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Serata al Cinema : Recensione – Alla Ricerca di Dory

DATA DI USCITA : 15 settembre 2016

GENERE : animazione, commedia

REGIA : Andrew Stanton

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SCENEGGIATURA : Andrew Stanton, Victoria Strouse

ART DIRECTOR : Don Shank

MONTAGGIO : Axel Geddes

MUSICHE : Thomas Newman

PRODUZIONE : Lindsey Collins

DISTRIBUZIONE : Pixar Animation Studios

PAESE : Stati Uniti d’America

FORMATO : 2D – 3D

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Un anno dopo le avventure di “Alla ricerca di Nemo”, Dory ricorda improvvisamente di aver smarrito i genitori quando era piccola al Gioiello di Morro Bay, California. Determinata a ritrovarli, parte per un viaggio in compagnia del piccolo Nemo e del riluttante Martin. All’arrivo al Gioiello di Morro Bay, un istituto biologico marino dove si curano animali ammalati, le cose si complicano. Dory viene separata da Martin e Nemo e deve continuare da sola la sua ricerca, mentre i due pesci pagliaccio tentano in tutti i modi di raggiungerla. In questa avventura di riunificazione della “vecchia” famiglia di Dory con la “nuova” (Martin e Nemo) vengono coinvolti anche altri animali tra cui Destiny, uno squalo balena miope, Bailey, un beluga con problemi di ecolocalizzazione e Hank, un polipo scorbutico che vuole vivere in cattività dopo aver perso un tentacolo. Tutti ritroveranno il valore della famiglia e impareranno a superare le loro disabilità.

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Alla ricerca di Nemo” ci aveva presentato Dory come una simpatica pesciolina smemorata, ma il suo difetto veniva usato solo ai fini di commedia, mentre era ben più grave di quanto sembrasse. Dory è affetta da sindrome di perdita della memoria a breve termine, il che la porta a sentirsi continuamente spaesata e a dimenticare i suoi obiettivi nel momento sbagliato. In parole povere, la sua può essere considerata una disabilità invalidante. Mi è piaciuto molto l’accento che ha posto il secondo film sui suoi problemi, perché forse è il primo personaggio disneyano pensato come disabile che riesce, però, a superare gli ostacoli posti dalla sua disabilità, cercando metodi alternativi per aggirare i propri difetti. Alla fine saranno Nemo e Martin a porla come esempio di vita, mentre all’inizio Martin pare quasi considerarla un peso. Il titolo del film è anche furbo, perché “Alla ricerca di Dory” non è un film su vari personaggi che ricercano Dory, come lo era “Alla ricerca di Nemo” , ma è bensì Dory che ricerca sé stessa.

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L’aggiunta al cast che mi è piaciuta di più è quella del polpo Hank , sia per quanto riguarda la sua grande mobilità sullo schermo e le sue doti di artista della fuga (leggendo su internet, pare sia stata una vera croce per gli animatori muovere i suoi tentacoli), sia per la caratterizzazione del personaggio. Scorbutico, a tratti imponente e minaccioso nei confronti di Dory, all’inizio vuole aiutarla solo per prenderle la targhetta che gli consentirà di andare a Cleveland e vivere in cattività per sempre. Rappresenta l’opposto di Dory: lui è lunatico, asociale e ossessionato dal passato, mentre lei è solare, socievole e smemorata. Non potevano che fare coppia fissa per quasi tutto il film.

Destiny e Bailey, per ammissione degli autori, sono stati scelti sullo spirito di “mettiamoci un paio di animali fighi” per cui non risultano personaggi indimenticabili ma sono comunque simpatici.

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Quelli che son passati più in secondo piano sono Martin e Nemo, che potevano benissimo starsene a casa senza influenzare molto la trama. L’alchimia tra i due non funziona molto, con Nemo che da pesciolino intraprendente passa a seguire solo il padre, recriminando al genitore di non apprezzare Dory e di aver causato la loro separazione.

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Lascia anche un po’ a desiderare la traversata dell’oceano, che nel primo film aveva richiesto uno sforzo enorme dei protagonisti, mentre qui si sono limitati a chiedere un passaggio alla tartaruga Scorza che li ha portati a destinazione a super velocità manco fosse un tassista di New York.

In definitiva, l’impressione che mi ha lasciato il film è di essere troppo corto e che manchi qualcosa, perché forse troppo spazio è stato dedicato alle fughe infinite, anche se comunque risulta godibile e da vedere per grandi e piccini, per i messaggi originali e positivi che propone.

Attenzione, ecco l’angolo “non fatelo a casa” di questa recensione. I pesci tropicali come il pesce pagliaccio (Martin e Nemo) e il pesce chirurgo (Dory) vivono solo in acqua salata, quindi astenetevi dal trasportarli in un bricco di caffè sporco riempito di acqua del rubinetto, o nell’acqua per lavare i pavimenti. Soffrono anche gli sbalzi di temperatura perciò evitate di farli saltare come degli ossessi da una vasca all’altra. Se poi li lasciate nel mare invece di portarveli a casa, è anche meglio.

Recensione a cura di:

AndreinaG

Editing a cura di :

Fiordiluna

 

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Per Bambini

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