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Recensione: “Tra le dune” di Dawn Blackridge

 

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Un evento irreparabile spinge il trentaduenne Colin Harris, scrittore, a trasferirsi dall’altra parte del paese, per dare un nuovo inizio alla propria vita. I fantasmi del passato lo inseguono comunque e sembrano non volergli lasciare alcuna possibilità.
Nathan, trentaquattrenne fisioterapista nell’ospedale cittadino, vive a Orepuki, Isola del Sud, Nuova Zelanda, con suo figlio Hemi, da qualche anno. Un buco nella recinzione che divide casa sua dalla spiaggia demaniale, gli fa incontrare il suo nuovo vicino, scoprendo così di abitare al fianco del suo autore preferito.
I due lentamente inizieranno a conoscersi, fino a instaurare un rapporto che va ben oltre l’amicizia. Colin proverà, riuscendoci, ad aprirsi con Nathan, rivelandogli segreti mai confessati e problemi familiari mai risolti.
La vita sembra accanirsi contro Colin e un imprevisto li porterà sull’orlo della separazione. Tutto verrà nuovamente messo in discussione. Riusciranno a superare anche questa prova e a costruire una vita insieme?

La tempesta stava arrivando. Vedeva le nuvole rincorrersi sulla linea dell’orizzonte, neri cumuli carichi di pioggia che si sarebbero presto abbattuti su di lui se non si fosse sbrigato a rientrare. In realtà non ne aveva alcuna voglia. Adorava la pioggia, i temporali in particolare. Il lampo del fulmine e quel breve periodo in cui attendeva con trepidazione il rombo terrificante del tuono. Erano pochi secondi ma l’attesa ogni volta gli faceva trattenere il respiro che poi esplodeva dal suo petto, insieme a quel frastuono assordante. Peter lo prendeva sempre in giro per quello. “Per certe cose sei rimasto bambino, Colin.”
La solita fitta gli strinse il petto, come ogni volta che il pensiero di lui si insinuava nella sua mente. Però non era più come all’inizio, quando ripensare a Peter gli toglieva il fiato. Si era trasformato in un dolore sordo, che gli faceva serrare la mascella, in attesa che si attenuasse. Chiuse gli occhi per un attimo e rivide il suo viso, sorridente come al solito. Perché Peter era un’anima serena, che affrontava la vita e le sue difficoltà con il sorriso sulle labbra.
recensione-rfs-violaEccomi qua a parlarvi ancora una volta di un romanzo di un’autrice italiana che apprezzo moltissimo, e ancora una volta non posso che tesserne le lodi.
La storia parte da un presupposto tragico, come del resto è ormai abituale nelle opere della Blackridge, e si sviluppa intorno ad un uomo, Colin, ferito dalla vita al punto da volersi isolare da tutto e da tutti,

Era una villetta isolata rispetto al resto del paese, appena fuori dai suoi confini, ma la vista sull’oceano era meravigliosa. E solitaria. Esattamente l’opposto dalla casa che lui e Peter avevano condiviso a Wellington. Quella era una città, c’erano confusione, frastuono, clacson, auto, persone. Qui c’era silenzio, sentiva il rumore delle onde che si frangevano sulla battigia, sentiva il verso dei gabbiani. A volte, col vento e le finestre aperte, percepiva anche il frusciare delle erbe selvatiche che crescevano tra le dune sabbiose. Quel silenzio era un balsamo per la sua anima ferita.

e al suo lento riaffacciarsi al mondo, un processo difficile e doloroso che lo porterà ad affrontare una parte del proprio passato che sperava di poter lasciare sepolta per sempre.

Doveva andare avanti, aveva cambiato casa, aveva cambiato ambiente, si era allontanato da tutto quello che gli ricordava il passato. Era qui per ricominciare, per essere di nuovo se stesso. Peter non avrebbe voluto che si lasciasse andare come aveva fatto fino a quel momento. Era giunto il tempo di andare avanti o, per lo meno, di provarci sul serio.

Tra le dune di Dawn Blackridge.In questa sua “rinascita” viene affiancato da Nathan, il nuovo vicino, che, assieme al figlioletto Hemi, riuscirà piano piano ad abbattere il muro che circonda Colin e ad entrare nel suo cuore.
L’amore per Nathan e suo figlio non può certo far dimenticare a Colin tutto ciò che la vita gli ha gettato addosso, ma riesce alla fine comunque a dargli un motivo per continuare a vivere, e anche per desiderare qualcosa di più: una famiglia da amare a da cui essere amato.

Colin sorrise, spostandolo in una posizione più sicura in grembo. Poteva anche avere cinque anni adesso, ma sembrava ancora così piccolo, fragile, il viso aperto e sereno nel sonno, e il cuore di Colin si strinse dolorosamente nel petto. Voleva questo, lo voleva così tanto, voleva essere lì per tutti i compleanni di Hemi, a guardarlo crescere, voleva trascorrere i prossimi cinquant’anni con Nathan. Non avrebbe mai immaginato che avrebbe trovato questo, non lo aveva mai nemmeno cercato, e non poteva fare a meno di pensare che ci fosse lo zampino di qualcuno che, dall’alto, vegliasse su di lui.

Vi devo confessare che, abituata come sono all’insito sadismo verso i propri personaggi che finora caratterizza gli altri romanzi della Blackridge, ho letto il libro costantemente col fiato sospeso. Ogni fine capitolo l’apprensione mi prendeva al pensiero che una catastrofe improvvisa potesse abbattersi sulla felicità così duramente acquisita dai protagonisti, ma fortunatamente per una volta Dawn è stata clemente! Tutto ciò che capita loro è si triste, ma anche naturale evoluzione della vicenda, e necessario per permettere a entrambi di crescere e raggiungere la consapevolezza di ciò che davvero conta nella loro vita.

In conclusione vi consiglio caldamente la lettura di questo che è l’ennesimo gioiello della collezione delle meravigliose opere di una talentuosissima autrice italiana.

Fiamme-Sensualità-hot NUOVE

Recensione a cura di ChibiTora

Editing a cura di Tayla

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StaffRFS

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