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Recensione: Una proposta per il Duca di Sophie Jordan

Titolo:Una proposta per il Duca
Autore:Sophie Jordan
Editore:Mondadori
Genere:Romanzo storico romance
Data di pubblicazione:5 Giugno 2021

 

Ridotta in miseria alla morte del padre, Marian è costretta a badare ai fratelli minori e sceglie di sacrificarsi per il bene della famiglia intraprendendo la carriera di cortigiana. Del tutto priva di esperienza, intende diventare abile al punto da poter dettare le sue regole, restando padrona del proprio destino. Si rivolge così al duca di Warrington, conosciuto come il Duca Depravato, per essere istruita nell’arte della seduzione. La proposta di addestrare la giovane senza prenderne la virtù è per il duca un intrigante diversivo. Ma entrambi scopriranno presto che mantenere il controllo durante le loro focose lezioni sarà tutt’altro che semplice…

 

 

 

Marian sprofondò volentieri nel soffice cuscino: almeno era lontana da lui. Benedetta distanza! Capì immediatamente che quello era un pensiero sciocco, perché lei era lì per imparare i segreti dell’intimità.

 

 

Marian è una donna caduta in disgrazia dopo la morte del padre. Orgogliosa e amante della sua libertà, per sostenere la famiglia decide che preferisce intraprendere il mestiere di cortigiana piuttosto che sposarsi e dipendere da un uomo. Per imparare chiede aiuto al Duca Depravato, che tutti sanno essere un libertino.

È senza dubbio un romanzo bollente, ma non mancano tenerezze ed emozioni romantiche.

 

Le piaceva baciare. Baciare lui. Moltissimo. Forse non era una cosa da signora, d’altra parte lei non si trovava lì per comportarsi da signora. Era lì per apprendere l’arte della seduzione.

 

 

 

Dolcissime le scene in cui Marian affronta l’intimità per la prima volta; molto tenero il mix di imbarazzo che si scatena in lei insieme alla lussuria e al senso di libertà che lui le concede nel momento in cui le dice di dare libero sfogo all’istinto passionale ed erotico, e quando lei si libera da morale, etica, insegnamenti e retaggi. Il modo, insomma, in cui impara a usare il proprio corpo per entrare in contatto con quello di un altro uomo.

 

Volete riprendere le lezioni? — Sì. — No. Il duca si accigliò per quel secco diniego, e lei ne gioì: le dava una bella sensazione vederlo deluso dopo essere stata trattata in quel modo orribile. — Vi prego, ripensateci. Marian sollevò un sopracciglio. — E perché dovrei farmi toccare di nuovo da voi? Lo sguardo del duca la percorse lentamente, senza fretta, lasciandole addosso una scia di calore. — Perché voi desiderate le mie carezze. 

 

 

Pur essendo un libertino, anche il duca prova emozioni molto forti dovendo approcciare per la prima volta una vergine, una ragazza pura, illibata, imbarazzata ma dotata di un carattere molto deciso e tenace, così coraggiosa da portare avanti una scelta del tutto controcorrente per l’epoca. La caratterizzazione di lei è, in effetti, fantastica.

Lo scontro caratteriale tra i due porta a delle bellissime scintille, che stuzzicano e alimentano la passione tra loro.

 

— Ricordate come mi toccavate? Come muovevate la mano per esplorare la mia erezione? Lei avvampò. — Sì. — Farlo a voi stessa è altrettanto semplice. — Evidentemente non lo è. — Muovete la mano. Esplorate, accarezzate. Marian annuì decisa, e con l’espressione del soldato che va in battaglia, affondò la mano tra le cosce e si assestò qualche esitante colpetto al sesso. Il duca sospirò. Non funzionava.

 

Nel momento in cui Marian ha avuto qualche esperienza ed è pronta a iniziare il mestiere, il Duca si rende conto che non vuole lasciarla andare, quindi le chiede di rimanere il suo unico cliente. Per quanto questo non sia molto diverso dal matrimonio, lei crede in questo modo di poter mantenere la sua autonomia. Il fatto poi di continuare ad avere rapporti con una persona che la attrae e con cui ha iniziato a sentirsi a suo agio non le comporta alcuno sforzo. Quindi accetta la liason, ma a questo punto si intromettono le assillanti richieste di matrimonio da parte di un fabbro, cosa che porterà poi all’epilogo.

 

Non era il caso di dargli l’impressione che fosse innamorata di lui. “Innamorata di lui…” Oddio, era già arrivata a questo? No, no, no. Inconcepibile. Santo cielo, no. Non voleva innamorarsi dell’uomo che stava per sposare. Non ce n’era alcun bisogno. 

 

Devo dire che mi aspettavo un finale più tradizionale e caramellato. Forse per evitare i cliché l’autrice ha tenuto le dichiarazioni e gli avvenimenti un po’ asciutti, in modo da portare all’epilogo con poche pennellate veloci, lasciando quindi in parte irrisolta buona parte dell’aspettativa che si era generata sul non detto, sul sesso senza legami, sull’ambiguità di un matrimonio riparatore raffazzonato velocemente. Gesti e atteggiamenti che avrebbero dovuto essere aggiustati con una buona dose di miele e con dichiarazioni importanti e gesti eroici.

Per il resto la storia rimane molto dolce e passionale ed è stata una lettura molto piacevole.

 

Continuò a ripetersi le sue parole nella mente finché la luce del giorno s’insinuò tra le tende. Alla faccia del pisolino. Con la luce arrivò anche una sorta di rivelazione. La consapevolezza di non avere scelta. D’altra parte l’aveva compreso nel momento stesso in cui aveva udito quella proposta e aveva sentito il cuore cantare di gioia. Non c’era bisogno di altri uomini. Avrebbero potuto essere soltanto loro due.

 

 

 

 

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Emanuela

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