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Recensione: “Vendetta d’amore” di Anna Grieco e Irene Grazzini

 

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Tra splendori e ombre della Londra vittoriana, un amore che sfida ogni convenzione.

Londra, XIX secolo. La contessina Elizabeth Clarendon ha preso la sua decisione: rinuncerà agli agi del suo rango per fuggire insieme all’uomo che ama, Kenneth, anche se è solo un umile stalliere. Non ha fatto però i conti con il padre, uomo egoista e meschino, che minaccia di far uccidere l’innamorato. Per salvarlo, Elizabeth è costretta ad allontanarlo da sé con l’inganno, a costo di spezzargli il cuore. Un anno dopo, Kenneth è diventato il nono duca di Wellesley e ha un solo pensiero: vendicarsi dell’umiliazione subita. Ma è davvero ciò che vuole? E allora perché l’unica cosa cui riesce a pensare sono quegli occhi di zaffiro capaci di accendergli il sangue nelle vene? Ed Elizabeth, ora che il suo amore è tornato, si ritrova nuovamente attanagliata tra sentimenti e obblighi, in una stretta che le imporrà una nuova scelta.
Ambientato tra gli splendori e le ombre della Londra vittoriana, un romance storico che terrà le lettrici con il fiato sospeso fino alla fine.

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Elizabeth sta per fare il suo debutto in società: è molto bella, figlia del Conte di Clarendon, ma non è felice. Mesi addietro, ha dovuto rinunciare all’uomo che amava, per salvarlo dalla vendetta del padre. Kenneth, infatti, era solo uno stalliere, ma lei lo amava abbastanza da decidere di lasciare tutto e fuggire con lui. Il Conte di Clarendon, però, ha ben altri piani per lei: crudele dissipatore e sempre sull’orlo della rovina, il Conte vede nella bellezza della figlia e nel suo matrimonio la possibilità di avere nuove fonti di denaro. Con la morte nel cuore, Elizabeth è riuscita a farsi odiare dal giovane affinché andasse via e si salvasse. Quello che Elizabeth però non sa, è che suo padre, nonostante i patti, ha mandato qualcuno a picchiare il ragazzo, che si è salvato solo grazie al Visconte David Fitzgerald, che gli ha prestato soccorso. Da allora, i due uomini sono diventati grandi amici, e la sorte di Kenneth è davvero mutata quando, all’apertura del testamento del padre che non ha mai conosciuto, ha scoperto di essere diventato il nuovo Duca di Wellesley: ora ha potere e un grande patrimonio e, giocando sulle debolezze e i vizi di Clarendon, è pronto per prendersi la sua vendetta.

Prima di parlare della storia in sé (che in definitiva mi è piaciuta), e dei suoi personaggi, non posso però tacere che le lettrici più smaliziate hanno molto criticato alcune scelte delle autrici: per prima cosa il fatto che per tutto il libro ci si rivolga a Elizabeth con il titolo di “Contessina”, che in Inghilterra è inesistente e che è tipicamente italiano. Scelta strana, anche perché Justine Tremain, amica del cuore della protagonista e figlia del Conte di Tremain, viene sempre chiamata nel modo corretto, ovvero Lady Justine. In secondo luogo, non hanno mancato di far notare che esiste davvero il nono Duca di Wellesley: infatti, Charles Valerian Wellesley IX Duca di Wellington è nato nel 1945, e gode, per quanto ne sappiamo, di buona salute (meglio sarebbe stato inventarsi un nome di fantasia). Ancora più grave, è che ogni tanto, il Conte di Claredon, viene appellato come Sir Arthur, titolo che spetta a un Baronetto, ben inferiore a un Conte, e quindi non sarebbe stato tollerato. Anche il modo di esprimersi è forse troppo moderno per il periodo. Detto questo, per dovere di cronaca, passiamo ora al romanzo vero e proprio.

La vendetta è un tema molto sfruttato nel romanzo storico: Kenneth è convinto che anche Elizabeth fosse d’accordo al suo pestaggio. Odia il Conte di Clarendon, ma ancor più sente di odiare Elizabeth, proprio perché l’ha tanto amata. La dissipatezza e il richiamo delle carte, mettono il Conte nelle sue mani, e lui è talmente vile da essere ben lieto che a pagare il debito sia Elizabeth, la quale si trova così in balia di un uomo che non riconosce, che la vuole umiliare, e che lei non riesce a smettere di amare. E Kenneth, almeno all’inizio, è deciso a umiliarla in ogni modo e a soffocare qualsiasi sentimento sia rimasto per lei, anche se ciò crea attrito con il suo amico David, il quale invece, vorrebbe che lui dimenticasse e si godesse la nuova vita senza pensare alla vendetta. Elizabeth d’altro canto, è il personaggio che ho amato di meno: conosce bene suo padre che è vigliacco, traditore e sempre in preda alla collera, eppure lei lo ama. Così come ama sua madre, una donna che alla morte del primogenito si è chiusa in un mondo di fantasia, lasciando la figlia sola, nelle mani di un padre disposto a tutto per tirarsi fuori dai guai. Buona, buonissima, anzi TROPPO buona, tanto che il personaggio rasenta o la santità o l’idiozia. Ho amato invece moltissimo David e Justine, l’altra bella coppia del libro, che si sono rivelati personaggi davvero interessanti e di cui ho seguito con piacere la storia.

Nonostante la trama non sia originale, accadono davvero tantissime cose: ci sono molte sorprendenti rivelazioni, e la storia non è mai banale o noiosa; le scene passionali sono intriganti e ben scritte. L’unica parte di cui avrei preferito fare a meno, è quella che ricorda moltissimo “Schiava per vendetta” di Ann Owen, dove Kenneth ed Elizabeth si ritrovano soli a casa di lui, che le spiega come andranno le cose fra loro, anzi plaudo alle autrici che hanno lasciato subito da parte quel tipo di rapporto. È un libro che si fa leggere, e risulta anche piacevole, ma presenta dei difetti, alcuni notevoli, che chi legge storico non può fare a meno di rilevare. Un minimo di accortezza in più e qualche ricerca approfondita, nonché un buon beta reader avrebbe dato come risultato un voto ben più alto. Salvo la trama davvero notevole, che avrei premiato anche con 5 stelle, ma l’attinenza storica è stata molto, troppo penalizzata ed è davvero un peccato.

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Recensione a cura di:

Lucia63

Editing a cura di:

Cahapi

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