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Recensione:”Sweetie” (Anime perdute Vol. 1) Di Emy Mars

 

Christopher McCaughan ha sacrificato la sua intera esistenza per salvare la figlia malata. Ha gettato al vento una promettente carriera da poliziotto, è finito in carcere, ha perso la stima della sua famiglia ed è rimasto solo e senza un soldo. L’impiego come guardia del corpo dell’adorato figlio adottivo del senatore Barrell è un’insperata manna dal cielo, ma non è tutto oro ciò che luccica,
Presto Chris si rende conto che dietro la maschera di civiltà che l’uomo sfoggia di fronte ai suoi elettori si cela un crudele predatore. Della peggior specie.

Sweetie trascorre le sue giornate rinchiuso nella prigione dorata che il patrigno gli ha eretto intorno. La salute cagionevole e i presunti problemi psichici sono una valida scusa per impedirgli di uscire e condurre una vita normale, mentre il desiderio di essere amato si rivela una devastante arma a doppio taglio.

Chris non riesce a resistere a quel seducente mix di dolce ingenuità e disarmante malizia, ma la bruciante attrazione che prova per il suo giovane protetto scatena in lui terribili sensi di colpa che lo porteranno a mettere in dubbio tutta la sua vita.

Sweetie ha la metà dei suoi anni, una vita serena e un padre che lo adora… o forse no?

La mia mente è un turbinio di emozioni confuse e di sensi di colpa che fatico a inquadrare. Da un lato so che non sono io quello da biasimare, ma Daddy e il suo morboso attaccamento nei miei confronti. Dall’altro, però, non riesco a zittire la sua voce nella testa che mi raccomanda di mantenere il segreto e non distruggere il nostro legame. Un amore che nessuno può comprendere e che dobbiamo custodire gelosamente. Sbatto le palpebre confuso e gli occhi mi si riempiono di lacrime. Sono un figlio incredibilmente amato o la vittima di mostro?

 

È doveroso premettere che si tratta di un romanzo molto forte, incentrato su tematiche delicate e agghiaccianti, quali la pedofilia e l’incesto, la tratta di bambini e il mantenimento in schiavitù.

L’autrice non ci risparmia le scene traumatiche, scendendo con decisione nei risvolti psicologici di una vittima di abusi che non ha mai conosciuto altre verità se non quelle raccontate dall’orco, indugiando consapevolmente sulle forme di autodifesa (di tipo dissociativo o anche di fraintendimento) che la mente umana mette in atto per cercare di proteggersi da verità troppo dolorose da accettare.

Gli argomenti sono pesanti e non vengono sminuiti; a momenti bui, però, vengono alternati altri di sollievo, quelli in cui Sweetie (Matias) conosce un “angelo custode”, Chris, e trova in lui affetto, protezione, e speranza in una via di salvezza. Un angelo rozzo, che impiega un po’ a entrare nel ruolo, ma che lo fa con spontaneità, con naturalezza e con altruismo. Il ruolo paterno che Chris si assume nei confronti di questo ragazzino che dimostra meno della sua età e che a tratti appare confuso e disorientato è tenero e disinteressato, nonostante l’attrazione di fondo.

Il ritmo di narrazione è intenso e accattivante, intreccia momenti teneri a quelli lussuriosi, inserendo anche un filone d’azione e suspense sulla tematica del traffico di bambini e sul ricatto economico con cui Daddy, il padrone di Sweetie, tiene in scacco Chris.

Era un libro non facile da affrontare, ma Emy Mars c’è riuscita molto bene, senza snaturare i personaggi, rendendo appieno le sfaccettature di qualcosa che è ben di più di una pratica orribile e sadica, ma è un approfittarsi di menti troppo giovani per capire, plasmandole e iniettandole di falsi sensi di colpa e falsi sensi del dovere.

È riuscita, allo stesso tempo, a dare credibilità a un’attrazione tra un diciottenne e un quarantenne, tra un omosessuale e un etero, nonostante il passato di violenze di Matias e nonostante i vincoli ambientali non consentano loro molta libertà d’azione. Una storia d’amore che va oltre l’aspetto fisico, e che abbraccia tutta la sfera emotiva, dal rispetto, all’accettazione, al desiderio, all’istinto protettivo.

Un pugno allo stomaco che si scioglie in un balsamo caldo e tonificante.

Assolutamente da leggere.

 

Non sono abituato a prendere l’iniziativa, ma sto scoprendo che lo adoro. Decidere dove toccare, come muovermi, cosa baciare o stuzzicare, senza che nessuno me lo imponga, gentilmente o con violenza, è una sensazione fantastica. Sono io a scegliere cosa fare e le mie azioni sono spinte da puro desiderio, non da un malsano bisogno di essere amato, o peggio ancora dalla paura di essere punito.

 

 

 

 

 

 

 

 

Emanuela

Emanuela
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