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Recensione: Star Trek Discovery – 3×11-12

Su’Kal e C’è una marea… sono i titoli dell’undicesimo e del dodicesimo episodio della terza stagione Star Trek Discovery. Leggiamo insieme cosa ne pensa Scarlett e intanto qui potete trovare quello precedente. Buona lettura!

Star Trek Discovery

Progetto grafico a cura di Maria Grazia

Bentornati trekker e amanti della Fantascienza, eccoci giunti nel 2021, un’epoca che, quando andò in onda la prima puntata di Star Trek nel 1966, appariva davvero come un futuro remoto.

Star Trek Discovery - 3x11-12

Siamo arrivati quasi alla conclusione di questa nuova stagione di Discovery. Questa volta, viste le festività natalizie, recensirò direttamente due puntate. Vi ricordo, immancabilmente, che l’azione si è spostata novecentotrenta anni nel futuro rispetto alla stagione precedente, citando il classico motto della saga siamo: là dove nessuno è mai giunto prima.

I due episodi di cui vi parlo oggi sono strettamente collegati fra loro, visto che l’azione termina con un adrenalinico cliffhanger che ci fa scalpitare fino alla volta successiva. Ho già più volte sottolineato come questa nuova serie di Star Trek si discosti dalle altre anche a livello di struttura narrativa, i vecchi trekker sono abituati a episodi autoconclusivi, se pur inseriti in un contesto di ampio respiro con un tema centrale (la scoperta di nuove forme di vita e il conflitto coi Klingon, nella Classica; i Borg e la guerra contro i Romulani, nella Next Generation; la rinascita dopo l’occupazione dei Cardassiani, in Deep Space Nine, ecc…). Episodi, quindi, che lentamente portavano avanti il tema centrale ma che per gran parte di quei cinquanta minuti proponevano una storia che trovava la sua fine (l’iter classico è l’arrivo su un nuovo pianeta, l’incontro con gli alieni, un mistero da svelare). Discovery è invece costruita al contrario: poche storie autoconclusive (che io invece trovo così affascinanti e varie) e una lunga trama orizzontale che talvolta può risultare noiosa.

Queste due puntate sono state più interessanti rispetto ad altre che ho recensito, forse proprio perché la storia narrata mi ha riportata alla magia del pianeta inesplorato che nasconde misteri da svelare.

La location, stavolta, non è un pianeta ma un’astronave aliena, la dispersa nave kelpiana, che viene rintracciata dalla Discovery in una nebulosa che cela niente di meno che un pianeta costituito da dilitio, il famoso/famigerato materiale che ha permesso per secoli il viaggio a curvatura spaziale, e che ha poi decimato tutte le astronavi che lo usavano nel catastrofico boom definito Grande Fuoco, il mistero da svelare di questa terza stagione.

Michael Burnham e compagni ci portano all’interno dell’astronave, piombando in un mondo olografico vecchio di decenni costruito per crescere un bambino kelpiano, unico sopravvissuto, adattatosi al clima fortemente radioattivo.

Star Trek Discovery - 3x11-12

Da sottolineare la presenza di Doug Jones/Capitano Saru in veste umana, a causa del programma olografico, che ci permette di apprezzare maggiormente questo bravo attore, con la mimica facciale non più coperta dalla maschera da alieno kelpiano.

Star Trek Discovery - 3x11-12

Cupa e gotica l’atmosfera di questa dimensione olografica, come cupo è il bambino, il Su’Kal che dà il titolo alla puntata, ormai cresciuto, che ha avuto per compagni e maestri soltanto degli ologrammi creati dalla madre morente.

Michael (Sonequa Martin-Green), il dottor Culber (Wilson Cruz) e il capitano Saru (Doug Jones), dovranno fare una scelta drammatica che ci lascia con un altro cliffhanger, mentre la Discovery è attaccata dalla Catena Smeraldo al cui comando c’è il villain principale della stagione, la perfida aliena verde Osyraa.

Un po’ deludente la spiegazione (non del tutto ancora accredita) che la colpa del Grande Fuoco possa essere Su’Kal stesso, attendo di vedere se la teoria troverà maggiori conferme.

Il dodicesimo episodio si apre alla Mission Impossible, con Michael e Book (Davide Ajala) che, a bordo della navicella di lui, si lanciano verso l’hangar navette della Discovery, (ormai sotto il controllo della Catena Smeraldo, con equipaggio in ostaggio), pur di rientrare sull’astronave.

Non amo particolarmente il personaggio di Michael, credo che l’abbiano caratterizzata come una specie di messia, troppo spesso sembra l’unica in grado di risolvere la situazione. Ora si trasforma in una sorta di Rambo, unica libera su un’astronave in ostaggio, che però riesce a farsi accoltellare dal primo sgherro che incontra nel corridoio e poi si strascina stoicamente con la gamba grondante sangue e suggella la ferita col raggio del phaser. Diciamo che di Rambo e Terminator ce ne è stato uno nella storia del Cinema e tali dovrebbero restare.

Abbastanza deludente anche il primo comando di Tilly (Mary Wiseman), subentrata al posto di Saru, che riesce a far prendere l’astronave in ostaggio dopo pochi minuti.

Tuttavia, a parte lo sfoggio di Michael della sua incompetenza/coraggio e quello di Tilly che sembra una bambina messa in cattedra al posto del maestro, la puntata è interessante per il confronto tra l’Ammiraglio della Flotta Stellare e il villain Osyraa che dichiara di voler entrare a far parte della Federazione Unita dei Pianeti salvo poi prepararsi a scatenare l’armageddon quando una sua richiesta non viene accettata.

Star Trek Discovery - 3x11-12

Affascinante la scena finale, in cui l’intelligenza artificiale della Sfera, che tutti conosciamo dalla stagione precedente, si scarica nei robottini tuttofare dell’astronave e corre in aiuto degli ostaggi. Forse, loro ce la faranno.

Ancora poco affiatamento fra me e i personaggi, credo che il colpo di fulmine non scatterà più. Come già mi è successo con l’ultima trilogia di Star Wars, in cui, a parte i vecchi attori degli anni Settanta, il personaggio più interessante, per me, era il cattivo Kylo Ren, trovo più affascinante Osyraa (che avevamo visto dare in pasto a un mostro domestico, il proprio nipote deludente). Poco caratterizzato, ancora, il suo personaggio, che potrebbe assumere più spessore, come i classici nemici delle altre serie, anche se mi rendo conto che paragonare Khan a Osyraa sarebbe come paragonare un leone a una gazzella. Che dire, forse non esistono più le nemesi di una volta.

Effetti visivi, come sempre, a livelli cinematografici, soprattutto nel ricreare il mostro kelpiano che infesta il mondo olografico dell’undicesimo episodio.

In attesa dell’ultima puntata di stagione, vi auguro lunga vita e prosperità.

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Serena Oro

Serena Oro
Lilian Gold

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