RfsKids Educational: Gromming

 

Grooming

Cosa vi fa venire in mente questa parola?

Letteralmente significa ‘spulciare’ ed è la pratica che compiono gli animali per fare toelettatura.

Ma ci si ‘spulcia’ sulla rete?

Non in senso etimologico, ma la parola ‘grooming’ viene utilizzata per indicare l’azione di un adulto che manifesta un interesse particolare, e di tipo sessuale, nei confronti di un minore e utilizza il web per tentare un approccio che lo porti poi a iniziare una relazione o un incontro dal vivo.

È una forma di adescamento nella quale, in moltissimi casi, i minori non sono vittime passive e può accadere che loro stessi facciano un uso di Internet poco adeguato alla loro giovane età, per cercare stimoli di natura sessuale e andando incontro a situazioni rischiose.

Cosa rischiano e cosa bisogna fare

La prima cosa che i genitori e gli adulti devono fare, è dare una giusta e adeguata educazione sessuale e dell’affettività al minore, in modo che non vada incontro al pericolo senza esserne a conoscenza.

A volte il ragazzo / la ragazza si trova a ricevere richieste di amicizia da persone piacenti, di aspetto apprezzabile e ammiccanti, che stimolano la sua curiosità.

Quindi, al contrario di un adescamento di predatori sessuali, qui la vittima, il più delle volte, è ‘consenziente’ e crede che le sue azioni siano veramente sue e non manipolate da altri, instaurando un rapporto con una persona molto più grande, a cui segue un legame di tipo emotivo, psicologico e anche fisico.

Come avviene l’approccio

Di solito con tantissimi complimenti, con lusinghe, con apprezzamenti che fanno sentire la vittima ‘importante’. Riceve, cioè, un’attenzione che non ha nella sua vita normale, e quindi tende a credere a tutto ciò che le viene detto.

Ripeto: la vittima di grooming SA che sta parlando con un adulto, un estraneo, e non ci vede nulla di male.

L’adescato si sente responsabilizzato e anche apprezzato, cosa che di solito nella sua realtà non avviene.

Il primo approccio e le prime lusinghe avvengono sulla foto profilo, poi si passa a commentare le altre fino a quando si richiede di farsi vedere ‘dal vivo’, magari con l’uso di una webcam.

I telefonini in uso sono tutti dotati di webcam e per il ragazzo/a, è quasi normale farsi foto, selfie e altro, in tempo reale, per spedirli ad amici.

Si comincia con primi piani, poi viene chiesto di ammiccare all’obiettivo, con frasi tipo “con quella faccia lì… quella bocca lì potresti avere il mondo ai tuoi piedi…” etc. fino a richiedere foto più spinte, come parti del corpo (ci sono tante xxxxx sul web, tu, con quelle curve lì, stenderesti tutti) e frasi simili anche per i maschietti.

Queste foto o riprese sono legalmente perseguibili in quanto, in Italia, fino ai diciotto anni, i ragazzi sono minorenni, pertanto si riscontra un vero e proprio abuso sessuale, anche senza contatto fisico.

Il materiale raccolto dall’abusante può essere utilizzato per attirare altri minori, essere venduto, scambiato, etc., ma soprattutto usato per ricattare la vittima e ottenere magari rapporti fisici e sessuali.

Cosa possiamo fare se ci accorgiamo di avere a che fare con un abuso

Innanzitutto, le condizioni della vittima sono quelle di un abusato vero e proprio, però lasciano delle implicazioni psicologiche molto più pesanti.

Come già detto altrove, occorre instaurare con la vittima un rapporto di confidenza, di affettività e di comprensione.

I ragazzi che non hanno avuto una buona educazione affettiva e sessuale, sono facili prede di queste persone e dei propri impulsi naturali che non riescono a gestire, si fanno manipolare e non sanno a chi rivolgersi in caso di problemi o di errori.

L’ascolto è senz’altro lo strumento principale, basato sul dialogo e non sul mero resoconto della vicenda. Non si deve insistere sull’uso negativo fatto di Internet, né con la frase ‘mai dare confidenza agli sconosciuti’ perché sulla rete lo sono tutti o quasi.

Se sono nostri figli, occorre ribadire regole di comportamento e assicurarsi che ne facciano un uso adeguato, che non copino atteggiamenti di amici o che raccolgano ‘sfide’ per potersi sentire più simili agli altri.

È il caso degli emulatori, come ci insegnano i fatti di cronaca legati alla Blue Whale, dove i ragazzi tendono a confrontarsi per mostrare agli altri un ‘coraggio’ e una ‘tenacia’ che nulla hanno a che fare con il vero significato dei termini.

Il consiglio valido è sempre questo: entriamo in confidenza con i nostri ragazzi, parliamo apertamente dei problemi, informiamoli dei rischi che corrono e soprattutto, responsabilizziamoli.

Per la loro sicurezza… e anche la nostra.

Alla prossima!

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StaffRFS

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