Recensione: Wrecked. Siamo il disastro perfetto di Lizzy Snow White

Autrice: Lizzy Snow White
Genere: contemporary romance
Editore: Newton Compton Editori
Data di pubblicazione: 10 febbraio 2026
La storia più letta su Wattpad dell’ultimo anno.Un caso editoriale già prima della pubblicazione.
Quattro ragazzi misteriosi e imprevedibili. Un collegio pieno di segreti. Innamorati a tuo rischio e pericolo!
«Da soli gli Anubis sono letali, ma insieme… sono inarrestabili.»
Quando Astrid viene mandata in un collegio per ragazzi difficili, non immagina di trovarsi in un luogo così remoto. Circondato dalle dune infinite del deserto egiziano e isolato dal mondo, il campus è più una prigione che una scuola. E i suoi compagni non sono solo ribelli: alcuni nascondono ferite profonde, altri pulsioni oscure. E mentre Astrid cerca disperatamente una via di fuga, si rende conto che qualcosa non torna. Il collegio è permeato da un’ossessione per l’Antico Egitto: statue di divinità, rituali enigmatici, geroglifici incisi ovunque. Ma è il gruppo degli Anubis a inquietarla più di tutto. Misteriosi, silenziosi e legati a tradizioni che nessuno osa mettere in discussione, gli Anubis paiono custodire un segreto inconfessabile. Tra loro c’è Seth, un ragazzo che tutti temono: enigmatico, imprevedibile e pericoloso. Astrid lo detesta, e lui sembra ricambiare. Ma quando una verità terribile comincia a emergere, capisce che potrebbe essere lui l’unico in grado di aiutarla. Intrappolata in un luogo dove mito e realtà si confondono, Astrid dovrà affrontare non solo le regole del collegio, ma anche un sentimento sconosciuto appena nato nel suo cuore, oltre alle ombre che si annidano dentro di lei. Perché a volte, per scappare, bisogna prima capire da cosa si sta fuggendo…

Premessa: nonostante un tempo di lettura di oltre 13 ore, si tratta di un romanzo non autoconclusivo.
Come già rilevato purtroppo in altre occasioni, capita che i romanzi pubblicati in precedenza su Wattpad siano strutturati in modo meno efficiente, con un ritmo di lettura lento, volto a catturare i lettori sul lungo periodo, concedendo pillole di storia un po’ alla volta, anche senza che siano necessarie al suo avanzamento. Non aspettatevi di essere spinti a voltare avidamente le pagine attratti da un angst e da sviluppi incalzanti.
Non si sceglie di essere tristi. Non si sceglie di provare ansia, di sentirsi sbagliati o infelici. Non è qualcosa che si accende o si spegne con la forza di volontà. Eppure, ci sono persone che ti fanno sentire colpevole anche per questo. Come se il dolore fosse una debolezza. Una colpa. La mia stessa famiglia lo pensava. Dicevano che esageravo, che cercavo attenzioni. Che se ero triste, era perché non mi impegnavo abbastanza per essere felice. Che se ero sola, era perché ero strana, e alle persone non piacevo.
Come fai a spiegare agli altri che non è colpa tua? Non è che non vuoi provare gioia. È che non ci riesci.
Lo stile narrativo si attarda minuto per minuto ed è molto introspettivo. Pieno di pensieri anche inutili nella testa dei personaggi, che rallentano la lettura e divagano. Per di più, il racconto è narrato sotto una moltitudine di punti di vista, perfino di personaggi secondari (in totale più di una decina), distogliendo il focus dalla direzione della trama e deviando spesso verso bisticci adolescenziali, tira e molla, struggimenti amorosi, che nulla hanno a che fare con la trama suspense misteriosa (che si mantiene pressoché nebulosa) e con l’ambientazione così particolare. Le vicende sono infatti collocate in una scuola/prigione in cui sono tenuti contro la loro volontà dei ragazzi ricchi problematici. Stranamente, ci troviamo in Egitto, e vi sono riferimenti continui a divinità antiche e profezie, anche se non capiremo mai il perché.
Viste le premesse, mi aspettavo di addentrarmi in un bully romance, un dark romance, o forse un new adult/high school, tuttavia nessuna di queste categorie è stata centrata: un gruppo di quattro bulli, gli Anubis, ha comportamenti altalenanti tra di amore/odio nei confronti delle quattro ragazze che li attraggono; i carcerieri effettuano esperimenti sui ragazzi, ma lo vediamo in una piccola scena che non ha reale peso nel grande schema delle cose; e per quanto è vero che ci troviamo in una scuola, con tanto di festini alcolici e gite d’istruzione, la trama è anche saldamente intrecciata con un mistero da svelare ed esperienze avventurose.
Ma poi lo vedo inclinarsi verso di me, scostarmi una ciocca di capelli. «Questa è la parte in cui tu smetti di fare finta di niente, smetti di fare la regina di ghiaccio», mi sussurra, «e io smetto di fingere che non ti voglia da impazzire». Mi sento mancare l’aria. Mi ritrovo con il petto quasi incollato al suo, i respiri che si intrecciano, la musica che batte nelle tempie. Perché si sta comportando così adesso? Per carità, io non riesco a staccarmi perché sono odiosamente attratta dal suo corpo, ma lui… e io che pensavo mi odiasse.
La narrazione così tanto introspettiva, ridondante e dispersiva purtroppo non riesce a essere efficace nel produrre emozioni e nel delineare caratterizzazioni, che emergono con un po’ di tridimensionalità solo nei capitoli finali. Le personalità dei personaggi risultano quindi un po’ schiacciate. Si cerca di dare loro una problematica importante (autolesionismo, abbuffate, paura dell’abbandono, aggressività come autodifesa, etc), ma spiegare non significa farcela percepire. La protagonista, Astrid, sembra bipolare, arrogante, non risolutiva né acuta: ne risulta una ragazza estremamente antipatica, tanto da farci apprezzare i momenti in cui subisce delle ripercussioni. Non è curiosa di approfondire il mistero in cui si trova, non è intenzionata a conoscere gli altri personaggi, rifiuta le regole, l’amicizia, le spiegazioni, e questo fa indisporre anche il lettore, che vorrebbe invece capire di più di quello che sta succedendo.
L’unico ragazzo con un po’ di umanità, che traspare dai gesti gentili nonostante la sua fisicità sia stata pensata e descritta come mostruosa, è Seth, il ragazzo che dovrebbe essere il “bad boy”. Un leader carismatico che ha a che fare con un branco di indisciplinati e problematici.
Il livello di logica e coerenza interna è messo a dura prova più volte. Ci sono messaggi su pizzini quando il personaggio è dotato di cellulare. L’ambientazione stessa, a metà tra una scuola e una prigione, è ambigua, data la quantità di oggetti che non dovrebbero essere presenti. La struttura è piena di telecamere che evidentemente nessuno guarda, dato che i ragazzi si muovono liberamente dentro e fuori, trafugando snack, alcolici e perfino armi. Senza motivo utile agli sviluppi narrativi perfino il fatto che la scuola/prigione organizzi una gita sul Nilo; e potrei andare avanti ancora.
«Chiedimelo e resterò. Qualsiasi cosa ci sia sotto quelle piramidi, qualsiasi pericolo, io posso aiutarti. Non devi affrontarlo da solo. Qualsiasi cosa ci sia in collegio che ti obbliga a restare, io…». Seth mi dà un bacio casto sulla fronte, e per qualche ragione so già che non è un buon segno. Mi afferra le guance tra le mani e mi guarda dritto negli occhi. «Vuoi vivere?», mi sussurra contro le labbra. «Perché io voglio che tu viva. Più di qualsiasi altra cosa. E proprio per questo non posso chiederti di restare, Astrid. Né ora, né mai».
Nonostante notevoli quantità di infodump, la trama misteriosa rimane incomprensibile senza aiutarci con indizi che si incastrino lungo la strada. Questo ci lascia con un sapore amaro in bocca, dato che non riusciamo a capire cosa spinge i personaggi ad andare o restare, perché sono così preoccupati di cercare quello che cercano, o di coinvolgere le persone che amano. Tutte le domande iniziali rimangono aperte fino alla fine: incomprensibile il motivo per cui ci troviamo in Egitto e non nel paese d’origine degli studenti miliardari. Non è chiaro chi ha mandato questi ragazzi nella scuola/prigione (specie quelli rimasti senza famiglia) e per quale finalità. Perché i professori hanno selezionato una parte di loro per fare dell’ipotetico “lavoro sporco”? E infine: se è così facile uscire, perché semplicemente non scappano?





