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Recensione: The Walking Dead: World Beyond – 1×4

Eccoli sono tornati gli zombie di The Walking Dead: World Beyond con un altro episodio. Cosa sarà successo questa volta? Qui l’episodio precedente.

The Walking Dead World Beyond

Progetto grafico a cura di Maria Grazia

“Mediocrità,

se ami gli zombie è meglio che trombi

non guardare ‘sta roba è meglio la droga

la mediocrità”

Bellino il jingle, eh Fenici? Bastasse questo a risollevare la serie, e invece no.

The Walking Dead: World Beyond è un teen drama senza sesso e droga, una serie horror senza orrore, un thriller senza… beh, thriller!

Nello scorso episodio la versione povera di “Stand by Me” era stata raggiunta da due adulti che sembravano avere un cervello, ma è bastato giungere in ciò che resta di una scuola superiore abbandonata per capire che qui di deficienti ce ne sono a pacchi, basta scegliere.

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La location è lo spunto ideale per spingere i giovani Endlings a chiedersi come sarebbe stata la loro vita se il cielo non fosse caduto, ma l’unica a dare un senso a questa domanda è Iris, che, grazie alla sua fervida immaginazione, riesce a dare vita a una sua personale illusione mentre danza con Silas.

E tutto il resto?

Ci si aggira per i corridoi in cerca di cibo e contenitori per l’acqua, facendo la cosa più stupida del mondo, ossia dividersi alla cieca come accade in ogni stramaledetto film dell’orrore. Seriamente: ha mai funzionato?

Felix porta con sé Elton, mentre Huck sceglie Hope: l’intenzione dei due è chiara, vogliono convincere gli anelli deboli per separare il gruppo e far tornare tutti a casa, ma le cose non vanno come sperato.

Tutto il giro della scuola è un bla-bla lagnoso che cerca di eviscerare le motivazioni dei protagonisti, ma finisce con l’uccidere completamente la suspense. Nell’edificio ci sono pochi Vuoti, in proporzione al solito, e l’unica vera minaccia è rappresentata da un lupo (probabilmente di più, ma chi lo sa), che viene neutralizzata semplicemente chiudendo una porta. Per carità, non dico che dovessero uccidere la povera bestia, ma avrebbe meritato un minimo di screen-time in più!

Ci sarebbe un momento interessante con Silas che perde il controllo e saccagna di botte un morto, ma anche lì lo spunto viene gettato via, quindi inutile approfondire oltre.

Infine, dopo i titoli di coda, ossia dopo che ho spento e ho cercato online le immagini da allegare a questa recensione, c’era la cosiddetta scena extra in stile Marvel: alla Civica Repubblica fanno esperimenti sui morti.

Sorpresona!

Il morto legato però è uno degli scienziati che lavoravano col dottor Bennet, il padre delle ragazze, quindi il domandone è: uccidono e testano la loro gente, o solo chi è morto per i cavoli suoi?

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E mettetegli una maglietta, che siamo in autunno!

Purtroppo questa serie sembra continuare una pericolosa spirale discendente, ci prova, ma lo sforzo di farci sapere le backstories dei personaggi e i loro pensieri annienta completamente la tensione che una serie sugli zombie dovrebbe mantenere costante. Le cose dovrebbero venir fuori in modo naturale, non così a casaccio al solo fine di farceli conoscere; ironicamente, proprio la serie madre, The Walking Dead ci insegna che a volte le persone sono ciò che sono nel presente, e il passato resta dov’è. Non serve conoscerlo per amare il personaggio.

Le insicurezze di Hope, la paura di Silas, l’identità della madre di Elton, l’atteggiamento di Iris, non sono altro che una serie infinita di clichè, cose viste, riviste e straviste in mille altre produzioni, che vengono sbatacchiate in faccia allo spettatore senza ritegno.

Come nello scorso episodio, l’unico momento interessante è stata la breve clip dedicata alla Civica Repubblica, ma non basta a risollevare l’asticella di gradimento.

Serena Oro

Serena Oro
Lilian Gold

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