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Recensione: The Stand -1×09- Finale di Stagione

Per The Stand è giunto il finale di stagione, dal titolo The Circle Closes. La nostra Scarlett ne sarà rimasta soddisfatta?.  Qui la recensione dell’episodio precedente.

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Progetto grafico a cura di Maria Grazia

Eccoci giunti all’ultima, attesa puntata di questa miniserie tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King, in Italia tradotto in L’Ombra Dello Scorpione.

Attendevamo tutti il nuovo epilogo scritto appositamente dallo scrittore, un episodio, quindi, molto agognato perché il finale è differente dal romanzo originario e da quello rivisitato; Stephen King l’ha scritto appositamente per la serie, dichiarando: “Ho sempre saputo che c’era un’altra cosa da dire in quel libro, un’altra scena che volevo scrivere, e alla fine l’ho fatto. E ne sono felice”.

Per me questo finale è un ni e ora vi spiegherò il mio parere.

Innanzitutto, penso che il pathos sia drammaticamente calato alla fine della scorsa puntata, che coincideva, più o meno (la mano di Dio era stata trasformata in fulmini dal cielo) con la fine del romanzo originario: gli agnelli sacrificali sono stati sacrificati, i buoni hanno vinto, i cattivi sono stati fulminati e New Vegas è stata spazzata via come Sodoma e Gomorra.

La cosa positiva, per me, è stata non sapere cosa sarebbe accaduto dopo, quindi mi sono goduta la puntata come gli spettatori vergini.

Ho gradito il ritorno di Randall Flagg, anche se era prevedibile perché pareva noioso guardare cinquanta minuti di ritorno a casa di Stuart e Tom e ricostruzione di una nuova società.

Forse King vuole mandarci il messaggio che il Male non muore mai, può essere sconfitto, sparire per un po’, ma farà sempre ritorno.nnie aggiusta una pompa

Quello che non ho apprezzato è stato il viaggio di Stuart e Frannie: in un momento del genere, con un neonato, Fran decide di lasciare la comunità in cui stanno ricostruendo la società e  ci sono tutti i loro cari, per un viaggetto itinerante dove ritorna a vedere la sua città e il mare. Nostalgico, ma stupido in un momento post apocalittico consci, tra l’altro, che là fuori ci possono essere molti pericoli e che loro saranno soli.

Non paga di aver sospinto Stuart a partire, con un camper, la nostra Frannie durante una tappa lo manda, da solo, a fare spese in uno store abbandonato e lei, con neonato e cane Kojak, per passare il tempo decide di aggiustare una vecchia pompa su un pozzo malmesso per ricavarne acqua.

Come nei film horror più classici qualcosa va storto (e non ci voleva un genio per capire che quelle vecchie e marce assi non avrebbero tenuto) e lei precipita nel pozzo fratturandosi varie ossa e procurandosi un trauma cranico, mentre Stuart è bloccato sulla via del ritorno da uno pneumatico bucato.The Stand.1x09-Imm.2

Se si voleva sottolineare la sessista frase che: la stupidità è femmina, diciamo che si è centrato il bersaglio.

Ciò che accade dopo è più interessante, si svolge a livello onirico tra Randall e Frannie, in cui lui la tenta ma lei riesce a resistere.

Fa la sua apparizione anche la strana figura di una bambina nera, intuibilmente Madre Abagail, che si occupa del neonato fino all’arrivo di Stuart, sana le ferite di Fran e poi scompare nel nulla, non prima di aver profetizzato alla ragazza che lei sarà una nuova Eva e che lei e Stuart avranno una folta discendenza. Forse, anche qui King voleva dirci che nemmeno il Bene muore mai ma diciamo che ho trovato un po’ superflua la presenza della bambina e forse mi sarebbe piaciuto un vero scontro tra Madre Abagail e Randall Flagg.The Stand.1x09-Imm.3

La fine vera e propria, invece, è geniale: Flagg si reca da una sperduta tribù rimasta viva ai confini del mondo, dove il virus mortale non è mai giunto, e diviene una loro divinità, riacquistando poteri non appena in quella popolazione cresce la paura nei suoi confronti. Si presenta come Russell Faraday e la sua battuta finale è: adoratemi!

L’ultima scena di The Stand ci permette anche di ammirare l’affascinante fondoschiena dell’attore Alexander Skarsgård, che si presenta agli indigeni totalmente nudo ma non privo dei suoi famosi stivali in pelle.

King si riallaccia così ad altri suoi romanzi. Flagg, infatti, è un malvagio che compare in altre opere del maestro del Maine: la prima apparizione è proprio in L’Ombra Dello Scorpione nel 1978, poi nel romanzo fantasy Gli Occhi Del Drago e nella serie La Torre Nera. Il suo scopo principale è scatenare conflitti per distruggere l’intera civiltà.

In parecchi dei suoi nomi egli mantiene le iniziali “R.F.”, come nel personaggio Richard Fannin e Rudin Filaro, nella saga di La Torre Nera.

Mi sono già dilungata, nelle recensioni precedenti, sul forte simbolismo religioso e cristiano contenuto in questa storia, che ha trovato la sua massima espressione nella scena dei martiri che si sacrificano, immolano loro stessi senza certezze ma soltanto animati dalla fede e infine non vedranno il risultato del proprio sacrificio. King vuol forse farci intendere che sono le nostre scelte a decretare chi siamo, ma che facciamo comunque parte di un piano più vasto nel quale siamo dei giocatori tra Paradiso e Inferno.

Nel complesso mi sento di dare a questa serie 4 stelle su cinque, alcune cose potevano essere fatte meglio, come già approfondito nelle mie recensioni precedenti ma, pur tra alti e bassi, ritengo esso sia un buon prodotto che gode soprattutto di una scenografia, una fotografia e una colonna sonora di tutto rispetto. Oniriche e intense molte scene, tra cui i sogni di vari personaggi nel campo di grano e la tentazione di Nick Andros da parte di Flagg.

La serie chiude con l’azzeccatissima canzone It’s The End Of The World (And I’m Fine) dei R.E.M.

Consiglio la miniserie a tutti gli amanti del genere e di King ma anche a chi non conosce nulla del maestro e desidera avvicinarsi a lui. Potendo scegliere l’ordine, per chi ancora non ha letto il romanzo, sarebbe meglio godersi la miniserie e poi leggere la storia così come lo scrittore l’ha pensata e approfondita.

Buona visione!

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Fulvia Elia

Fulvia Elia

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