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Recensione: “Statico” di L.A. Witt

Care Fenici, oggi un libro che ha colpito molto Kiki: “Statico” di L.A. Witt

Durante i due anni passati insieme, Alex ha sempre temuto il momento in cui Damon avrebbe scoperto la verità, ovvero che lei è un mutagenere, quella piccola percentuale della popolazione in grado di cambiare sesso a piacere. Grazie a un impianto che le è stato messo contro la sua volontà, però, Alex si risveglia improvvisamente statico, ovvero non riesce più a cambiare da un genere all’altro, e bloccato nella sua forma maschile. Nel giro di una notte, la sua doppia natura viene rivelata a un mondo che non capisce né tollera quelli come lui… e al suo fidanzato eterosessuale.

Damon rimane sbalordito nello scoprire che la sua ragazza è un mutagenere e si spaventa a morte per i notevoli rischi a cui la espone l’impianto che le è stato imposto. Si rifiuta di abbandonarla, ma che ne sarà della loro relazione? Lui è etero e Alex è intrappolata nella sua forma maschile, perché rimuovere l’impianto è troppo costoso e pericoloso.

Derubato di metà della propria identità e costretto ad affrontare complesse conseguenze fisiche e sociali, Alex ha bisogno più che mai di Damon, ma non vede una via d’uscita da quella situazione.

Specialmente se sarà costretto a restare statico per sempre.

Care Fenici, il libro di cui vi parlo oggi si intitola Statico ed è stato scritto dall’instancabile L.A. Witt nel 2014; approda finalmente in Italia grazie a Triskell Edizioni il 27 agosto 2018.

La Witt è autrice di grande successo con all’attivo quasi un centinaio di libri pubblicati, alcuni con il suo nome, altri sotto vari pseudonimi. È conosciuta in Italia solo per la sua magnifica produzione nel genere male to male, che è anche la più numerosa, quasi tutta contemporary. Questa volta non potevo assolutamente fami scappare Statico, che è un raro fantasy m/m di ambientazione distopica, che io adoro. Quindi eccomi qui, a parlarvi di un libro solo all’apparenza uguale a tanti altri, che mi ha riservato più di una sorpresa.

La trama inventata dall’autrice è semplice, nel complesso: nel mondo che abitiamo, da sempre, ai normali generi maschile e femminile se ne è affiancato un terzo, quello dei mutagenere, creature speciali dotate di una doppia identità, che possono cambiare il loro aspetto, mutando dalla forma femminile a quella maschile a loro piacimento. Lungo i secoli l’umanità si è macchiata delle peggiori nefandezze verso i mutagenere, uccisi da bambini nell’antichità, bruciati sul rogo dall’Inquisizione, costretti a rinnegare la loro vera natura.

Ora, nel ventunesimo secolo, cercano di vivere la loro dualità come persone normali, ma devono ancora subire abusi di ogni tipo a causa della loro diversità. Lavori ai quali non vengono ammessi, assicurazioni sanitarie che si rifiutano di coprire tutte le spese necessarie, pressioni sociali guidate da ferventi leader religiosi che li vorrebbero “statici” come la maggior parte della popolazione. Molti di loro scelgono di non fare mai coming out, ma rimangono nascosti nell’ombra, mostrando al mondo uno solo dei generi, per poi far uscire il secondo nell’intimità delle loro case.

Quello che mi preme farvi capire, e che la Witt ha sottolineato in più di un passaggio, è l’esigenza profonda dei mutagenere di cambiare: la loro identità è fatta da quella di un uomo e di una donna che sono imprescindibili l’uno dall’altra, e che si allineano con la forma esterna ogni volta che essi ne hanno bisogno. È straziante, per il mutagenere, aver bisogno di essere donna e non potersi trasformare, ma dover guardare allo specchio la sua forma maschile. Questa dualità profonda commuove il lettore e lo spinge a una riflessione sul tema della diversità e dell’identità, che fa di questo libro un romanzo imperdibile.

Alex Nichols, il protagonista principale del libro, è proprio un mutagenere che usa preferibilmente la sua forma femminile, attraverso cui lo conosce Damon, il suo compagno. Non ha mai avuto il coraggio di confessargli la sua diversità, per paura di perderlo. Proveniente da una famiglia orrenda che lo vede solo come un abominio, ha subito, fin dall’infanzia, insulti e recriminazioni, che negli ultimi anni sono sfociati nella chiara richiesta da parte dei genitori di diventare statico: sono stati messi sul mercato, infatti, dei dispositivi che, se impiantati nella schiena, inibiscono completamente la capacità di trasformazione. Ma Alex non vede il motivo di applicarne uno: è felice della sua doppia identità, e sente il profondo bisogno di passare da una all’altra. Unico suo rammarico è quello di non averlo mai confessato a Damon, per paura della sua reazione.

Tutto precipita quando i genitori, contro la sua volontà, lo drogano e lo operano abusivamente, impedendogli di trasformarsi e facendo cadere buona parte degli artifici, lavorativi e relazionali, dietro cui Alex si era nascosto. Non può più far finta di nulla, lo hanno costretto a fare outing, il re è nudo.

Damon lo trova il giorno dopo l’intervento, mentre sta malissimo, e, seppur sconvolto dalla sua scoperta, decide di stargli vicino e di aiutarlo nel difficile percorso che lo porterà alla denuncia dei genitori e al tentativo di riprendersi la sua vita. Serve un intervento per rimuover l’impianto, che è costosissimo e pieno di rischi, ma quale altra possibilità ha, Alex, bloccato nel corpo di un uomo che, per quanto senta suo, è incompleto? Damon si trova quindi, eterosessuale convinto, a stare a fianco di un uomo che sembra “occupare” il posto della donna che amava. Ma è davvero così?

Leggere questo libro e capirlo veramente richiede un atto di fede verso l’autrice, che io sono felicissima di aver fatto. Attraverso la storia di Alex e Damon il lettore entra di prepotenza in un mondo permeato di “bisogno di cambiamento”, ma lo fa in modo doloroso, attraverso le bugie di Alex, che parlano della paura di fare coming out davanti alla famiglia e in società. La sua necessità di mutare tra una forma e l’altra racconta il mondo vario e mutevole del queer e del transessualismo, dove non esiste un confine ben preciso tra chi si è e chi si vuole apparire, ma tutto è legato allo stato dell’anima, che si libra alta sopra la sostanza. Tanta parte del libro è dedicata alla difficile decisione che Alex deve prendere: farsi operare oppure no? Rischiare la vita per ciò che si desidera o accontentarsi di un’esistenza imperfetta ma comunque in salute? Nei suoi pensieri il lettore non può non scorgere l’eco delle voci dei ragazzi in cammino verso il cambiamento di genere, cammino difficile, lungo e spesso dagli esiti incerti.

Lungo tutto il romanzo l’accettazione che forse la staticità non sarà più reversibile, spettro sempre presente, spinge Damon a capire che ciò che cerca nel suo partner è “la persona che è dentro la forma” a prescindere da quale essa sia. L’amore non ha faccia, o forse questa volta ha davvero due facce, ben distinte ed entrambe amorevoli.

È stato commovente leggere i pensieri dei due protagonisti, entrambi disperati per ciò che hanno perso, ma entrambi decisi, dopo i primi tentennamenti, a salvare la loro relazione. Se il cambiamento di genere non sarà più possibile entrambi dovranno rinunciare a qualcosa, ma l’amore vince sempre, giusto?

Vi invito a leggere questo bellissimo romanzo con mente aperta, e a capire che l’elemento fantasy, questa volta, è stato usato come metafora per parlare di tutte quelle persone che vengono emarginate dalla società perché non sono “allineate” con il concetto di normalità, e per questo vengono escluse, derise, a volte torturate e uccise.

La diversità è la chiave che ci identifica come esseri umani, checché ne dica la politica o la religione: non esistono persone che hanno più diritto di altre di stare su questa terra, e Statico ci ricorda perché: se tutti fossimo più capaci di vedere oltre la forma fisica del nostro prossimo, e ci soffermassimo sul suo “essere persona” questo sarebbe di certo un mondo migliore.

 

 

Romanticamente Fantasy

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