Rfs Educational: I videogiochi

Quante volte ci preoccupiamo quando i nostri figli non trascorrono molto tempo all’aperto, ma se ne stanno raggomitolati davanti a una pocket consolle, un telefonino o una postazione di gaming?

Poi ci ritroviamo anche noi adulti a passare ore e ore davanti a un gioco elettronico che ci coinvolge talmente tanto, da farci perdere la cognizione del tempo.

Chi non ha giocato almeno una volta a Farmiville su FB, oppure a qualche gioco Arcade che ci ritroviamo preinstallato sul telefonino?

È vero, nessuno è esente da colpe, ma forse perché i videogiochi di per sé non sono colpevoli. Semmai lo è, come al solito, l’uso che se ne fa.

Nel caso dei ragazzi o di bambini, la preoccupazione nasce dalla sovra eccitazione del cervello che, stimolato in modo abnorme, porta il giovane ad avere atteggiamenti sbagliati, come la rabbia, la tristezza, scatti ingiustificati e crisi non proprio regolari.

Ci dovrebbe preoccupare questo loro comportamento, soprattutto, quando notiamo che il gioco in cui sono impegnati non prevede una pausa di riflessione. Lo scopo principale in questo caso è quello di raggiungere un punteggio eccezionale, di segnare un record, insomma di dimostrare di essere il migliore. E questo lo si ottiene solo se ci si impegna costantemente e per un tempo sempre più lungo.

Il campo in cui i ragazzi vengono risucchiati, è soprattutto quello dei giochi on line, dove su server gratuiti trovano giochi coinvolgenti, che li fanno interagire con altri ragazzi loro pari o, addirittura, di paesi lontani e sconosciuti.

Qui, oltre al pericolo dell’esagerata esposizione a suoni, colori, stimoli per il cervello, si può incorrere anche nel pericolo di adescamento (ricordate? Ne abbiamo parlato anche altrove).

Ma ritornando al pericolo giochi, le variabili da ricordare sono queste:

  • i giochi on line sono “diretti” da master, ossia una figura carismatica (che può essere anche il creatore del gioco o altri programmatori), il cui scopo è fondare una comunità che gli permetta di accedere a livelli superiori che da solo non riuscirebbe a sviluppare, o trovare “bug” a cui si accede a volte casualmente.

  • Occorre impegnarsi da un minimo di 4 a 8 ore al giorno, per eseguire la “mission”.

  • Qualora non si riesca a rispettare la tabella di marcia, si è “out”.

  • Le regole della community sono ferree, quindi bisogna rispettarle alla lettera (non vi ricordano le indicazioni della Blue While?).

Queste community creano spirito di squadra, ci si sente di appartenere a qualcosa, si vuole rimanere nei ranghi e spesso ci si gioca di nascosto, soprattutto quando viene vietato da un adulto. Il trasgredire rende più affascinante l’avventura, che porta il ragazzo a diventare un vero e proprio dipendente dallo stimolo visivo.

Non crediate che gli adulti ne siano immuni: esiste un vero e proprio reparto, presso alcuni grandi ospedali della penisola, che si occupano di stress visivi e mentali da dipendenza da videogiochi.

Importante è riconoscere la “gravità” del pericolo a cui ci si espone.

I giochi per consolle PS hanno, nella facciata posteriore , un simbolo e un’età giocabile: il Simbolo PEGI.

Il +12 / + 14 / + 18 indicano che quella è l’età minima per essere esposti a quell’avventura, mentre i vari simboli (pungo chiuso / ragno / l’interazione) indicano il genere di gioco.

Queste sono le prime cose da controllare, perché dare in mano a un bambino di 12 anni un gioco “Picchiaduro” (pungo), significa esporlo alla violenza, alla lotta, senza che abbia le basi critiche per poter capire che quello è solo un gioco, e l’eventualità di riportare tale schema nella vita, con i suoi coetanei o bambini più piccoli.

Quindi niente GTA / Watch dog / Dark soul / Resident Evil, tanto per citare i più comuni.

Genitori attenti (soprattutto i papà) non dovrebbero accontentare la moda del momento per i loro ragazzi, e se promettono che ci giocheranno insieme, dovrebbero sempre sorvegliare i figli durante il gioco e interrompere nel caso si notino segnali discordanti.

La prudenza non è mai troppa e se evitiamo che un nostro figlio guardi il telegiornale per le troppe scene di guerra, perché mai dovremmo esporlo a una violenza senza filtri, che propongono questi cosiddetti giochi?

A voi l’ultima parola!

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StaffRFS

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