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Rewind, un tuffo nel passato! A – team

A-TEAM

Oggi vi parlerò di un’altra serie che ha fatto parte della mia infanzia – eh, ce ne sono parecchie – l’ A – team.

Serie americana andata in onda dal 1983 al 1987, composta da cinque stagioni, di genere azione e commedia, in Italia è arrivata nel 1984.

La storia narra della vita di un commando di ex combattenti della guerra del Vietnam, la “squadra A”, appartenente ai Berretti Verdi, i cui membri sono stati accusati ingiustamente di una rapina alla banca di Hanoi.

Evasi, ora vivono da fuggiaschi e sopravvivono come mercenari, assoldati dalle persone oppresse dalle ingiustizie o che sono in pericolo.

Costantemente braccati dalla polizia militare, tutte le volte che sembra li stiano per prendere, riescono a fuggire.

Grazie alle loro capacità, infatti, e ai famosi piani del colonnello Smith, risolvono ogni situazione.

Altro personaggio degno di nota, e “importante” ai fini della trama, è il furgone, amico fidato di ogni fuga, con il quale si spostano per il Paese: un GMC Vandura nero e grigio, con due strisce rosse laterali.

Nella quinta stagione, vengono catturati, processati e condannati a morte ma… non muoiono. La pena massima viene commutata in una sorta di grazia e, in cambio, sono chiamati a svolgere delle missioni segrete per il governo; il loro nuovo capo sarà il generale Stockwell.

Cast

John “Hannibal” Smith, interpretato da George Peppard. Grado: Colonnello.

Segni caratteristici: sigari, guanti di pelle nera e… “Vado matto per i piani ben riusciti”

Templeton “Sberla” Peck, interpretato da Dirk Benedict. Grado: Tenente.

Riesce sempre con i suoi modi particolari, e la dialettica suadente, a ottenere tutto quello che può servire alla squadra. Fa strage di cuori femminile ed è l’economo del gruppo.

H.M. “Howling Mad” Murdock, interpretato da Dwight Schultz. Grado: Capitano.

È un ottimo pilota di aerei, elicotteri e di qualsiasi cosa abbia le ali. Soffre di una lieve forma di pazzia e celebri sono i suoi battibecchi con P.E. Baracus. Spesso salva il team.

Bosco Albert “P.E.” Baracus, interpretato da Mr. T. Grado: Sergente.

Soprannominato “Pessimo Elemento” per via del suo carattere ruvido e dalla muscolatura imponente, è il meccanico della squadra. Adora il latte e non sopporta volare; ogni volta che l’A – team deve spostarsi in aereo, bisogna sedare il “bambinone”, come viene soprannominato dopo avergli somministrato dei sonniferi.
Il celebre furgone, di cui abbiamo parlato prima, appartiene a lui.

Anche se non vuole ammetterlo, è molto legato a Murdock.

Creato da Frank Lupo e Stephen J. Cannell, A-Team segue il filone dei militari buoni. La sigla si riferisce agli ODA, Operational Detachment Alpha, uomini addetti alla guerra non convenzionale e alle operazioni speciali.

Ne è stato tratto un film nel 2010, con Liam Neeson nel ruolo del colonnello Smith, Bradley Cooper in quello di Sberla, Sharlto Cooper come Murdock e Quinton “Rampage” Jackson come P.E. Baracus.

Per le prime quattro stagioni, ogni episodio si apriva così:

“Dieci anni fa, gli uomini di un commando specializzato operante in Vietnam vennero condannati ingiustamente da un tribunale militare.

Evasi da un carcere di massima sicurezza, si rifugiarono a Los Angeles, vivendo in clandestinità. Sono tuttora ricercati, ma se avete un problema che nessuno può risolvere, e se riuscite a trovarli, forse potrete ingaggiare il famoso A – team”

Considerazioni

Da questa serie si denota quanto io sia maschiaccio dentro o, comunque, quanto mi piacessero cose che agli occhi degli altri potevano risultare strane.

Adoravo l’A – team: la parte leggera del telefilm la rendevano una serie adatta a tutti.

Nessuno muore, nel senso che, durante gli scontri a fuoco, ci sono sì dei feriti, ma nessuno, poi, è mai in pericolo di vita.

Egregio è il lavoro degli stuntman: vedrete parecchi dei soldati della polizia militare fare dei salti assurdi.

Su tutti i personaggi spiccano Murdoch, l’elemento divertente, con quella sua follia che, alla fine, non è una vera è propria pazzia, o che quanto meno io non ho mai creduto tale, e P.E., un bambinone sul serio, un buono nascosto da una dura corazza.

Una serie da rivedere, se la conoscete già, o da guardare per la prima volta, se ve la siete persa. Degna di attenzione, ma da cercare, la quinta stagione, che quasi mai viene riproposta in replica.

Bene Fenici, questo è l’intrattenimento leggero degli anni ’80 con il quale io sono cresciuta e che spero possa tenervi compagnia in questa calda estate.

Alla prossima.

Un saluto dalla vostra Mal.

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