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Una serata al cinema: recensione di Post regia Spielberg

  Titolo originale: The Post Anno: 2018 Durata: 118 min Data uscita in Italia: giovedì 1 febbraio 2018 Genere: Thriller, Storico Regia: Steven Spielberg. America,1971. Il New York Times viene citato in giudizio da Nixon per aver pubblicato stralci di documenti segreti (i cosidetti Pentagon Papers) in cui si evince la responsabilità dei presidenti nella disfatta del Vietnam. Anche il Washington Post viene in possesso degli stessi documenti. La sua editrice Graham (Meryl Streep) e il suo direttore Bradlee (Tom Hanks) devono decidere se pubblicare rischiando la fuga degli investitori, il tribunale e la bancarotta. Sono andata al cinema trascinata…

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Titolo originale: The Post

Anno: 2018

Durata: 118 min

Data uscita in Italia: giovedì 1 febbraio 2018

Genere: Thriller, Storico

Regia: Steven Spielberg.

America,1971. Il New York Times viene citato in giudizio da Nixon per aver pubblicato stralci di documenti segreti (i cosidetti Pentagon Papers) in cui si evince la responsabilità dei presidenti nella disfatta del Vietnam. Anche il Washington Post viene in possesso degli stessi documenti. La sua editrice Graham (Meryl Streep) e il suo direttore Bradlee (Tom Hanks) devono decidere se pubblicare rischiando la fuga degli investitori, il tribunale e la bancarotta.

Sono andata al cinema trascinata dal mio ragazzo, poco convinta da una trama politica che aveva tutti i presupposti per essere fatta in stile documentario e cioè una noia mortale.

Invece sono stata piacevolmente sorpresa di trovarmi di fronte a un thriller in cui il fatto storico si intreccia con i drammi umani dei personaggi e riflessioni sui diritti e le responsabilità della stampa.

Stephen Spielberg è riuscito a creare la suspanse del “pubblicare o non pubblicare” le notizie scomode fino alla fine con vari trucchi scenici. Gli investitori preoccupati, la redazione che scorre i fogli incriminati in modo febbrile, corse sotto la pioggia, spionaggi da parte dei concorrenti, telefonate in cabine anonime, scene in tribunale. Si vede persino il giornale mentre viene montato carattere dopo carattere, e basta solo un pulsante da premere per far avviare le rotative.

Mi ha colpito soprattutto la caratterizzazione di Katharine Graham (una stupenda Meryl Streep). La signora Graham si è sempre sentita inadatta per un pregiudizio antifemminista interiorizzato. Suo padre aveva lasciato il Post a suo marito invece che a lei, sua unica figlia, ma dopo che il marito si era suicidato la donna aveva dovuto reggere le redini del giornale da sola per il bene della famiglia. Nel film riesce a trovare la forza per prendere una decisione senza farsi condizionare da nessuno.

Tom Hanks, invece, mi è sembrato sottotono, ormai negli ultimi film sembra interpretare sempre lo stesso personaggio buono e perfetto, paladino della giustizia, anche se il direttore Bradlee ammette di essersi fatto condizionare in passato dalla sua amicizia con Kennedy.

Il film strizza l’occhio anche alla situazione dei giorni nostri.

Un presidente degli Stati Uniti che dipinge i giornalisti come bugiardi e minaccia la libertà di stampa. Stiamo parlando di Trump o di Nixon? L’unica differenza è che ai tempi bastava uno scandalo per far crollare un politico, mentre adesso si legge di tutto sui politici in carica senza che l’opinione pubblica se ne preoccupi, anestetizzata dalla propaganda e dalle fake news. I giornali sono ancora il quarto potere? O il quarto potere sono diventati i like su facebook?

baby.ladykira

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Admin Founder del gruppo ROMANTICAMENTE FANTASY SITO
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