trasformando la deportazione e la prigionia in un sorta di avventuroso gioco a premi. (Fonte: Cineblog)

Non odiatemi, io appartengo a quella cerchia di persone (poche in confronto allo schieramento opposto), che non impazziscono per Roberto Benigni; i suoi film non mi hanno mai fatto ridere, a eccezione di “Non ci resta che piangere”, che trovo un capolavoro, ma per l’accoppiata con quel genio indiscusso di Troisi. La vita è bella, però mi ha colpito e non posso che condividere l’idea che sia uno dei film assolutamente da non perdere sull’argomento sterminio, a causa della sua capacità di essere struggente e toccante, senza mostrare quasi nulla di cruento, senza essere paternalista e intellettuale, riuscendo a emozionare in un modo semplice e diretto.

Il titolo del film è tratto da una frase del testamento di Lev Trotsky. La frase intera recita: “La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore”. Ed è questo quello che Guido Orefice fa, godere la vita in tutto il suo splendore, sia nella prima parte del film, dove per conquistare la sua “Principessa” ne combina di cotte e di crude, sia quando si trova con i suoi cari nel Lager, dove cerca di dipingere al figlioletto una realtà fantasiosa, per fare in modo che non comprenda le brutture della situazione in cui si trova. Questo è un film sull’amore, quello di Dora per Giosuè e Guido, che pur non essendo ebrea decide di farsi imprigionare lo stesso per non separarsi dai suoi cari e quello di Guido per il figlio, che lo spinge a non soffermarsi sul dolore, ma a inventarsi un gioco immaginario. Molte sono state le critiche mosse a Benigni, quella di avere fatto revisionismo storico e aver fatto liberare il campo agli Americani, invece che ai Russi, come era successo nella realtà, per ingraziarsi l’entourage dell’Oscar, oppure quella di avere introdotto in una storia così drammatica elementi comici, peccando di insensibilità nei confronti dei sopravvissuti. A me tutto questo non interessa perché credo che l’impatto emotivo, l’indignazione e la riflessione che questo film provoca sia pari o addirittura superiore ad altri, più drammatici e più fedeli alla storia. Credo perciò che Benigni abbia raggiunto l’obiettivo. Eccezionali le musiche, dirette da Piovani. Da far vedere a tutti, soprattutto ai ragazzi, nostra speranza per il futuro che orrori come l’Olocausto non si ripetano più.

 «Questa è la mia storia, questo è il sacrificio che mio padre ha fatto, questo è stato il suo regalo per me»

(Citazione di Giosuè alla fine del film)

Serena Oro

Serena Oro
Lilian Gold

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