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Recensione:”La principessa dei lupi” di Elena Cavicchi Serie I racconti del Grande Nord

 

 

In un mondo governato da ombra e dolore, la fede negli Antichi Dei sembra ormai quasi sconfitta. I Popoli del Grande Nord, un tempo fieri e gloriosi, hanno perduto la speranza di rinascere dalle loro stesse ceneri, e sono rassegnati a una fine che pare inevitabile.Nel momento più buio e disperato, dall’oblio delle Ere passate, una flebile luce arriva improvvisa e inaspettata a rischiarare l’oscurità.Sarà un’ennesima, crudele illusione, o il preludio della tanto agognata rinascita?

 

 

I Popoli Nordici erano allo stremo, indeboliti e scoraggiati dalle continue irruzioni degli eserciti abissali: solo poche città e villaggi erano ancora in piedi, ma isolati gli uni dagli altri a causa delle vie di comunicazione inagibili e infestate dai nemici invasori.

 

 

Un vero libro fantasy e non solo, per la mole di pagine da leggere, ma soprattutto per gli elementi che vi sono narrati all’interno e la complessità degli eventi, che non si snodano in pochi semplici atti, o in esigui personaggi. Le descrizioni e i protagonisti riescono a intersecarsi molto bene, nonostante la trama sia un susseguirsi di elementi e figure che danno vita e portano avanti la narrazione. Un worldbuilding ben strutturato, che spinge il lettore a non perdersi eccessivamente tra le diverse scene.

Il libro apre il mondo agli déi primordiali, Abomalith ed Enki, quest’ultimo desidera generare una progenie, affinché erediti i suoi poteri. I figli, considerati déi minori, diverrebbero guardiani del mondo. Abomalith, in realtà, vuole accentrare tutto il potere su di sé e non condivide le idee “malsane” del fratello, decide quindi di uccidere la prole di Enki. Guerre si susseguono finché Abomalith, ormai sconfitto, si rintana negli abissi, dove tornerà con i suoi mostri a perseguitare e uccidere. Enki nomina quindi i suoi Custodi e Guardiani. E questo intricato inizio è solo il prologo del romanzo da cui partono le storie dei diversi regni come Midgard, Hibernia e Albion.

Inizi a leggere e capisci quasi nell’immediato che è come avventurarsi in due trame distinte, in due viaggi paralleli, quelli di due popoli. Non è facile comprendere tutto subito ed entrarvi dentro (intendo nel primo paio di capitoli non pensate di essere scombussolati dopo 40 pagine, anche perché ammetto che se fosse stato così, ci avrei messo un anno a terminare la lettura a furia di ricominciare dall’inizio) e rimanere nella storia senza lasciarsi confondere dai tanti nomi e vicissitudini, ma in fondo, quale fantasy non ci ha spinti a tornare un attimo indietro nelle pagine a dare una controllatina per riprendere il filo?

Una chicca… le mappe all’inizio del racconto! Troppo belle. Per non parlare del carattere utilizzato per ogni capitolo. Sì, ragazzi, anche l’occhio vuole la sua parte!

La guerra tra il Bene e il Male prosegue nelle avventure dei protagonisti, tra cui ho amato Althaea, Elfa dei Ghiacci chiamata anche Xardhar, indomita e caparbia, che cercherà di salvare il regno di Midgard, affiancata e protetta dallo stregone Belthasar; con lei non possono certo mancare i nostri Lupi custodi e tantissimi altri personaggi. Inizialmente temevo che i lupi fossero un “contorno”  più che figure di spicco nella storia, ma diciamocelo, Althaea senza la forza del branco e dell’unione, che va ben oltre quella del sangue, farebbe ben poco.

E se a Midgard troviamo loro, non possono certo mancare i protagonisti di Hibernia, Mirreath in primis; è impossibile non innamorarsi di questo mago affascinante, burbero e possente; insieme a lui il coraggioso e perspicace Tarek e la nostra preziosa Leesendar.

Un lungo viaggio, descrizioni apocalittiche di battaglie e tradimenti si affaccendano nel racconto, in cui le trame dei due diversi gruppi di popoli si diversificano come in un pov alternato, ma il tutto raccontato da un io narrante esterno, che ci permette di vedere e sentire ogni particolare. Grazie alla brevità dei capitoli, che spesso terminano in una sorta di cliffhanger lasciandoci col fiato sospeso, non si perde la bussola della trama. La caratterizzazione dei protagonisti è, secondo me, il punto forte di questo romanzo dai toni epici, sebbene la scrittrice lasci ancora la curiosità di comprendere animo e ruolo di alcuni dei personaggi del libro, che sono davvero molti, così come le diverse razze e popolazioni.

Affascinata dal titolo e dalla cover del romanzo, devo dire che non ne sono rimasta per nulla delusa, anzi, penso che abbia moltissime potenzialità, e spero davvero che l’autrice decida di pubblicare a breve il secondo volume di questa serie.

Una scrittura capace di grande pathos.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Emanuela

Emanuela

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