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Recensione: The Stand – 1×08

“The Drowning” è il titolo dell’ottavo episodio di The Stand. Leggiamo insieme cosa ne pensa Scarlett. Qui quello precedente.

the stand

Progetto grafico a cura di Maria Grazia

Eccoci giunti alla penultima puntata di questa miniserie tratta dall’omonimo romanzo di Stephen King, in Italia tradotto in L’Ombra Dello Scorpione. Siamo tutti in attesa del nuovo finale scritto appositamente dallo scrittore.

In questa puntata tiriamo tutti i fili della storia, perlomeno quella conosciuta, andando quindi a comprendere che l’ultimo episodio sarà dedicato interamente al finale alternativo.

Il titolo The Drowning, ossia Annegamento, nonostante vi sia una scena importante ambientata in piscina, credo che voglia simboleggiare la caduta, l’annientamento, lo sprofondamento, di New Vegas e del male che vi dimora.

Come in tutte le grandi storie che si rispettino si giunge a un punto in cui i buoni sembrano avere la peggio, le speranze cominciano a cedere, il Male sembra imbattibile. The Stand non fa eccezione e questi cinquanta minuti di azione iniziano coi tre buoni, Glen, Ray e Larry, recatisi a New Vegas come agnelli sacrificali, adesso rinchiusi in gabbia.

The Stand - 1x08

Il quarto, Stuart, di cui era stato predetto da Mamma Abagail che non avrebbe visto la fine del viaggio, è bloccato nel deserto da una gamba rotta, con la sola compagnia del personaggio a quattro zampe, il cane Kojak.

L’azione ci mostra che la forza e la debolezza del Male si fondano entrambe sulla paura. Finché le persone temono Randal Flagg, lui ha potere (simboleggiato, tra l’altro, dal fatto che riesce a levitare da terra, simbolicamente ponendosi in posizione di superiorità, così come il primigenio Lucifero peccò in superbia); quando invece le persone iniziano a dubitare di lui, Flagg si indebolisce.

Interessante notare che quest’ultimo non affronta in prima persona i tre buoni, forse proprio perché essi non credono in lui e non lo temono. La scena del giudizio di Glen, Ray e Larry, avviene in un’aula di tribunale, al cospetto dei peccatori della città, con Lloyd nella parte dell’avvocato dell’accusa, in quello che non è altro che uno show grottesco, simbolo, forse, di quel che King pensa della Giustizia intesa come Legge, legata al Male, mentre la vera giustizia si manifesterà in seguito direttamente dal Cielo.

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Glen, tra i tre, è quello animato da più fede: capisce più degli altri che quello a cui stanno assistendo è la decadenza di New Vegas ed è colui che, col suo accorato discorso, farà dubitare molti peccatori togliendo potere a Flagg.

Il personaggio di Lloyd mostra anche in questo episodio, come già in precedenza, la sua manovrabilità ma non la reale convinzione a perpetrare il male, egli è figlio di una sua scelta originaria, sbagliata, cui hanno fatto seguito tutte le altre anche se è intuibile in lui il conflitto. Tuttavia, la sua decisione finale di non proseguire per quella via intrapresa non lo salverà, perlomeno non fisicamente.

Volutamente vacuo e insopportabile il personaggio di Julie, impersonato da Katherine McNamara, già vista in Shadowhunters: ammetto di aver provato piacere quando riceve quel che merita.

Nadine, che avevamo imparato a detestare, ci mostra il vero volto della sposa del diavolo e ne avremo pena quando anche lei, grazie a Larry, si renderà davvero conto di ciò che è diventata e di quel che porta in grembo.

Decisamente splatter la scena del regalo di Flagg a Larry che ci fa però capire quanto il demone non abbia mai davvero amato Nadine, in quanto il male non può amare.

Come gli antichi martiri, i buoni non lottano con le armi ma recano con sé soltanto la parola, la voce della verità. E come martiri terminano. L’intervento divino ci fa capire che il loro ruolo era solo quello di testimoni, non di guerrieri, in quanto tutto ciò che accade dopo è opera della divinità, che avrebbe potuto, ci viene da pensare, fare piazza pulita molto prima di New Vegas, senza mandare gli agnelli sull’altare, ma è immaginabile che senza sacrificio non ci sarebbe stata salvezza, come il Nuovo Testamento ci insegna. Davvero impossibile scollegare questa storia dalla radice mistica da cui è attinta, anche se certi riferimenti potrebbero sfuggire a chi non è ferrato in Sacre Scritture. La frase stessa che pronuncia Glen, che poi serpeggerà tra la folla, contro Flagg e la sua malefica influenza è: Non temerò alcun male, presa da un Salmo di Davide.

La versione originale del romanzo finisce qui, con Spazzatura che ritorna portando a Flagg il Grande Fuoco, Stuart salvato da un Tom Cullen (fuggito da New Vegas in tempo mischiandosi a un carro pieno di cadaveri), che torna a casa a ricostruire una nuova società, chiedendosi, insieme a Fran, se sia davvero possibile ricostruire senza che il male si insinui nuovamente. Il prossimo episodio di The Stand ci mostrerà la fine riscritta da King.

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Deludente, in questa penultima puntata, l’epilogo di Flagg che forse non sarà tale, essendoci altri cinquanta minuti che ci aspettano: avrei volentieri assistito a qualcosa di più combattivo che una classica fulminazione dal cielo alla quale il cattivo non sembra neppure opporsi, forse ormai consapevole di aver perduto.

Vi aspetto con l’ultimo episodio di The Stand per dare un giudizio finale a questa serie che comunque, tra alti e bassi, val la pena di guardare e riserva momenti intensi.

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Serena Oro

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Lilian Gold

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