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Lo scrigno delle emozioni: “Angelica” di Miriam Formenti

progetto grafico a cura di Federica

IL LORO PRIMO ISTANTE DI FELICITA’

Giulia fissò a lungo il fuoco che ardeva nel camino. Poi si fece coraggio e si voltò verso la sorella maggiore.
-No. Non sposerò un uomo che non amo per soddisfare tuo marito. E, soprattutto, non sposerò un sostenitore degli austriaci. Un individuo che mangia, beve con loro e che condivide le stesse idee!
Angelica si morse il labbro inferiore e chinò la testa, ferita. Con quell’osservazione, Giulia aveva espresso il disprezzo che provava anche per lei e Andrea, che più di una volta si erano seduti a tavola con gli stranieri.
Ma cos’altro avrebbero potuto fare? Lottare per poi perdere la libertà o, peggio, la vita, come era accaduto a molti patrioti? Non si contavano i giorni in cui gli italiani avevano sperato di vedere cambiare le cose; innumerevoli, come chicchi di riso gettati in una ciotola. In passato anche lei era stata contagiata dall’ardore rivoluzionario, ma si era presto disillusa, e l’ultima cosa che avrebbe voluto vedere in quel momento era lo stesso fuoco ardere negli occhi della sorella: violento, pericoloso… patetico.
-Parli come se ti dovessimo obbligare- replicò rigida, cercando di superare la mortificazione. Dovresti sapere che né io né Andrea lo faremo mai. Certo, De Carolis è un uomo importante e…
-Un uomo importante che non mi darà mai la felicità!- esclamò Giulia. – Io… la voglio e…
-Dio… la felicità…- la interruppe Angelica. -Cosa ne sai, tu, della felicità?
Giulia arrossì. Già, cosa ne sapeva, lei, di un sogno? Di qualcosa che non aveva mai provato? Sospirò piano e guardò Angelica a lungo prima di parlare:
-Tu, invece, almeno una volta l’hai provata. Ma adesso, dimmi, sei felice? Sei soddisfatta, ora che Lamberto non è più con te, di aver sposato un servo degli stranieri?- chiese la ragazza in tono vendicativo.
Angelica si portò la mano sinistra al cuore, quasi a voler fermare il battito furioso che quel nome aveva suscitato. Per anni aveva tentato di cancellare Lamberto dal suo cuore, e, ostinata, la sua mente aveva respinto ogni ricordo di lui. Non poteva e non voleva più pensarlo. Mai più!
Sapeva di non essere stata più felice da quando lui se n’era andato, ma almeno era serena. Aveva un compagno gentile che la rispettava e la capiva. Un compagno affidabile, che la notte tornava a casa, e che non passava il suo tempo a complottare. Un uomo che nel sangue non aveva soltanto una bandiera.
Suo marito era favorevole al governo austriaco così come lo erano moltissimi altri abitanti della Lombardia. Andrea non viveva guardandosi alle spalle, e lei non sarebbe stata costretta a vederlo fuggire, come era accaduto con Lamberto.
Anche se non voleva, le tornò alla mente quell’infelice momento. Lui l’aveva baciata per l’ultima volta, e prima di voltarle le spalle l’aveva guardata implorante, pregandola ancora una volta di andare con lui. Era stato due anni prima, in quell’orribile dicembre del ’21, quando il Confalonieri e altri cospiratori erano stati imprigionati.
Una vita prima.
Chiuse gli occhi e trattenne una lacrima. Non aveva potuto seguire Lamberto, doveva prendersi cura di Giulia, che aveva appena quindici anni e della loro madre, vedova da poco. Ma queste non erano le sole ragioni che l’avevano spinta a rifiutarlo. Lo amava, ma non voleva vivere una vita errabonda con lui.
-C’è un limite a tutto Giulia, non si può lottare sempre – replicò, facendo un gesto nervoso con la mano. -Arriva il momento in cui si deve dire basta alle illusioni. Io l’ho fatto anche con il ricordo di papà…
-Un patriota di cui andar fieri! – la interruppe Giulia.
-Un giacobino che ha lasciato morire la mamma di disperazione! Un dannato idealista che dopo essere fuggito dall’altra parte del mondo è morto solo, lasciandoci in miseria! – gridò Angelica, asciugandosi rabbiosa quella lacrima che, ostinata, aveva voluto scendere. -Ma come fai a non capire? Gli ideali, certo, sono importanti, ma la famiglia deve esserlo di più! Ho detto basta a Lamberto, un pazzo liberale, un esule, che probabilmente si sia fatto ammazzare in qualche paese straniero come l’avvocato Aleardi – continuò dura Angelica. -Un altro ammirevole patriota, che però aveva scordato che qui aveva moglie e figli! – Scosse la testa. – Giulia, non ho seguito Lamberto perché sapevo che mi avrebbe distrutta. Dove passano queste persone lasciano solo lacrime e disperazione.
La ribellione che aveva fatto scintillare gli occhi di Giulia svanì d’incanto e, con un gemito soffocato, la ragazza si gettò fra le braccia della sorella.
-Perdonami… non volevo mortificarti. Lo so che hai sposato Andrea soprattutto per me. Perché eravamo sole, senza denaro, senza più niente. Perché avevi paura… non credere che non lo capisca!
– Andrea è un brav’uomo, Giulia – sussurrò Angelica con aria stanca, mentre si lasciava cadere su un divanetto. -Dimentica la politica. Lui è la persona giusta per me. Non lo avrei mai sposato, nemmeno per tutto l’oro del mondo, se lui fosse stato come nostro padre e Lamberto.
Giulia annuì. – lo so, e sono sicura che lui è molto innamorato di te, lo vedo da come ti guarda, ma…
Angelica provò uno strana sensazione che avrebbe persino potuto definire piacere. Non poteva essere! Sei mesi prima Andrea l’aveva sposata perché aveva bisogno di una moglie, lo aveva detto chiaramente alla zia Elisabetta, che generosamente le aveva accolte dopo ma morte della loro mamma. Conosceva la sua situazione e, forse, offrirle la sicurezza in cambio di fedeltà e di un erede, che tardava ad annunciarsi, doveva essergli parso uno scambio equo. Non le aveva mai parlato d’amore.
-Ma tu non lo ami – continuò Giulia, fissando uno sguardo dispiaciuto in quello azzurro cupo della sorella. – Io lo so quello che hai nel cuore.
Angelica sospirò piano. Quello che aveva nel cuore era tanta incertezza. Nessuno, quindi, poteva saperlo.
-Ti voglio bene, e farò tutto quello che vorrai… – riprese a dire Giulia, accondiscendente. –Tutto tranne che sposare De Carolis. Io… io ho altri interessi.
Angelica non riuscì a nascondere il suo stupore. Era diventata così cieca da non comprendere i primi segni di un innamoramento?
Giulia arrossì. – Ecco… Ho conosciuto Paolo Serra, il mese scorso, mentre ero in visita da sua sorella…
Paolo Serra… Angelica conosceva la famiglia, fedele agli austriaci, come loro; ma… lui? Sapeva che frequentava l’università per diventare architetto come suo padre e che aveva appena vent’anni. Giulia e Serra, come lei e Lamberto. Troppo giovani, troppo influenzabili… E pregò che la storia non si ripetesse.

Dopo aver congedato la cameriera, Angelica rimase seduta davanti al tavolino della toilette, fissando il suo viso nella specchiera. Le pareva, attraverso quello specchio, di poter leggere tutto il tormento che la consumava.
Il suo spirito era combattuto tra il desiderio di pace e tranquillità e le aspirazioni libertarie che aveva respirato fin da piccola nella sua famiglia. Aveva paura delle ribellioni, era stanca dell’angoscia e delle sofferenze che potevano provocare; non credeva più a nulla, ma, in fondo al cuore, non poteva non ammirare gli uomini e le donne che rischiavano tutto per cambiare le cose. Era una contraddizione, lo sapeva, ma, sempre in fondo a quel suo cuore deluso, non poteva non provare un senso fastidio all’idea che suo marito non fosse come loro.
Andrea entrò nella stanza in quel preciso momento, e restò ad osservare affascinato quella figuretta fragile, avvolta nella vestaglia di raso, con i lunghi capelli scuri che le scendevano a ventaglio sulle spalle.
“Sono pazzo di questa donna”, pensò con una punta d’amarezza, e di lei aveva soltanto la dolcezza del suo corpo. Il cuore no, quello non era suo, e forse non lo avrebbe mai avuto.
L’aveva amata subito, fin dal primo momento in cui l’aveva vista a una serata musicale. Aveva trent’anni e non aveva mai creduto all’amore immediato. In realtà non aveva mai creduto neppure a quel sentimento. Viveva la vita secondo i suoi interessi, e frequentava donne non impegnative, che conoscevano il gioco. Non aveva mai avuto fretta di sposarsi, e nemmeno della continuità del nome dei Del Lago, ma con Angelica aveva desiderato tutto e non aveva neppure tentato di togliersela dal cuore quando aveva compreso che la sua indifferenza non era il solito gioco da civetta, e che non l’avrebbe conquistata sfoderando il suo fascino.
Era stato facile entrare nelle simpatie dall’anziana signora che la proteggeva e trovare la sua complicità. Non c’era donna, dopotutto, che non lo avrebbe voluto per una figlia. Era giovane, nobile, benestante. Aveva tutto, in fondo. Non lo aveva fermato sapere che Angelica era figlia di un noto rivoluzionario, condannato in contumacia nel Lombardo Veneto e morto poi in America. Neppure il fatto che fosse ancora fidanzata con un altro ribelle, in esilio da parecchio tempo. Lui aveva molto da dare, e Angelica e la sorella erano quasi ridotte in povertà.
Ma Angelica non cercava denaro, era stato facile capirlo. Lei cercava tranquillità e sicurezza, quello che lui le aveva dato. Perché lei non lo respingesse aveva mentito, lasciandole credere di essere diverso da ciò che era; per farla sua, per non spaventarla, non le aveva mai parlato dei suoi sentimenti.
Serenità in cambio di devozione e un erede era il loro patto. Un accordo che avrebbe dovuto soddisfare entrambi.
Guardandolo attraverso lo specchio, Angelica si trovò a trattenere il respiro. Ora lui si sarebbe avvicinato, l’avrebbe toccata, forse baciata…
Suo marito era un uomo molto attraente. Alto, bruno, dalla corporatura possente, faceva pensare a una roccia che nessuno avrebbe mai potuto scalfire. Si era chiesta mille volte perché mai avesse scelto proprio lei, fra tante donne sicuramente disponibili. Zia Bianca le aveva detto che certamente era stato attratto dalla sua bellezza, ma ai balli, lei aveva visto tante bellissime giovani donne che potevano offrire a un compagno molto di più della figlia di un borghese rivoluzionario. Donne con un cuore libero da offrire, e non soltanto fedeltà, gratitudine e un corpo da lasciar amare.
Di certo in quei sei mesi di matrimonio lui si era fatto bastare il suo corpo. Un corpo stranamente molto ricettivo e vulnerabile, pensò. Non lo amava, ma aveva scoperto presto di desiderarlo. La sua pelle si faceva bruciante al tocco delle sue mani, e le sue labbra diventavano ansiose di avere altri baci quando quella bocca decisa si impossessava della sua. Si perdeva nei suoi occhi quando lui la possedeva, come se quello fosse amore.
-Com’è stato il ricevimento?- chiese in fretta, quasi a voler cancellare quei pensieri.
-Noioso senza di te- sussurrò lui avvicinandosi e chinando la testa per baciarla sulla nuca. Stai meglio, ora?
Poche ore prima, Angelica aveva avuto un mancamento, ma si era rifiutata di vedere il medico. In quel momento, però, si sentiva bene, perfino troppo, si disse, mentre sensazioni molto intense fluivano in lei. Chiuse gli occhi credendo di riuscire a respingerle, scoprendo, invece, di sentirle più che mai vive.
Avrebbe dovuto essere dignitosa, distante, persino rassegnata. Zia Bianca le aveva detto che questo comportava il matrimonio. I piaceri erano degli uomini, che si divertivano molto di più con le loro amanti che con le mogli.
Lui aveva un’amante? E si rese conto che pensare a quell’eventualità si infastidiva. No, non poteva avere un’amante; non era un marito disattento e sembrava che il loro rapporto gli bastasse e non lo annoiasse, perché la cercava sempre, nonostante non avesse mai pronunciato una parola d’amore.
All’improvviso desiderò sfuggire al desiderio che si stava insinuando in lei, mentre la mano di lui le sfiorava una spalla. Si alzò di scatto dalla poltroncina e gli voltò le spalle fingendo di cercare qualcosa in un cassetto.
-Perdonami… ma sono ansiosa di parlartene – disse prendendo fra le mani un nastro, che non le serviva affatto. – Giulia rifiuta di sposare De Carolis e… anch’io non ne sono convinta. Non voglio che si sposi senza amore…
-Come te?
Angelica arrossì, restando ostinatamente nella stessa posizione; ma Andrea si comportò poi come se non avesse detto quella frase. -Mi pareva di non averglielo imposto. Credo, tuttavia, sia meglio mandarla via, per un po’.
-Che vuoi dire?- chiese lei voltandosi di scatto.
Lui restituì a sua moglie uno sguardo quasi ironico. –Non senti come parla? Le cose che dice sono estremamente pericolose. Senza contare che non vuole mai scendere a cena se abbiamo degli ospiti austriaci.
Naturalmente Angelica aveva sperato che suo marito non avesse fatto caso a quelle assenze. Giulia era così giovane.
-E’ ancora una ragazzina per partecipare a queste cene.
-A quanto sembra, non per partecipare ai balli – replicò lui freddo. -Questa sera ho sentito dire che gli austriaci non saranno più tanto tolleranti con i ragazzetti che giocano a fare i patrioti.
-Non ricordo siano mai stati tolleranti – commentò lei, altrettanto fredda.
-So che alcune ‘teste calde’ saranno presto inquisite. Sbaglio o Giulia frequenta un po’ troppo i fratelli Serra.
Angelica annuì. – E’… amica di Clara da tanto tempo ma… sì, credo… si sia innamorata di Paolo. Non l’ha ammesso apertamente ma…
-Un paio di sere fa quel cucciolo ha deriso degli ufficiali austriaci. Ne stava nascendo una rissa. Sta certa che ora la polizia austriaca ha anche il suo nome da aggiungere a una lunga lista di sospetti. Se non fosse figlio del visconte Serra, probabilmente sarebbe già stato arrestato.
Angelica emise un lungo sospiro. -Dove vorresti mandarla? La Lombardia è tutta in subbuglio.
-Pensavo all’Inghilterra. Ci sono degli ottimi collegi per signorine.
-Come un’esule- bisbigliò lei.
Andrea guardò sua moglie a lungo intuendo il suo dolore. Prima suo padre, il dottor Doriani, e poi quel suo fidanzato, Lamberto Florio, fuggito, dopo che quasi tutti i membri della società segreta di cui faceva parte erano stati arrestati. Ora Angelica avrebbe visto andarsene un’altra persona che amava, e forse non le era di consolazione pensare che per Giulia sarebbe potuto diventare un viaggio di piacere.
Fece un passo verso di lei e la strinse forte. -Non pensarci, ora – disse prima di baciarla. -Non pensarci, vedrai che tutto andrà per il meglio.

Rigirandosi davanti alla specchiera per vedere come le stesse addosso il nuovo vestito per quella serata alla Scala, Angelica si disse che Andrea aveva avuto ragione. In un primo tempo, Giulia non aveva preso bene l’idea di partire. Aveva gridato che non avrebbe mai messo piede in un collegio inglese, ma poi la rabbia era sbollita, grazie anche all’intervento del suo giovane innamorato, che l’aveva convinta del fatto che si stavano preparando tempi duri e che anche lui sarebbe stato più tranquillo se si fosse rifugiata in un posto sicuro. Le aveva giurato che quando fosse tornata lo avrebbe trovato ancora lì, ma in un’Italia libera.
‘Beata illusione’, si disse Angelica, allontanandosi dalla specchiera. Quando Giulia fosse tornata, forse Paolo sarebbe stato davvero lì ad aspettarla, ma non in quell’Italia libera che sognava, e che forse avrebbero visto soltanto le generazioni a venire. Quante non avrebbe saputo immaginarlo.
Sorrise e lasciò che la cameriera le mettesse il mantello sulle spalle. Dopo settimane si sentiva di nuovo serena. Soffriva, certo, all’idea di doversi separare da Giulia, ma d’altra parte la voleva al sicuro.
Lontana dall’influenza negativa del giovane Serra e dai venti liberali che solcavano l’Italia, sua sorella si sarebbe calmata.

Se pur dispiaciuta di non rivedere Paolo per un po’ di tempo, Giulia era eccitata all’idea di conoscere posti nuovi. Era ansiosa di vedere l’Inghilterra, nonostante le parole sprezzanti di qualche settimana prima, ed era anche molto incuriosita, perché quella sera nel palco dei Del Lago ci sarebbero stati nuovi ospiti: due fratelli inglesi che l’avrebbero accompagnata in quel viaggio.
Il signor Henley era un giornalista, e lei considerò fosse un uomo molto interessante: di media altezza, snello, aveva un volto dai lineamenti fini e occhi grigi quasi trasparenti. Aveva un modo di esprimersi molto convincente e quando, in quel suo francese quasi perfetto, le raccontò di Londra, la ragazza si trovò a desiderare ardentemente di visitarla. A starlo a sentire, poi, gli inglesi erano molto generosi con gli stranieri; accettavano, insomma, il fatto che fossero diversi da loro per cultura ed educazione. La signorina Mary, la sorella, aveva caratteristiche fisiche molto simili al fratello, tuttavia sembrava molto timida, e doveva essere sempre stimolata a parlare, costringendo Angelica a continui sforzi di fantasia per tenere viva la conversazione.
Sarebbe stato un viaggio noiosissimo in sua compagnia, pensò Giulia, consolandosi, però, al pensiero che ci sarebbe stato anche signor Henley .
Tuttavia, quando scorse Paolo in platea, perse interesse per il giovane inglese. Il suo innamorato sembrava agitato e guardava continuamente nella loro direzione. Compiaciuta si chiese se fosse geloso e, con un movimento leggero della testa, lo invitò a raggiungerla.
Sapeva che ad Andrea non avrebbe fatto piacere. Senza troppi giri di parole, infatti, il cognato le aveva detto che non doveva più incontrare quel ragazzo. Paolo Serra, aveva aggiunto gelido, era solo uno stupido ragazzotto che giocava a fare il cospiratore e che se gli fosse accaduto qualcosa si sarebbe trascinato dietro tutto il suo piccolo mondo, nel quale, ovviamente, ci sarebbe stata anche lei.
In quei giorni aveva quindi una particolare antipatia nei confronti di suo cognato. Forse per quello, quando Paolo la raggiunse e in gran segreto le passò un biglietto da dare ad Angelica, assecondò con gioia la cosa, come se fosse stata una rivincita su Andrea. Ma per essere sicura di non essere vista, aspettò di tornare a casa, al sicuro nella sua stanza, prima di dargliela.
-Che significa?- chiese Angelica, fissandola stupita quando si trovò la lettera fra le mani.
-Qualcuno l’ha dato a Paolo, pregandolo di fartela avere.
“E tu l’hai accettata?- chiese la giovane baronessa, irritata e spaventata allo stesso tempo.
-L’ha avuta da qualcuno incontrato in università. Sai… mi sono ricordata di quando mamma riceveva notizie di papà in questo modo – replicò Giulia esitante. – Ho pensato potesse essere di Lamberto.
– Proprio per quello non avresti dovuto accettarla!
Angelica avrebbe voluto stracciare subito la busta, ma non riuscì a farlo. Forse erano davvero notizie di Lamberto, e ‘doveva’ sapere che ne era stato di lui.
La lettera era proprio di Lamberto, la conferma che era vivo e che… l’amava ancora.
Quel foglio recava il dolore di un uomo che, nonostante tutto, aveva sperato di trovare il suo mondo affettivo com’era prima. Recava la richiesta di un uomo che sognava un incontro. L’ultimo.
-Troppo tardi- mormorò Angelica, appallottolando nervosa quel foglio- Poi, pentita, lo stese di nuovo sulle ginocchia e lo bagnò di lacrime. -Non è giusto. Non può farmi questo…- bisbigliò scuotendo piano la testa.
– E’ lui, vero? E’ tornato. E’ tornato per te!
-Non serve a niente. Io sono sposata.
-Con un uomo che non ami!
Angelica sollevò la testa e la guardò. Come dirle quello che neppure lei comprendeva. Il desiderio che provava per Andrea ogni volta che le era vicino non aveva niente a che vedere con gli obblighi coniugali. Tuttavia non voleva approfondire. Dopotutto, suo marito non era innamorato di lei.
-Smettila di dirlo!- quasi gridò asciugandosi una lacrima. -Smettila!

-Avevate ragione barone. Lamberto Florio è in città. L’ho fatto seguire e conosco il suo nascondiglio!- esclamò l’avvocato Bardi, varcando la soglia dell’ufficio di Del Lago e chiudendosi poi la porta alle spalle.
Andrea, in piedi vicino alla finestra, annuì, continuando a guardare, senza in realtà vedere, il cortile della filanda. Aveva acquistato quel posto, nella periferia milanese, facendo un ottimo affare e spezzando una tradizione che faceva dei baroni Del Lago dei proprietari terrieri, trovando decisamente stimolante e molto più adatta alla sua personalità la gestione di una fabbrica che produceva a pieno ritmo. Poi si voltò verso il suo avvocato, un uomo di cui si fidava ciecamente e annuì.
-Nessun altro deve saperlo, Bardi.
-Naturalmente – replicò l’uomo.
-Vorrei che metteste un uomo a guardia alla mia casa.
L’anziano avvocato guardò a lungo Andrea prima di annuire. Avrebbe voluto dirgli qualcosa di rassicurante. Per esempio, che la baronessa era una donna affidabile e che avrebbe rifiutato di ricevere quell’uomo, se mai lui l’avesse cercata. Ma forse, anche una donna onesta come lei non avrebbe resistito dal rivedere una persona sparita dalla sua vita tanto tempo prima e di cui, forse, non aveva saputo più nulla. Fosse pure per un ultimo addio. Per rendere omaggio a un patriota che aveva passato gli ultimi anni in esilio; e tutto perché l’Italia si affrancasse dal giogo austriaco.
Un uomo non più coraggioso di quello che gli stava davanti, tuttavia, perché era grazie a Del Lago e ad altre persone come lui che i patrioti potevano procurarsi i mezzi per fuggire e rifugiarsi all’estero. Era solo grazie a quei signori, che agivano nell’ombra, se i rivoluzionari avevano il denaro e l’appoggio per portare avanti la loro coraggiosa battaglia.
Esitò ancora, poi passò a un altro argomento: -Abbiamo due fuggitivi veronesi alla tenuta. Partiranno dopodomani.
-Bene. E forse ce ne sarà un terzo.
– Lamberto Florio?
-Lo spero – rispose Andrea serio.
L’avvocato annuì ancora, poi tornò verso la porta. Prima di uscire si girò, osservando per un secondo il barone, che si era voltato di nuovo verso la finestra. Dopo scosse la testa e uscì.

Tre giorni. Tre lunghi giorni trascorsi chiusa in casa, senza ricevere visite e senza mai scendere a cena. Tre lunghi giorni passati a rileggere la lettera e a riflettere su cosa fare.
Sostenendo di avere una lieve forma di influenza, Angelica si era chiusa nelle sue stanze; e accampando la scusa di quel malessere aveva persino rifiutato di dormire nel letto con suo marito.
Ma alla fine, si rese conto che non poteva continuare così.
Doveva rivedere Lamberto! Doveva parlargli e dirgli che doveva andarsene. Milano era troppo pericolosa per lui. Bastava che qualcuno lo riconoscesse, e sarebbe stata la fine.
Infine chiamò sua sorella e la pregò di dare il suo messaggio a Serra, in modo che venisse poi consegnato a Lamberto. Sapeva che i due ragazzi comunicavano grazie all’aiuto di Clara, la sorella di Paolo.
La risposta non si fece attendere molto e non era ancora mezzogiorno quando Giulia tornò con una missiva di Lamberto.
-Verrà qui?- chiese poi Giulia curiosa?
Angelica considerò che sua sorella era davvero ingenua. –Non permetterei mai a Lamberto di entrare nella casa di Andrea! – esclamò con fare altero. – Lo raggiungerò oggi pomeriggio, alle quattro.
-Se te lo chiederà ancora, partirai con lui, questa volta? Ormai non ti devi più preoccupare per me. Verrei con voi. Sono adulta e… poi tuo marito mi aveva già esiliato lo stesso.
Angelica la guardò senza rispondere. Aveva fatto la sua scelta due anni prima e aveva sofferto. Si trattava di una seconda possibilità? E Andrea? Poteva perdere Andrea?
-Ti prego, non chiedermi queste cose. E Andrea non ti ha esiliato, lo sai. Vuole solo il tuo bene. Ti prego, ora non ho il tempo di iniziare una discussione. Devo… prepararmi.
Nelle ore che seguirono, Angelica era talmente in preda all’agitazione che decise di uscire di casa con largo anticipo. Prese una vettura pubblica e si fece condurre all’indirizzo che Lamberto le aveva scritto, davanti a una casa vecchia, nella zona povera del centro.
Salì una scala stretta e ripida per tre piani, fino agli abbaini, e si guardò intorno, cercando la porta dietro la quale avrebbe trovato Lamberto.
Vide un uscio socchiuso e sospirò piano. Ecco, era arrivata. Dopo l’emozione iniziale, all’improvviso si sentiva distaccata, come se le gambe che la stavano portando verso quella porta non fossero le sue. Quasi fosse stata la spettatrice di una commedia, in attesa di sapere come questa si sarebbe risolta.
Stava per bussare quando udì delle voci maschili, che la riportarono immediatamente alla realtà. Il cuore prese a battere a un ritmo vertiginoso nel riconoscere entrambe le voci. Quella di Lamberto, concitata; l’altra, quella di suo marito, era profonda, pacata, come sempre.
Il primo pensiero che la colpì fu che Andrea non doveva trovarla lì, come una squallida amante clandestina. Subito dopo, tuttavia, si chiese come avesse fatto a trovare Lamberto. Era lì per minacciarlo? Per allontanarlo da lei?
Il pensiero di un duello fra i due uomini la fece star male. Dio… doveva andarsene. Subito!
Stava per allontanarsi, quando una frase di Lamberto la inchiodò dov’era, schiacciata contro la parete.
-Sì, come dite voi, forse sto insidiando vostra moglie; ma non avete idea di quello che è stato, per me, vivere senza di lei per quasi due anni. L’ho amata nello stesso momento in cui l’ho vista. E’ stato così per voi? – chiese con un tono carico di sfida.
-Non credo che questo vi riguardi- rispose Andrea secco. -Lei, ora, è mia moglie.
-Certo, lo Stato e la Chiesa dicono che vi appartiene. Ma nessuno potrà amarla più di me. Non certo voi, che l’avete sposata soltanto perché vi interessava un erede. E sapete benissimo che lei vi ha accettato soltanto per avere un po’ di sicurezza economica.
-A quanto sembra, si vengono a sapere molte cose all’estero. E’ stata Angelica a informarvi di questo?
-Angelica è innocente!- replicò Lamberto, offeso da quel sospetto. -Non ci sono mai stati messaggi fra noi. Sono a Milano per compiere una missione.
-E allora perché non ve ne tornate indietro col vostro bagaglio di informazioni- lo interruppe Andrea.
Voleva solo che quell’uomo se ne andasse, perché da giorni sua moglie non era più la stessa.
– Quando ho finalmente rimesso piede in città, ho capito che dovevo rivederla almeno una sola volta. Solo dopo mi sono detto che potevo cambiare le cose. Quando ho saputo com’era infelice con voi.
Andrea abbozzò una risata amara. -La piccola Giulia, parla molto, vedo.
Il silenzio del suo interlocutore confermò la sua ipotesi.
-Avete osato coinvolgere anche una ragazzina di diciassette anni.
-Mio Dio, no!
-Allora saranno confidenze che lei ha fatto al suo innamorato, di cui voi vi servite. Credete che non lo sappia? Vi consiglio di non usare quel messaggero per scopi più importanti, vi farebbe mettere il cappio al collo – commentò Andrea con ironia. Dopo, inaspettatamente, chiese con una strana calma: -Volete convincerla a venire con voi?
-Sì. Nonostante i vostri desideri, barone, non avete figli e non ci sono, quindi, veri legami che ci possano ostacolare. Amo quella donna e lo dico, anche se, probabilmente, per questo desidererete uccidermi.
-E pensate che Angelica vi vorrà ancora?- chiese Andrea con voce pacata, come se non gli importasse nulla della risposta, procurando, nella giovane donna fuori dalla porta, un inaspettato dolore.
– Posso solo sperarlo, anche se, probabilmente, voi mi sfiderete. Anzi, perché rischiare? Potreste farmi braccare dagli austriaci, che vi credono loro fidato amico.
– Sì, potrei, ma non lo farò. Avete del denaro?
Lamberto lo guardò sorpreso, e con una punta d’ironia commentò: – Volete forse offrirmene? Sono riuscito a vivere decentemente in questi due anni. Sono medico; posso mantenermi e far vivere decorosamente una moglie.
-Una compagna – precisò Andrea. -Angelica non potrà mai essere vostra moglie, almeno fino a quando io sarò vivo. E voi avete troppi ideali per uccidere un altro uomo per uno scopo così poco… patriottico.
-E voi, perché non mi avete ancora ucciso? Che ideali avete?
Un silenzio glaciale avvolse la stanza e la giovane baronessa, dietro la porta, trattenne il fiato, in attesa della risposta.
-Io vi ammazzerei qui, come un cane – rispose Andrea. – Ma non servirebbe a niente, se lei volesse seguirvi sul serio.
Angelica non avrebbe avuto il cuore sgombro comunque, pensò amaro. Forse era il prezzo da pagare per aver voluto una donna ad ogni costo. Se lui non l’avesse sposata, ora sua moglie sarebbe stata libera di seguire le inclinazioni del cuore. Dopotutto non le importava nulla dei vestiti, dei gioielli e di vivere di una bella casa. Per lei contava soltanto che sua sorella stesse bene
-Avete tentato di vederla. Ma quello che non so e se lei accetterà di incontrarvi e di partire con voi. Se lo farà, vi consiglio di rivolgervi a chi sapete per tornare subito in Svizzera. Vi farò avere una lettera di credito.
-Non accetterò mai denaro da voi! – esclamò Lamberto. Dovete credermi davvero un misero uomo se mi fate quest’offerta.
Andrea gli rise in faccia. – Per me potreste anche vivere sotto un ponte, coperto di stracci. Il denaro non è certo per voi. So che prima o poi voi vi lascerete di nuovo tentare dai vostri sogni, e lei rimarrebbe sola.
-Mi state dicendo che le lascerete libertà di scelta?- chiese Lamberto, incredulo.
-Ve l’ho detto. Mi piacerebbe molto uccidervi con le mie mani; ma non voglio farmi odiare da lei per questo. Non servirebbe a nessuno, dopotutto.
-Anche voi, l’amate, allora- disse Lamberto, quasi stupito. Credeva che col suo denaro, Del Lago avesse soltanto comprato una moglie.
Col cuore in subbuglio, la giovane donna aspettò la risposta, che non giunse. Tuttavia non importava, perché ormai sapeva.
Senti i passi di Andrea avvicinarsi alla porta e in fretta scese la scala di un piano, nascondendosi nel corridoio.
Ascoltò il rumore dei suoi passi decisi fino a quando lui non uscì dal portone. Poi rimase a fissare la scala, senza sapere cosa fare.
Ormai conosceva le aspettative di Lamberto, ma le sue erano molto diverse.
Non aveva più dubbi, erano spariti mentre, appiattita contro il muro, ascoltava quei due uomini parlare di lei. Non era soltanto desiderio fisico quello che provava per suo marito; lo amava! E anche Andrea l’amava, al punto da rinunciare a lei pur di saperla felice.
-Mio Dio…- bisbiglio. -Quanto tempo, a volte, per scoprire l’amore! E quanta chiarezza in un solo attimo.
Sull’alto della scala si profilò una figura maschile e lei sussultò
Lamberto la fissò muto per un attimo. Voleva scendere per controllare che Del Lago se ne fosse andato. Era quasi l’ora dell’appuntamento con Angelica e non voleva che la vedesse. Era il suo rivale, era vero. Era l’uomo che per mesi aveva potuto stringere fra le braccia il suo unico amore. Ma era anche un uomo da rispettare, e che non doveva subire l’umiliazione di vedere sua moglie salire le scale che portavano nell’abitazione di un altro.
“Dio… com’è bella”, pensò.
–Angelica, sei qui… – mormorò poi scendendo di corsa la scala. Voleva abbracciarla, come aveva sognato di fare per tanto tempo. Ma lei, quando gli fu a un passo, lo fermò con un gesto della mano.
-Sono venuta soltanto per vedere come stai e per dirti che io amo mio marito. Sentivo che non sarebbe bastato un messaggio – disse tutto d’un fiato, allontanandosi di qualche passo e lasciando l’uomo ammutolito.. – Lo amo, e non lo lascerò mai -. Poi esitò, e prima di voltargli le spalle aggiunse: – Cerca di volerti un po’ di bene e pensa a te stesso. L’Italia può aspettare ancora un po’.
Senza più esitare scese le scale di corsa. Non voleva vedere il dolore sul viso di Lamberto, ma, soprattutto, voleva correre da suo marito. Voleva dirgli quello che provava.
Corse fino alla piazza, dove trovò una carrozza, e solo quando si fu accomodata sul sedile si chiese dove avrebbe potuto raggiungere il suo uomo. Non a casa, rifletté, non dopo quello che aveva detto a Lamberto. Forse sarebbe tornato molto tardi quella sera, credendo di non trovarla più ad aspettarlo.
Doveva essere alla filanda, decise infine, dando l’indirizzo al cocchiere. La filanda gli piaceva, lì Andrea si sentiva bene. Neppure per un momento pensò che potesse essere andato in un comando austriaco per denunciare Lamberto. Era troppo uomo per sistemare in quel modo le sue faccende.

Per non pensare a ciò che poteva succedere in quelle ore tra Florio e sua moglie , Andrea si era immerso nel lavoro.
Quando il segretario entrò, annunciando che la baronessa lo cercava, lo guardò sorpreso. Angelica aveva fatto in fretta la sua scelta.
-Che aspettate a farla entrare” disse brusco.
Lei entrò e gli sorrise timida. Non era facile dirgli che aveva incontrato un altro uomo e neppure di quella conversazione udita dietro una porta. Ma lo avrebbe fatto.
-Devo parlarti e… chiederti perdono.
-Per quale motivo?- domandò lui cupo.
-Prima di tutto per le cose cattive che Giulia ha detto a Serra. E’ stata solo una sciocca ragazzina. Lei non faceva che dirmi che ero infelice, e io non ribattevo mai. Non capivo cosa provavo realmente per te ma… ero molto combattuta. Poi… poi mi sono recata da Lamberto Florio…
E piano, senza omettere nulla, dolcemente gli raccontò tutto, dal momento in cui aveva messo piede in quella casa, fino al momento in cui ne era uscita.
-Non partirò con lui, Andrea. Forse non l’avrei mai fatto, ma ora ho un motivo in più per restare, se tu deciderai di perdonarmi e continuerai a volermi – concluse guardandolo negli occhi.
In un attimo lui le fu vicino. – Quale? Non devi restare solo perché mi hai sposato e credi di avere dei doveri. Capisci? Se resti con me deve essere perché mi vuoi!
Lei gli si strinse contro, circondandogli il collo con le braccia, poi sollevò la testa, offrendogli le labbra. -Lo faccio perché ti voglio. Perché ti amo. Mi dispiace di aver capito soltanto ora quanto ti amo, Andrea.
Lui emise un suono rauco. Aveva creduto di perderla, ma lei era lì, per lui. Chinò la testa e le cercò le labbra, prima con dolcezza e poi con sempre più passione. – Anch’io ti amo. Ti ho amato fin dal primo momento. Ti ho sposato solo per quello – disse poi, quando presero respiro.
Lei sospirò felice. –Ti prego, fa che non ci siano più segreti fra noi.
Ce n’era uno: quello che riguardava i fuggitivi che trovavano rifugio sulle sue terre. -D’accordo, amore mio. D’accordo- bisbigliò accarezzandole il lobo di un orecchio con la lingua. Dopo la baciò ancora. C’era tempo per quel segreto, per il momento dovevano godere della loro felicità. Del loro primo istante di felicità.
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IL LORO PRIMO ISTANTE DI FELICITA’
di Miriam Formenti

Romanticamente Fantasy

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