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Recensione: WOKE – 1×8 – Finale di stagione

Eccoci arrivati al finale di stagione di WOKE, una commedia dolce-amara che rappresenta un po’ la vita di ciascuno di noi con i suoi alti e bassi. Keef è un fumettista e chi meglio di lui può dare corpo alle nostre inquietudini e alle nostre aspirazioni? In fondo i fumetti sono storielle che divertono ma che fanno anche riflettere. Rifrescatevi la memoria qui.

WOKE

Progetto grafico a cura di Maria Grazia

Ciao a tutti, amanti delle serie TV!

Se non fosse stato per il dolore, i neri non avrebbero mai inventato il blues.

Dopo aver toccato il fondo – in tutti i sensi a seguito dello schianto a terra dal pugno di un koala gigante – gli amici fumettosi di Keef si consultano e decidono di buon grado di tornare al loro stato di oggetti inanimati per consentire all’artista di andare in terapia.

Era pure ora!

Dopo due mesi Keef sembra finalmente essere un uomo nuovo, crea una nuova striscia animata The Bay Arean dove – su consiglio del suo analista – racconta in chiave animata l’aggressione di cui è stato vittima.

Bravo Keef! Da sempre raccontare se stessi in chiave ironica è la strada migliore per raggiungere la catarsi. E se, oltre a sorridere delle tue disgrazie, riesci a diffondere buonumore anche negli altri, tanto meglio.

Peccato che non tutti la pensino allo stesso modo… specialmente il poliziotto che ha aggredito Keef e che, sentendosi provocato dalla vignetta dell’artista, decide di fargli causa.

E che cavolo! Le cose rischiano di mettersi di nuovo male? Avremo modo di scoprirlo.

Woke 1x08

WOKE porta in scena la storia di quella crisi esistenziale e professionale che può abbattersi su chiunque di noi… magari senza necessariamente passare per una causa legale come antipasto, crisi psicotiche come primo piatto e successive sedute dall’analista come secondo con contorno.

Il prodotto può essere indubbiamente allocato nel genere sitcom, ma i momenti comici non conducono mai a quella risata fine a se stessa il cui unico scopo è svuotare la mente dai pensieri stressanti. In WOKE si sorride, ma a denti stretti… di quell’ironia rassegnata che ci aiuta a non crollare del tutto ma che, nonostante tutto, lascia l’amaro in bocca per una realtà difficile da cambiare.

Perché gran parte del cambiamento dipende certamente da noi… ma un pò di buon senso da parte degli altri non sarebbe una cattiva idea!

Alla prossima

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StaffRFS

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