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Recensione:”Il colore della felicità” di Roberta Ciuffi

 

 

 

Carlotta, detta Lolotte, è uscita dal collegio in cui ha trascorso gran parte della sua vita ed è più che pronta ad abbracciare il destino delle ragazze della sua età. Una nuvola nera incombe però su di lei, uno scandalo che ha colpito la sua famiglia e che limita le sue possibilità future. Tutti gli uomini che cercano di corteggiarla lo fanno per compiacere il suo ricco e potente zio, una condizione che mortifica e assieme fa infuriare Lolotte. Tutti… a parte Ruggero Armillari, giovanotto alla moda e ozioso, ma benestante e molto attraente. Quando, sull’onda di un impulso, Ruggero si offre di sposare Lolotte, alla ragazza sembra di toccare il cielo con un dito. È proprio il matrimonio romantico che sognava, con l’uomo in grado di farle girare la testa. Sono però molte le cose che non ha messo in conto: un’amante che non ha nessuna intenzione di cedere le armi, una suocera dispotica e maligna, una nuova casa che è tutto meno che accogliente e in cui rischia perfino di fare la fame. E, oltre a questo, un segreto che perseguita il suo passato e che esploderà sconvolgendo tutte le sue certezze. In una Roma del 1852, occupata dalle forze francesi accorse in difesa del papa re, tra repressioni e attentati, Lolotte e Ruggero devono compiere entrambi il proprio percorso di crescita che li porterà alla verità… e al vero amore.

«Ti amo» ripeté, sorridendo. «E di tutte le cose terribili che mi hai fatto, di tutti i tormenti che mi hai inflitto, questo è sicuramente il peggiore perché non credo che potrò mai guarirne. Non riesco a pensare a cosa sarebbe la mia vita se quel giorno tu non fossi saltata giù dalla carrozza e io non ti avessi seguita. Io non so se la felicità abbia un colore, ma se ha un nome, di sicuro quello è il tuo.»

 

 

 

Siamo a Roma nel 1852, una Roma invasa dalle truppe francesi di Napoleone III, scese dalle Alpi per difendere il papa e i suoi privilegi, minacciate dalla neonata Italia Unita; Carlotta, che tutti chiamano Lolotte, è una vivace ragazza bionda piena di brio e di speranze per il futuro, ed è ritornata nella casa della famiglia Fox dal convento dov’è cresciuta.

Eplosiva personalità, ricca di vita e allegria, non si rende conto subito dell’atmosfera tesa che la circonda, della tristezza della madre invalida, del parlottio degli zii, della presenza costante e misteriosa del capo della polizia romana e fedele amico di famiglia, Don Mariano Sinarca; intuisce però che i pretendenti che le vengono proposti sono dei ripieghi, dei pallidi fantocci interessati alla sua dote: che cos’ha lei meno delle sue amiche? Perché la buona società romana sembra evitarla?

Un incontro fugace al Pincio con un bel giovane dell’alta società romana, Ruggero Armillari, e un invito a un ricevimento fatto in un momento di impeto condurranno Lolotte e Ruggero all’altare in men che non si dica ma sarà l’inizio di una strada in salita, di molte porte chiuse che andranno aperte da entrambi, affinché il sole possa entrare.

Il colore della felicità è una storia romantica ma con una bella dose di dramma che rende il libro un bel richiamo al romanzo d’appendice della miglior scuola: l’atmosfera di fin de siècle e l’accuratezza storica esaltano maggiormente la perizia stilistica dell’autrice.

È un  romanzo che colpisce per la caratterizzazione dei personaggi; svetta su tutti certamente Lolotte che da timida educanda si trasformerà in una tigre pronta a tutto pur di conoscere la verità e affermare il suo amore, salvando il suo matrimonio e rendendo il marito un uomo migliore.

Ritengo Il colore della felicità un dei più bei libri di questa autrice, abile tessitrice  del romanticismo più puro mixato al dramma più triste.

 

 

 

 

 

 

 

 

Emanuela

Emanuela

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