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Recensione:Il morto al primo piano. E altre grane condominiali di Rebecca Quasi

Titolo: Il morto al primo piano . E altre grane condominiali

Autrice: Rebecca Quasi

Genere: mistero

Editore: Giunti

Data di pubblicazione: 14 gennaio 2026

Età di lettura consigliata: +14
Autrice amatissima del self publishing, Rebecca Quasi esordisce in libreria con un brillante romanzo, dove il mistero accende i legami e mostra come ciascuno possa trovare la propria non convenzionale forma di felicità. 

Alice ha una vita perfetta: due bambini piccoli, una carriera da influencer e decine di migliaia di follower che pendono dalle sue stories. Peccato che i figli mostrati ogni giorno sui social siano bambole, e che nel condominio di via dei Tigli la chiamino “la svitata col passeggino”. A lei non importa: cammina dritta, gentile e convinta che la normalità sia un concetto sopravvalutato. L’equilibrio crolla quando al primo piano spunta un cadavere. Si tratta di Marcello Conforti, proprietario di un appartamento che da tempo cercava di cacciare Alice. Fra gli inquilini i pettegolezzi si sprecano: che Alice sia non solo stramba, ma anche un’assassina?

Per fortuna al piano di sopra c’è Gabriele, che è appena stato sospeso da scuola e ha molto tempo libero per aiutarla a trovare il vero colpevole. E c’è soprattutto Zeno, un agronomo che preferirebbe parlare con gli alberi, ma finisce sempre per prendersi cura delle persone. Compreso Gabriele, a cui fa da guida e, quando la madre non c’è, da babysitter. Zeno, tra equivoci e vicini troppo zelanti si ritrova suo malgrado al centro di  una storia che mescola ironia, umanità e il fiorire di un nuovo, inaspettato sentimento.

Rebecca Quasi finalmente in libreria! E ci arriva con un delizioso romanzo, che onestamente non saprei in che genere incasellare. Un “giallo” molto slavato, in cui più che altro spiccano i vari personaggi, magistralmente tratteggiati con l’acuta ironia e leggerezza che contraddistingue questa autrice.

La storia si svolge per lo più all’interno del condominio in cui vive Alice, di professione influencer, che racconta la sua vita con due bimbi, Ugo e Drusilla, che altro non sono che bambole “reborn”. Per chi non le conoscesse, si tratta di bambolotti in silicone molto realistici, che si trovano in vendita sul web.  Nello stesso palazzo vive saltuariamente Zeno, agronomo con il fisico da Rambo, padre putativo di Gabriele, diciassettenne cresciuto con una madre di vedute larghissime, che in pratica è già un adulto.

Un giorno, all’interno di un appartamento sfitto al primo piano, viene trovato il cadavere di Marcello Conforti, che aveva avuto uno scontro molto forte con Alice, accusandola che la sua “pazzia” svalutasse l’immobile di sua proprietà. E quindi, inevitabile che la sciroccata diventi la principale indiziata. Ma Gabriele, che non ha pregiudizi ed è attento osservatore dell’animo umano, la difende, e porta anche Zeno dalla sua parte. Le mie dita prudono sulla tastiera per raccontarvi la faccenda del padre putativo, ma lo considero spoiler e quindi taccio.

In questa storia, fin dalle prime pagine, ho ritrovato l’autrice che mi aveva conquistata anni fa, il suo stile arguto e ironico, che crea personaggi che fanno sorridere, a volte ai limiti dell’assurdo, ma proprio per questo inimitabili, caratterizzati alla perfezione.

Zeno è un uomo un poco all’antica, poco avvezzo all’introspezione (che se lo facesse, con la sua situazione, altro che da un’analista dovrebbe andare), che cerca di farsi andare bene i cambiamenti della società rimanendo ai margini, vivendo la sua vita fatta di lavoro e poco altro. Trovarsi a interagire con la pseudo follia di Alice è uno sconvolgimento non da poco, eppure, più la frequenta e più ne è attratto.

Alice sorride e Zeno sente scricchiolare qualcosa da qualche parte dentro di sé. Un granello minuscolo sta rotolando via, come la farfalla che battendo le ali a Pechino finirà per causare un uragano a New York.

Tra un viaggio in questura e l’altro, tra incontri casuali e cene improvvisate con figli altrui, la ragazza si racconta, e Zeno capisce che ci sono margini di recupero per la “pazzia” di lei, che in fondo non fa male a nessuno, e che quei pseudo bambini (che a onor del vero lei non definisce mai “figli”) servono a curare un dolore più grande.

Lui che non si immedesima mai, che non ci prova nemmeno, che non lo sa fare, che neanche ci crede, adesso non può impedire a sé stesso di capire cosa prova una donna che vuole un figlio a tutti i costi.

Importantissimi ai fini della trama sono anche gli altri inquilini: Claudio, padre di Marilda, dolcissima bambina settenne rimbalzata tra i genitori separati, che viene affidata molto spesso alle cure di Alice; il signor Castrozzi, pensionato che vive nel palazzo accanto ma che staziona lì per seguire i lavori di ristrutturazione del suo nuovo appartamento, e che si rivelerà importantissimo per la risoluzione del caso, insieme a Gabriele e a Ofelia, figliastra del morto. Ultimo, ma non per importanza, l’amministrazione del condominio, Glauco Fanti, che bazzica per le scale a tutte le ore.

Ancora una volta Rebecca Quasi ci ha donato uno spaccato di vita quotidiana tingendolo con tinte giallo-rosa che riescono a dare un senso logico anche a ciò che logico non sembra.

E ci ricorda anche quanto sia importante la tolleranza nei confronti della diversità, sia che si tratti di carattere che di stile di vita o di età (vedi il pensionato Castrozzi, ho adorato il suo servizio di piatti Arcopal, tanto famoso quando ero bambina).

Consigliato? Assolutamente sì, senza dubbio alcuno.

 

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