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Recensione:”Costanza e buoni propositi” di Alessia Gazzola

Titolo:Costanza e buoni propositi
Autore:Alessio Gazzola
Editore:Longanesi
Genere:Romanzo

 

 

  1. Questione di Costanza
  2. Costanza e buoni propositi

Tutto avrebbe pensato, ma non di fare la paleopatologa dopo la laurea in medicina. Non di vivere a Verona, così distante da Messina, la sua casa. Non di avere una figlia piccola a carico, la buffa Flora. Non di rintracciare il padre della suddetta figlia dopo svariati anni, di scoprirlo affascinante come quando l’aveva conosciuto e di vederlo perfetto con Flora. Non di scoprire di provare ancora qualcosa per il suddetto padre. Non di poter vantare una discreta collezione di situazioni ed esperienze imbarazzanti. La vita di Costanza Macallè può dirsi, insomma, abbastanza travagliata. Ma la trentenne dai capelli rossi ribelli e con il cappotto troppo leggero per l’inverno del nord, può contare su pochi, ma buonissimi assi nella manica che la aiutano ad affrontare giorno dopo giorno le sfide della vita: i colleghi dell’Istituto di Paleopatologia, la sorella Antonietta, un’innata capacità di rialzarsi a ogni caduta, la consapevolezza di poter contare sulle proprie forze e l’ostinata determinazione di chi sa cavarsela anche con poco. La nuova vita che Costanza aveva appena iniziato a costruire potrebbe, però, essere sul punto di cambiare un’altra volta. Il lavoro di medico è ancora in cima alla sua lista dei desideri e Marco, il padre di Flora, è ancora in procinto di sposarsi. Costanza dovrà quindi confrontarsi con importanti decisioni da prendere, cuori poco inclini ad ascoltare il cervello e un sito archeologico milanese che porta alla luce un incredibile mistero dal passato medievale della città… Come al solito, per poter affrontare tutto, ci vuole Costanza.

 

In questo secondo capitolo ritroviamo Costanza alle prese con la sua vita incasinata. Finalmente il lavoro di paleontologa comincia a piacerle sul serio, e una nuova incredibile scoperta la porta a spostarsi spesso tra Verona e Milano, città dove vive Marco, il padre della piccola Flora. Anche questo secondo racconto si divide in due parti: ai giorni nostri il ritrovamento di due scheletri, appartenenti alle cugine Bernarda e Andreola, nel passato invece la storia della donna che per molto tempo ha finto di essere Bernarda e ha vissuto la propria vita nella menzogna. Molto interessante è stato seguire le sorti precarie del dipartimento di paleontologia, sempre a corto di fondi, perennemente con l’acqua alla gola e alla ricerca di finanziamenti per non affondare del tutto e rischiare così la chiusura definitiva. Una situazione, purtroppo, molto realistica e che rispetta le criticità del nostro sistema e i continui tagli ai finanziamenti di campi ritenuti non strettamente necessari.

Il libro è molto scorrevole, la penna della Gazzola è sicuramente una garanzia, tuttavia, non mi sento di consigliarlo. Quello che mi ha lasciato con l’amaro in bocca è stato il triangolo amoroso Costanza-Marco-Federica. Lui è un traditore abituale, che non ha alcun rispetto per la fidanzata storica Federica, Costanza è una delle sue tante avventure fugaci, mentre la compagna è il personaggio che più mi ha lasciato perplessa. Una giovane bella, intelligente, brillante, di classe, una donna a cui non manca veramente nulla, ma che continua a rimanere con Marco, pur sapendo dei numerosi tradimenti. Addirittura, nonostante l’arrivo della nostra protagonista e, soprattutto, della piccola Flora nelle loro vite, lei mantiene un comportamento composto e dignitoso, accettando la nuova situazione come se fosse del tutto normale e preparandosi a convolare a nozze col suo principe. Costanza irrompe nella vita dell’uomo a gamba tesa e se ne scopre innamoratissima, coltiva il sogno segreto che le nozze saltino. Ma cosa avrà di speciale questo ragazzo se una lo vuole disperatamente e l’altra se lo tiene stretto nonostante tutto, non è dato saperlo! La storia evolve come nel più classico dei cliché, nessun colpo di scena inaspettato, nessuna trama innovativa, solo una strada già percorsa innumerevoli volte. Peccato, perché da un’autrice brillante come la Gazzola mi sarei aspettata qualcosa di diverso.

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Emanuela

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